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    bambole realdoll storie cover

    Mondivirtuali.it ha già parlato di come quelle che un tempo erano semplici “bambole gonfiabili” siano sempre più sofisticate e realistiche, come le RealDoll, evolutesi in RealBotix.

    Qualcuno anche in Italia (a Torino per la precisione) ha pensato di sfruttare questiprodotti per dare vita ad attività ricreative per adulti, per così dire, col marchio Lumidolls, già presente anche a Barcellona e a Mosca, anche se ha avuto qualche problema di tipo amministrativo.

    Le bambole di Everard Kunion

    ingegnere bambole realdoll cover

    Non avrei però pensato di scoprire che in Inghilterra un ingegnere scapolo 62enne, Everard Kunion, ha messo sù famiglia con nove di loro tra moglie, figlie e cognate in silicone.

    Kunion si era invaghito anni fa di una sua ex compagna di scuola, dopo 50 anni che non si frequentavano, finendo con lo sviluppare una vera e propria mania per la donna, nel frattempo sposatasi col signor Taylor.

    Alla fine un tribunale gli ha ingiunto di tenersi a debita distanza dalla donna e Kunion si è rassegnato all’idea di restare in compagnia solo delle sue “bambole di famiglia”.

    Kunion non è un caso isolato

    Quello di Everard Kunion non è neppure un caso così isolato: cercando in rete ho scoperto che in America un tale “Deerman” dopo aver perso di cancro la moglie e avendo constatato che le donne che gli piacevano non erano interessate a lui, dopo qualche anno ha finito per comprare una bambola simile a sua moglie, di nome Erica.

    Oppure c’è Phil, che ha smesso di fumare per un anno per potersi permettere (queste bambole non costano mai meno di 1.000 sterline/dollari)
    la sua bambola Jessica. Phil si rende perfettamente conto che è una bambola, ma semplicemente non gli importa cosa pensa la gente della sua scelta di stile di vita.

    Alla fine i casi emersi sono stati così numerosi che una fotografa olandese,
    Benita Marcussen, ha deciso di realizzare una serie di scatti dedicati a Uomini e Bambole (Men and Dolls). Ma non sono solo gli uomini a gradire la compagnia di una bambola per adulti.

    Bambole anche per signore

    Angela, ad esempio, ha comprato la sua prima bambola, Anna, nel 2014 e possiede due facce di ricambio per la sua amica, in modo da poter cambiare il suo look e la sua personalità a seconda delle circostanze.

    Non è detto che il caso di Angela sia così raro, ma in generale la comunità di possessori di bambole per adulti è molto prudente e tende a non farsi conoscere per cui è impossibile dire quanti al mondo, sia uomini sia donne, abbiano ormai come unici compagni di vita una o più bambole.

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      Pimax 8K VR cover

      L’attesa è finita: Pimax, azienda cinese di cui già parlammo che sviluppa visori per realtà virtuale, ha prima avviato i pre-ordini e da qualche giorno lanciato ufficialmente sul mercato i suoi due visori 8K e 5K Plus (oltre ad una ulteriore versione del 5K, la “Business Edition” o 5K BE).

      Tutti i prezzi dei visori VR

      I prezzi non sono propriamente economici: 900 dollari per il visore 8K, 700 dollari per il 5K Plus e ben 1.000 dollari per il 5K BE. Per fare un paragone, Htc Vive Pro costa 800 dollari, Htc Vive 500 dollari, Oculus Rift costa 600 dollari, Oculus Quest 400 dollari e Oculus Go 200 dollari, Playstation VR costa 500 dollari.

      Tempi di spedizione

      Quanto ai tempi di consegna, mentre gli esemplari prenotati in fase di pre-ordine saranno spediti nella seconda metà di gennaio 2019, quindi circa 90 giorni dopo il pre-ordine, gli esemplari ordinati da adesso in poi dovrebbero essere spediti a partire da metà febbraio in poi (e comunque dopo che saranno stati consegnati tutti gli esemplari spediti agli aderenti della campagna su Kickstarter e poi tutti gli esemplari dei pre-ordini).

      Pimax 8k Kickstarter

      Su Kickstarter è stato un successo

      Pimax 8K è stato sviluppato grazie ai fondi raccolti dalla più fortunata campagna su Kickstarter di sempre (4,236 milioni di dollari raccolti nel 2017), mentre Pimax 5K BE è stato offerto ai sostenitori della campagna al posto del 5K come inizialmente previsto. Di seguito le specifiche tecniche dei due nuovi visori di Pimax.

      Specifiche tecniche Pimax 8K e 5K Plus

      Pimax 8K

      • Schermi: Clpl (Customized low persistence liquid)
      • Risoluzione: 3.840 × 2.160 per schermo (7.680 × 2.160 totali), equivalenti a 2 schermi in 4K
      • Input content: migliorata da 2.560 × 1.440
      • Latenza motion to photon: <15ms
      • Refresh Rate: 80 Hz con supporto Brainwarp
      • Campo visivo (Fov): circa 200 gradi in diagonale
      • Audio: jack audio da 3,5mm, microfono integrato
      • Output: Usb 2.0/3.0, DP 1.4
      • Tracking: SteamVR 1.0 e 2.0
      • Contenuti: tutti quelli in SteamVR e Oculus Home
      • Regolazione: cinghia per cuffia regolabile (fascetta di lusso opzionale), regolazione IPD, cornice VR
      • Gpu minima raccomandata: Nvidia GeForce GTX 1080Ti e AMD equivalenti o superiori

      Pimax 5K Plus

      • Schermi: Clpl (Customized low persistence liquid)
      • Risoluzione: 2.560 × 1.440 per schermo (5.120 × 1.440 totali), equivalente a QHD
      • Input content: nativa 2.560 × 1.440
      • Latenza motion to photon: <15ms
      • Refresh Rate: 90 Hz con supporto Brainwarp
      • Campo visivo (Fov): circa 200 gradi in diagonale
      • Audio: jack audio da 3,5mm, microfono integrato
      • Output: Usb 2.0/3.0, DP 1.4
      • Tracking: SteamVR 1.0 e 2.0
      • Contenuti: tutti quelli in SteamVR e Oculus Home
      • Regolazione: cinghia per cuffia regolabile (fascetta di lusso opzionale), regolazione IPD, cornice VR
      • Gpu minima raccomandata: Nvidia GeForce GTX GTX 1070 e AMD equivalenti o superiori

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        megattera

        Un progetto di Huawei in collaborazione con Wwf Italia utilizza vocalizzi per creare una canzone. Lo ha riferito l’agenzia di stampa Ansa, spiegando come il canto d’amore delle megattere diventi una melodia comprensibile all’orecchio umano grazie all’uso dell’intelligenza artificiale (AI).

        The frequency of love

        Il progetto sperimentale si chiama “The Frequency of Love” ed è firmato da Huawei con la collaborazione scientifica del Wwf Italia. La compagnia cinese ha insegnato al modello AI del Mate 20 Pro – l’ultimo smartphone top di gamma dell’azienda cinese – a riconoscere le frequenze dei vocalizzi di questi cetacei nella fase del corteggiamento, e a collegarle a una progressione armonica.

        Canti delle megattere diventano canzoni

        I canti d’amore dei maschi delle megattere – che durano tra i 10 e i 20 minuti e sono ripetuti per diverse ore – non sono apprezzabili appieno dall’orecchio umano ma sono organizzati come le canzoni con note, strofe e motivi, spiegano gli autori del progetto, secondo cui “la loro potente lirica, una volta trasformata in musica, si rivela come canzone: il racconto orecchiabile e piacevole della loro storia d’amore“.

        Huawei mate 20 pro megattere

        App realizzata ad hoc per l’esperimento

        A livello tecnico, la trasformazione del canto in suono avviene attraverso un’applicazione realizzata ad hoc: l’app registra il canto e l’intelligenza artificiale identifica i singoli versi degli animali, poi collega automaticamente il singolo verso a una progressione armonica che rispecchia per ritmo il canto della megattera e, da ultimo, crea e riproduce una melodia ispirata al canto originale.

        Ricerca svolta presso il santuario di Pelagos

        Il progetto è stato realizzato con gli esperti del Wwf, che Huawei sta sostenendo nella salvaguardia dei cetacei nel santuario Pelagos, area marina protetta di 87.500 km quadrati nel Mediterraneo frutto dell’accordo tra Italia, Francia e Principato di Monaco. Nella sua pagina Facebook, Huawei Italia ha infatti iniziato una raccolta di donazioni in favore del Wwf. Se volete, date un’occhiata e contribuite anche voi!

        Source: Ansa tecnologia

        Link all’articolo originale: http://www.ansa.it/sito/notizie/tecnologia/hitech/2018/11/14/con-ai-canto-megattere-diventa-musica_00cc89c1-fbb1-45ab-b793-ad7839ac3af3.html

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          Dna test cover

          C’è un piccolo sito web, messo su da due pensionati americani in Florida, che sta diventando il principale strumento della polizia per risolvere delitti irrisolti da anni; e che promette, o minaccia, di farci ritrovare tutti i nostri parenti, fino ai cugini di terzo grado pare.

          Si chiama GEDMatch ed è stato lanciato nel 2010 da Curtis Rogers e John Olson. I due avevano in mente di offrire un servizio ai tantissimi americani e non solo che a partire più o meno dal 2006 si sono fatti fare l’analisi del Dna.

          In quei giorni nascevano qui e lì startup che in cambio di poche decine di dollari e della tua saliva infilata in qualche modo in una provetta, ti mandavano a casa il racconto del codice genetico. Chi siamo davvero. Per farci cosa?

          GEDMatch

          A cosa può servire l’esame del Dna

          Per capire se c’era una predisposizione genetica a qualche malattia, per esempio; o se c’era una intolleranza che consigliava una diversa alimentazione in modo da dimagrire più facilmente; o anche scoprire il complesso – quasi sempre variegato – di popoli da cui ciascuno di noi discende (in questi giorni negli Stati Uniti si discute parecchio delle origini indiane – dieci generazioni fa – della senatrice Elizabeth Warren, per dire).

          Dal lancio di GEDMatch sono passati otto anni, e un milione di persone circa ha caricato il proprio profilo genetico sul sito per scoprire l’albero genealogico di famiglia. Il sito è parecchio rudimentale ma c’è dietro un algoritmo interessante che nei giorni scorsi ha fatto dire ad un paio di ricercatori di una grande rivista scientifica che nel giro di tre anni tutti gli americani con avi europei saranno in qualche modo identificabili attraverso il codice genetico.

          GEDMatch logo

          Con GEDMatch arrestati 15 stupratori e seriel killer

          Impressionante. E non privo di delicati aspetti legali. Ma il motivo per cui se ne parla adesso è che GEDMatch è stato usato dalla polizia per arrestare una quindicina di stupratori e killer seriali che l’avevano fatta franca tanti anni fa.

          L’ultimo, il killer del Golden State, cioè della California, avrebbe commesso una dozzina di omicidi e cinquanta stupri fra il 1976 e il 1986. Il Dna trovato su una delle vittime ha consentito di individuare il sospetto e, dopo ulteriori verifiche, di arrestarlo nella sua casa di Sacramento.

          Source: Agi innovazione

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            carne vegetale 3D cover

            Lui è un bioingegnere italiano, Giuseppe Scionti, ha 31 anni e da tre anni è docente e ricercatore al  Politecnico della Catalogna, a Barcellona. Giuseppe aveva un sogno: trovare un’alternativa alla carne animale per ridurre le emissioni di gas serra prodotte dagli allevamenti (che per chi non lo sapesse rappresentano il 15% di tutte le emissioni prodotte dall’uomo).

            Una tecnologia rivoluzionaria

            Ora quel sogno è diventato realtà: Scionti ha infatti inventato e brevettato una tecnologia che permette di “stampare” carne vegetale in 3D con la consistenza e le proprietà nutrizionali della carne animale, usando solo ingredienti naturali non di origine animale e una speciale stampante 3D. Il metodo è stato mostrato di recente in una conferenza stampa organizzata dallo stesso Centro di Ricerca per l’Ingegneria Biomedica di Barcellona dove lavora il ricercatore italiano.

            Il primo prototipo di “carne vegetale” è stato creato utilizzando una stampante 3D, adattata poi appositamente per il ricercatore dall’istituto tecnologico Cim-Upc, come ha raccontato lo stesso Scionti, già co-autore nel 2014 di un brevetto per lo sviluppo di biomateriali “smart” contenenti nanoparticelle magnetiche.

            carne vegetale 3D Scionti

            Produrre carne solo uso alimentare è più economico

            Produrre carne in laboratorio a partire da colture cellulari animali è stato un processo utilizzato sinora per ottenere un muscolo reale in un ambiente sterile. Scionti ha notato come riprodurre un muscolo in grado di contrarsi e funzionare come un muscolo animale reale richiede un consumo energetico, economico e ambientale molto più elevato di quello che serve per creare una carne con “solo” il sapore, la consistenza e le proprietà nutrizionali di quella reale.

            Dunque “produrre carne solo per essere mangiata è un cambio di paradigma fondamentale, che permetterà di spendere meno risorse a livello planetario” ha sottolineato il ricercatore premettendo che il brevetto per la carne vegetale sarà utilizzato non solo per creare un’alternativa alla carne animale che comporti benefici per l’ambiente, ma per contrastare la mancanza di aminoacidi essenziali, minerali e vitamine necessari ad una dieta equilibrata.

            Carne vegetale 3D

            Carne stampata in 3D potrà sfamare il mondo

            Attualmente Scionti con la sua tecnologia è in grado di “stampare” fino a 100 grammi di carne in mezzora al costo di due euro, ma il brevetto è pensato per potersi adattare a un processo industriale su larga scala che consentirà di ridurre tempi e costi di produzione di 10 volte. Tra l’altro, ha aggiunto il ricercatore italiano, la carne stampata in 3D può essere pastorizzata e confezionata per essere immagazzinata e spedita in zone attualmente poco accessibili.

            Stiamo anche valutando la possibilità di incorporare farmaci specifici agli alimenti prodotti, per essere d’aiuto anche in quelle aree del mondo dove sono presenti malattie endemiche” ha aggiunto Scionti. Un’ottima notizia visto che l’allevamento su larga scala già oggi non appare più sostenibile dato che a parità di calorie l’allevamento animale richiede un terreno settanta volte più vasto di quello necessario a coltivare frutta e verdura e che il bestiame utilizza il 30% di tutta la terra coltivabile e oltre il 25% dell’acqua dolce del pianeta.

            Per questo, ha concluso il ricercatore, “trovare un altro modo di produrre cibo sano, economico e che contenga tutti i nutrienti fondamentali, potrà servire a gestire meglio le risorse di cibo del nostro pianeta a livello globale”. Noi lo speriamo vivamente: se voi volete sapere come andrà a finire, continuate a seguire Mondivirtuali.it, anche tramite il nostro account su Twitter e la nostra fanpage su Facebook (ma ricordate: Mondivirtuali è anche su Flickr, su Pinterest, su Scoop.it e su Paper.li, oltre che su Youtube) e magari iscrivetevi alla nostra newsletter!

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              Drone Rescue Network cover

              Avrà sede in Italia il primo network di operatori e piloti di droni destinato a realizzare una rete di pronto impiego di Aeromobili a pilotaggio remoto (Apr, droni appunto) a supporto delle attività di soccorso sia ordinario che per medio-macro emergenze. Si tratta del primo esperimento strutturato al livello mondiale ed è stato appena presentato ufficialmente a Piacenza, alla presenza di oltre 120 tra piloti certificati e operatori specializzati provenienti da tutta Italia.

              Nella convention di presentazione, sono stati esposti alcuni aeromobili speciali destinati proprio alle attività di soccorso, e sono stati resi noti i componenti del consiglio direttivo e gli organi sociali nazionali e delle varie regioni che hanno già aderito al network.

              Presentato il drone AbZero

              Nel corso della giornata è tato anche presentato, per la prima volta a livello nazionale, il drone AbZero, unico aeromobile in Europa dedicato al trasporto certificato del sangue, da ospedale ad ospedale, con voli automatici ed è stato anche effettuato un volo dimostrativo di trasporto di sangue urgente, in collaborazione con la Ausl di Piacenza.

              Il volo è stato seguito dall’alto dal drone del sistema Sara di Topview, recentemente testato in Polonia e destinato alle operazioni di monitoraggio diurno e notturno in mare, per portare soccorso a persone in difficoltà; il tutto con trasmissione in diretta delle immagini nella sala della convention dove è stato allestito un centro di comando e controllo collegato via radio con le postazioni esterne.

              abzero drone

              Supporto sul campo a forze di sicurezza e soccorso

              Il network ha come mission quella di dare un supporto “sul campo” alle forze di sicurezza e soccorso:

              • ricerca di persone scomparse con termocamere,
              • supervisione dall’alto di incidenti stradali o ferroviari
              • controllo degli incendi al monitoraggio delle frane
              • ispezione preventiva di strutture alla documentazione forense post-evento
              • interventi in emergenza per terremoti ed alluvioni al trasporto di ripetitori telefonici e sistemi di amplificazione per comunicare con la popolazione
              • trasporto del sangue a quello dei medicinali.

              Una rete di professionisti che si muoveranno secondo protocolli di intervento studiati e standardizzati, inseriti adeguatamente nei sistemi locali, nazionali ed internazionali di gestione del soccorso e delle medio-macro emergenze, ma non solo.

              Il Rescue Drones Network (nome scelto per la nuova realtà associativa) sarà anche un incubatore per favorire la ricerca e l’applicazione di tecnologie innovative nel campo del soccorso e l’ingresso da subito di progetti come quelli citati sopra rappresenta un esempio molto concreto. Sono già coperte capillarmente tutte le regioni italiane, con centinaia di operatori volontari che metteranno a disposizione non solo competenze di alto livello ma anche sofisticati equipaggiamenti di pronto impiego.

              Quello che nascerà sabato è il primo gruppo di operatori del settore ben strutturato al livello mondiale – ha detto l’ideatore e promotore del progetto, Gian Francesco Tiramaniil prossimo gennaio contiamo di presentare il nostro network anche a Madrid, nel corso della conferenza dell’aviazione civile”.

              Source: Agi innovazione

              Tim Cook Apple VR AR

              Sessioni di coding gratuite agli Apple Store

              Apple offrirà 2 mila sessioni gratuite di coding, almeno una sessione gratuita ogni giorno in ogni Apple Store del Vecchio Continente, durante la Settimana Europea della Programmazione (Eu Code Week ), in programma dal 6 al 21 ottobre. A comunicarlo la società di Cupertino, che includerà nell’iniziativa sessioni di coding aperte a tutti, progettate secondo diversi livelli di competenza e con l’obiettivo di aiutare ad imparare a programmare.

              Cook: coding competenza fondamentale

              Il coding è una competenza fondamentale che dà alle persone di tutte le età la possibilità di creare e condividere le proprie idee con il mondo – ha dichiarato il Ceo di Apple Tim CookApple crede da tempo che il codice sia il linguaggio del futuro e abbiamo creato una serie di strumenti per renderlo divertente e accessibile a tutti. Siamo entusiasti di offrire migliaia di sessioni negli store Apple per la EU Code Week, e non vediamo l’ora di condividere il nostro amore per la programmazione con giovani e insegnanti in tutta Europa“.

              Sfida Swift Playgrounds

              Durante la Eu Code Week verrà anche proposta una nuova sfida di Swift Playgrounds (Swift è il linguaggio di programmazione di Apple), chiamata Macchina del codice, progettata per i programmatori alle prime armi, mentre gli sviluppatori più esperti possono mettere alla prova le loro abilità con la sfida App Development with Swift o una sfida Swift in Xcode.

              Un impegno nella formazione digitale che, fa sapere la società, non si limita alla Eu Code Week, ma copre tutto l’anno, con sessioni di coding nell’ambito del programma Today at Apple, cui hanno preso parte 75 mila persone, per un totale di 14 mila sessioni di coding presso gli store Apple in Europa.

              L’impegno di Apple nelle scuole

              Negli istituti di istruzione superiori e nelle scuole professionali in tutta Europa, Apple fornisce poi agli studenti gli strumenti per creare le proprie app e acquisire le competenze necessarie per le moderne figure professionali che ruotano intorno ad iOS. Gli studenti possono anche certificare le loro conoscenze attraverso il programma App Development with Swift Certification, dopo aver completato il corso della durata di un anno.

              La tecnologia è uno dei settori in più rapida crescita in Europa e i dati della Commissione Europea mostrano che 9 posti di lavoro su 10 in futuro richiederanno competenze digitali. Secondo di dati di Cupertino, attualmente in Europa sono 1,5 milioni i posti di lavoro attribuibili alla crescita dell’economia delle app iOS di Apple.

              Source: Agi innovazione

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              Intelligenza artificiale startup cover

              Non tutta l’intelligenza artificiale viene per nuocere. In parte serve anche per guarire: o almeno per aumentare le chance di riuscirci.

              Sono circa 2 mila i pazienti, in 50 ospedali intorno al mondo, i cui referti ogni giorno vengono esaminati anche dal software di Aidoc: start up israeliana nata nel 2016 da Elad Walach, Michael Braginsky e Guy Reiner e specializzata nell’uso di intelligenza artificiale (AI) per esaminare radiografie. Con un tasso di esattezza pari al 98% nel rilevare emorragie intracraniche, la specialità del sistema di Aidoc.

              Diagnosi più veloci ed errori ridotti della metà se l'intelligenza artificiale legge le radiografie

              La storia – che potrebbe essere inquietante se Walach non spiegasse subito che “il nostro sistema non sostituisce gli umani, ma si somma al loro lavoro, per offrire un aiuto in più” – inizia un decennio fa, nel ministero della Difesa israeliana: sostanzialmente, il posto dove si sperimentano le tecnologie più evolute al mondo.

              E più precisamente nel programma Talpiot, che seleziona ogni anno 30 giovanissimi candidati particolarmente promettenti disposti a firmare per essere formati per diventare “Technology leader”.

              Ognuno dei prescelti deve dedicare alla missione un decennio intero, durante il quale riceve un addestramento in informatica, con diverse specializzazioni: “Io ho studiato intelligenza artificiale fino a diventare capo del dipartimento AI delle forze aeree israeliane”, racconta Walach, oggi trentenne e chief technology officer della società, con alle spalle un’adolescenza trascorsa a scrivere algoritmi e a interessarsi a software, macchine intelligenti e affini.

              Dopo essersi conosciuti nel programma per talenti dell’esercito, i tre i fondatori di Aidoc hanno cercato di capire come indirizzare le conoscenze acquisite in ambito civile: “Volevamo trovare un campo di applicazione che aiutasse le persone e la sanità ci pareva interessante. Ci abbiamo studiato sopra e abbiamo capito che la radiologia era uno dei settori più promettenti. Negli ultimi anni è infatti aumentato del 75% il numero di esami radiologici a cui viene sottoposto ogni paziente, ma il numero dei dottori in grado di leggerli è rimasto uguale, se non diminuito”.

              I tre hanno così creato un sistema specializzato in patologie critiche, tecnicamente definito “decision support system” perché fornisce supporto ai dottori offrendo loro “un terzo occhio, una verifica ulteriore”, spiega Walach.

              Il cervello artificiale è stato nutrito con centinaia di migliaia di immagini di referti, ai quali venivano associate informazioni su quali fossero le condizioni del paziente; finché il sistema non è stato in grado di iniziare a valutare le radiografie che gli venivano sottoposte e di imparare dalle nuove casistiche che si presentano via: un esempio tipico di machine learning, macchine che apprendono da sole.

              Oggi siamo specializzati nel rilevare i problemi, come le emorragie cerebrali o fratture nella colonna verbale, le cui possibilità di risoluzione dipendono enormemente dalla capacità di essere riscontrati in tempo”.

              Walach snocciola statistiche confortanti, secondo cui grazie all’introduzione dell’intelligenza artificiale di Aidoc i tempi di diagnosi si sono ridotti del 60%, il numero di errori del 50% e le dimissioni dei pazienti avvengono conseguentemente più velocemente, con il 20% di tempo ospedaliero risparmiato. Quanto costi il software, che si scarica sulle macchine degli ospedali, non è dato sapere.

              Non posso entrare nel dettaglio, ma questo tipo di tecnologia ha un ritorno sugli investimenti chiarissimo, perché si riducono i costi legati ai ritardi e ai possibili errori, il che si traduce in maggiori ricavi per gli ospedali”. O, per lo Stato, nel caso auspicabile in cui la sanità pubblica possa interessarsi ai nuovi sistemi. Cosa cheinizia ad accadere anche in Italia, dove Aidoc ha avviato contatti che Walach definisce “interessanti”.

              I numeri finora sembrano dimostrare la validità dell’idea dei tre israeliani. Non sono quelli snocciolati dal boss, ma anche quelli del mercato: la start up, con sede a Tel Aviv, è cresciuta in due anni fino a 40 dipendenti e ha raccolto 13 milioni di dollari in due successivi round di investimenti.

              Certo, briciole in confronto alle cifre girate negli anni passati nel campo di altri servizi governati dall’AI come le auto senza conducente, o in certe start up della gig economy: eppure il primo serio round di Uber, nel 2011, raccolse 11 milioni di dollari; in quello successivo si passò a 37 e di lì in poi divennero colpi da mezzo miliardo.

              Ma non è un caso se i big del tech stiano tutti aprendo dipartimenti di AI in Israele, perché – spiega ancora Walach – a Tel Aviv sono praticamente imbattibili nel campo delle applicazioni pratiche. E proprio queste potrebbero in un futuro portare a scenari totalmente nuovi.

              Penso che l’AI inizi a essere in grado di formare se stessa. All’inizio stava a noi insegnare al computer cosa fare: ora costruisci un cervello e lui impara da solo. Nel futuro possiamo immaginare una macchina che costruisca da sola anche questi cervelli”.

              Un futuro distopico, in cui le macchine saranno prima o poi in grado di prendere il sopravvento (e, tra le altre cose, anche di rimpiazzare del tutto i radiologi)? Secondo il giovane israeliano, finito nella lista stilata da Forbes dei 300 più “influenti under 30 al mondo”, assolutamente no.

              L’AI è brava nell’eseguire compiti specifici, ma gli umani hanno una visione globale, olistica, non rimpiazzabile. E i radiologi non guardano solo alle immagini, ma sono parte di un team: per essere parte di un gruppo serve un essere umano. Nel prossimo decennio, insomma, non vedo rivoluzioni”.

              Certo, prosegue, “non so cosa possa succedere dopo perché le cose cambiano molto in fretta, ma fatico a credere che un cervello artificiale possa crescere fino ad arrivare ad avere ambizioni proprie e a prendere il sopravvento. E comunque non è questo quello che noi gli stiamo insegnando”.

              Source: Business Insider Italia

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