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    Dna test cover

    C’è un piccolo sito web, messo su da due pensionati americani in Florida, che sta diventando il principale strumento della polizia per risolvere delitti irrisolti da anni; e che promette, o minaccia, di farci ritrovare tutti i nostri parenti, fino ai cugini di terzo grado pare.

    Si chiama GEDMatch ed è stato lanciato nel 2010 da Curtis Rogers e John Olson. I due avevano in mente di offrire un servizio ai tantissimi americani e non solo che a partire più o meno dal 2006 si sono fatti fare l’analisi del Dna.

    In quei giorni nascevano qui e lì startup che in cambio di poche decine di dollari e della tua saliva infilata in qualche modo in una provetta, ti mandavano a casa il racconto del codice genetico. Chi siamo davvero. Per farci cosa?

    GEDMatch

    A cosa può servire l’esame del Dna

    Per capire se c’era una predisposizione genetica a qualche malattia, per esempio; o se c’era una intolleranza che consigliava una diversa alimentazione in modo da dimagrire più facilmente; o anche scoprire il complesso – quasi sempre variegato – di popoli da cui ciascuno di noi discende (in questi giorni negli Stati Uniti si discute parecchio delle origini indiane – dieci generazioni fa – della senatrice Elizabeth Warren, per dire).

    Dal lancio di GEDMatch sono passati otto anni, e un milione di persone circa ha caricato il proprio profilo genetico sul sito per scoprire l’albero genealogico di famiglia. Il sito è parecchio rudimentale ma c’è dietro un algoritmo interessante che nei giorni scorsi ha fatto dire ad un paio di ricercatori di una grande rivista scientifica che nel giro di tre anni tutti gli americani con avi europei saranno in qualche modo identificabili attraverso il codice genetico.

    GEDMatch logo

    Con GEDMatch arrestati 15 stupratori e seriel killer

    Impressionante. E non privo di delicati aspetti legali. Ma il motivo per cui se ne parla adesso è che GEDMatch è stato usato dalla polizia per arrestare una quindicina di stupratori e killer seriali che l’avevano fatta franca tanti anni fa.

    L’ultimo, il killer del Golden State, cioè della California, avrebbe commesso una dozzina di omicidi e cinquanta stupri fra il 1976 e il 1986. Il Dna trovato su una delle vittime ha consentito di individuare il sospetto e, dopo ulteriori verifiche, di arrestarlo nella sua casa di Sacramento.

    Source: Agi innovazione

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      carne vegetale 3D cover

      Lui è un bioingegnere italiano, Giuseppe Scionti, ha 31 anni e da tre anni è docente e ricercatore al  Politecnico della Catalogna, a Barcellona. Giuseppe aveva un sogno: trovare un’alternativa alla carne animale per ridurre le emissioni di gas serra prodotte dagli allevamenti (che per chi non lo sapesse rappresentano il 15% di tutte le emissioni prodotte dall’uomo).

      Una tecnologia rivoluzionaria

      Ora quel sogno è diventato realtà: Scionti ha infatti inventato e brevettato una tecnologia che permette di “stampare” carne vegetale in 3D con la consistenza e le proprietà nutrizionali della carne animale, usando solo ingredienti naturali non di origine animale e una speciale stampante 3D. Il metodo è stato mostrato di recente in una conferenza stampa organizzata dallo stesso Centro di Ricerca per l’Ingegneria Biomedica di Barcellona dove lavora il ricercatore italiano.

      Il primo prototipo di “carne vegetale” è stato creato utilizzando una stampante 3D, adattata poi appositamente per il ricercatore dall’istituto tecnologico Cim-Upc, come ha raccontato lo stesso Scionti, già co-autore nel 2014 di un brevetto per lo sviluppo di biomateriali “smart” contenenti nanoparticelle magnetiche.

      carne vegetale 3D Scionti

      Produrre carne solo uso alimentare è più economico

      Produrre carne in laboratorio a partire da colture cellulari animali è stato un processo utilizzato sinora per ottenere un muscolo reale in un ambiente sterile. Scionti ha notato come riprodurre un muscolo in grado di contrarsi e funzionare come un muscolo animale reale richiede un consumo energetico, economico e ambientale molto più elevato di quello che serve per creare una carne con “solo” il sapore, la consistenza e le proprietà nutrizionali di quella reale.

      Dunque “produrre carne solo per essere mangiata è un cambio di paradigma fondamentale, che permetterà di spendere meno risorse a livello planetario” ha sottolineato il ricercatore premettendo che il brevetto per la carne vegetale sarà utilizzato non solo per creare un’alternativa alla carne animale che comporti benefici per l’ambiente, ma per contrastare la mancanza di aminoacidi essenziali, minerali e vitamine necessari ad una dieta equilibrata.

      Carne vegetale 3D

      Carne stampata in 3D potrà sfamare il mondo

      Attualmente Scionti con la sua tecnologia è in grado di “stampare” fino a 100 grammi di carne in mezzora al costo di due euro, ma il brevetto è pensato per potersi adattare a un processo industriale su larga scala che consentirà di ridurre tempi e costi di produzione di 10 volte. Tra l’altro, ha aggiunto il ricercatore italiano, la carne stampata in 3D può essere pastorizzata e confezionata per essere immagazzinata e spedita in zone attualmente poco accessibili.

      Stiamo anche valutando la possibilità di incorporare farmaci specifici agli alimenti prodotti, per essere d’aiuto anche in quelle aree del mondo dove sono presenti malattie endemiche” ha aggiunto Scionti. Un’ottima notizia visto che l’allevamento su larga scala già oggi non appare più sostenibile dato che a parità di calorie l’allevamento animale richiede un terreno settanta volte più vasto di quello necessario a coltivare frutta e verdura e che il bestiame utilizza il 30% di tutta la terra coltivabile e oltre il 25% dell’acqua dolce del pianeta.

      Per questo, ha concluso il ricercatore, “trovare un altro modo di produrre cibo sano, economico e che contenga tutti i nutrienti fondamentali, potrà servire a gestire meglio le risorse di cibo del nostro pianeta a livello globale”. Noi lo speriamo vivamente: se voi volete sapere come andrà a finire, continuate a seguire Mondivirtuali.it, anche tramite il nostro account su Twitter e la nostra fanpage su Facebook (ma ricordate: Mondivirtuali è anche su Flickr, su Pinterest, su Scoop.it e su Paper.li, oltre che su Youtube) e magari iscrivetevi alla nostra newsletter!

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        Drone Rescue Network cover

        Avrà sede in Italia il primo network di operatori e piloti di droni destinato a realizzare una rete di pronto impiego di Aeromobili a pilotaggio remoto (Apr, droni appunto) a supporto delle attività di soccorso sia ordinario che per medio-macro emergenze. Si tratta del primo esperimento strutturato al livello mondiale ed è stato appena presentato ufficialmente a Piacenza, alla presenza di oltre 120 tra piloti certificati e operatori specializzati provenienti da tutta Italia.

        Nella convention di presentazione, sono stati esposti alcuni aeromobili speciali destinati proprio alle attività di soccorso, e sono stati resi noti i componenti del consiglio direttivo e gli organi sociali nazionali e delle varie regioni che hanno già aderito al network.

        Presentato il drone AbZero

        Nel corso della giornata è tato anche presentato, per la prima volta a livello nazionale, il drone AbZero, unico aeromobile in Europa dedicato al trasporto certificato del sangue, da ospedale ad ospedale, con voli automatici ed è stato anche effettuato un volo dimostrativo di trasporto di sangue urgente, in collaborazione con la Ausl di Piacenza.

        Il volo è stato seguito dall’alto dal drone del sistema Sara di Topview, recentemente testato in Polonia e destinato alle operazioni di monitoraggio diurno e notturno in mare, per portare soccorso a persone in difficoltà; il tutto con trasmissione in diretta delle immagini nella sala della convention dove è stato allestito un centro di comando e controllo collegato via radio con le postazioni esterne.

        abzero drone

        Supporto sul campo a forze di sicurezza e soccorso

        Il network ha come mission quella di dare un supporto “sul campo” alle forze di sicurezza e soccorso:

        • ricerca di persone scomparse con termocamere,
        • supervisione dall’alto di incidenti stradali o ferroviari
        • controllo degli incendi al monitoraggio delle frane
        • ispezione preventiva di strutture alla documentazione forense post-evento
        • interventi in emergenza per terremoti ed alluvioni al trasporto di ripetitori telefonici e sistemi di amplificazione per comunicare con la popolazione
        • trasporto del sangue a quello dei medicinali.

        Una rete di professionisti che si muoveranno secondo protocolli di intervento studiati e standardizzati, inseriti adeguatamente nei sistemi locali, nazionali ed internazionali di gestione del soccorso e delle medio-macro emergenze, ma non solo.

        Il Rescue Drones Network (nome scelto per la nuova realtà associativa) sarà anche un incubatore per favorire la ricerca e l’applicazione di tecnologie innovative nel campo del soccorso e l’ingresso da subito di progetti come quelli citati sopra rappresenta un esempio molto concreto. Sono già coperte capillarmente tutte le regioni italiane, con centinaia di operatori volontari che metteranno a disposizione non solo competenze di alto livello ma anche sofisticati equipaggiamenti di pronto impiego.

        Quello che nascerà sabato è il primo gruppo di operatori del settore ben strutturato al livello mondiale – ha detto l’ideatore e promotore del progetto, Gian Francesco Tiramaniil prossimo gennaio contiamo di presentare il nostro network anche a Madrid, nel corso della conferenza dell’aviazione civile”.

        Source: Agi innovazione

        Tim Cook Apple VR AR

        Sessioni di coding gratuite agli Apple Store

        Apple offrirà 2 mila sessioni gratuite di coding, almeno una sessione gratuita ogni giorno in ogni Apple Store del Vecchio Continente, durante la Settimana Europea della Programmazione (Eu Code Week ), in programma dal 6 al 21 ottobre. A comunicarlo la società di Cupertino, che includerà nell’iniziativa sessioni di coding aperte a tutti, progettate secondo diversi livelli di competenza e con l’obiettivo di aiutare ad imparare a programmare.

        Cook: coding competenza fondamentale

        Il coding è una competenza fondamentale che dà alle persone di tutte le età la possibilità di creare e condividere le proprie idee con il mondo – ha dichiarato il Ceo di Apple Tim CookApple crede da tempo che il codice sia il linguaggio del futuro e abbiamo creato una serie di strumenti per renderlo divertente e accessibile a tutti. Siamo entusiasti di offrire migliaia di sessioni negli store Apple per la EU Code Week, e non vediamo l’ora di condividere il nostro amore per la programmazione con giovani e insegnanti in tutta Europa“.

        Sfida Swift Playgrounds

        Durante la Eu Code Week verrà anche proposta una nuova sfida di Swift Playgrounds (Swift è il linguaggio di programmazione di Apple), chiamata Macchina del codice, progettata per i programmatori alle prime armi, mentre gli sviluppatori più esperti possono mettere alla prova le loro abilità con la sfida App Development with Swift o una sfida Swift in Xcode.

        Un impegno nella formazione digitale che, fa sapere la società, non si limita alla Eu Code Week, ma copre tutto l’anno, con sessioni di coding nell’ambito del programma Today at Apple, cui hanno preso parte 75 mila persone, per un totale di 14 mila sessioni di coding presso gli store Apple in Europa.

        L’impegno di Apple nelle scuole

        Negli istituti di istruzione superiori e nelle scuole professionali in tutta Europa, Apple fornisce poi agli studenti gli strumenti per creare le proprie app e acquisire le competenze necessarie per le moderne figure professionali che ruotano intorno ad iOS. Gli studenti possono anche certificare le loro conoscenze attraverso il programma App Development with Swift Certification, dopo aver completato il corso della durata di un anno.

        La tecnologia è uno dei settori in più rapida crescita in Europa e i dati della Commissione Europea mostrano che 9 posti di lavoro su 10 in futuro richiederanno competenze digitali. Secondo di dati di Cupertino, attualmente in Europa sono 1,5 milioni i posti di lavoro attribuibili alla crescita dell’economia delle app iOS di Apple.

        Source: Agi innovazione

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          Intelligenza artificiale startup cover

          Non tutta l’intelligenza artificiale viene per nuocere. In parte serve anche per guarire: o almeno per aumentare le chance di riuscirci.

          Sono circa 2 mila i pazienti, in 50 ospedali intorno al mondo, i cui referti ogni giorno vengono esaminati anche dal software di Aidoc: start up israeliana nata nel 2016 da Elad Walach, Michael Braginsky e Guy Reiner e specializzata nell’uso di intelligenza artificiale (AI) per esaminare radiografie. Con un tasso di esattezza pari al 98% nel rilevare emorragie intracraniche, la specialità del sistema di Aidoc.

          Diagnosi più veloci ed errori ridotti della metà se l'intelligenza artificiale legge le radiografie

          La storia – che potrebbe essere inquietante se Walach non spiegasse subito che “il nostro sistema non sostituisce gli umani, ma si somma al loro lavoro, per offrire un aiuto in più” – inizia un decennio fa, nel ministero della Difesa israeliana: sostanzialmente, il posto dove si sperimentano le tecnologie più evolute al mondo.

          E più precisamente nel programma Talpiot, che seleziona ogni anno 30 giovanissimi candidati particolarmente promettenti disposti a firmare per essere formati per diventare “Technology leader”.

          Ognuno dei prescelti deve dedicare alla missione un decennio intero, durante il quale riceve un addestramento in informatica, con diverse specializzazioni: “Io ho studiato intelligenza artificiale fino a diventare capo del dipartimento AI delle forze aeree israeliane”, racconta Walach, oggi trentenne e chief technology officer della società, con alle spalle un’adolescenza trascorsa a scrivere algoritmi e a interessarsi a software, macchine intelligenti e affini.

          Dopo essersi conosciuti nel programma per talenti dell’esercito, i tre i fondatori di Aidoc hanno cercato di capire come indirizzare le conoscenze acquisite in ambito civile: “Volevamo trovare un campo di applicazione che aiutasse le persone e la sanità ci pareva interessante. Ci abbiamo studiato sopra e abbiamo capito che la radiologia era uno dei settori più promettenti. Negli ultimi anni è infatti aumentato del 75% il numero di esami radiologici a cui viene sottoposto ogni paziente, ma il numero dei dottori in grado di leggerli è rimasto uguale, se non diminuito”.

          I tre hanno così creato un sistema specializzato in patologie critiche, tecnicamente definito “decision support system” perché fornisce supporto ai dottori offrendo loro “un terzo occhio, una verifica ulteriore”, spiega Walach.

          Il cervello artificiale è stato nutrito con centinaia di migliaia di immagini di referti, ai quali venivano associate informazioni su quali fossero le condizioni del paziente; finché il sistema non è stato in grado di iniziare a valutare le radiografie che gli venivano sottoposte e di imparare dalle nuove casistiche che si presentano via: un esempio tipico di machine learning, macchine che apprendono da sole.

          Oggi siamo specializzati nel rilevare i problemi, come le emorragie cerebrali o fratture nella colonna verbale, le cui possibilità di risoluzione dipendono enormemente dalla capacità di essere riscontrati in tempo”.

          Walach snocciola statistiche confortanti, secondo cui grazie all’introduzione dell’intelligenza artificiale di Aidoc i tempi di diagnosi si sono ridotti del 60%, il numero di errori del 50% e le dimissioni dei pazienti avvengono conseguentemente più velocemente, con il 20% di tempo ospedaliero risparmiato. Quanto costi il software, che si scarica sulle macchine degli ospedali, non è dato sapere.

          Non posso entrare nel dettaglio, ma questo tipo di tecnologia ha un ritorno sugli investimenti chiarissimo, perché si riducono i costi legati ai ritardi e ai possibili errori, il che si traduce in maggiori ricavi per gli ospedali”. O, per lo Stato, nel caso auspicabile in cui la sanità pubblica possa interessarsi ai nuovi sistemi. Cosa cheinizia ad accadere anche in Italia, dove Aidoc ha avviato contatti che Walach definisce “interessanti”.

          I numeri finora sembrano dimostrare la validità dell’idea dei tre israeliani. Non sono quelli snocciolati dal boss, ma anche quelli del mercato: la start up, con sede a Tel Aviv, è cresciuta in due anni fino a 40 dipendenti e ha raccolto 13 milioni di dollari in due successivi round di investimenti.

          Certo, briciole in confronto alle cifre girate negli anni passati nel campo di altri servizi governati dall’AI come le auto senza conducente, o in certe start up della gig economy: eppure il primo serio round di Uber, nel 2011, raccolse 11 milioni di dollari; in quello successivo si passò a 37 e di lì in poi divennero colpi da mezzo miliardo.

          Ma non è un caso se i big del tech stiano tutti aprendo dipartimenti di AI in Israele, perché – spiega ancora Walach – a Tel Aviv sono praticamente imbattibili nel campo delle applicazioni pratiche. E proprio queste potrebbero in un futuro portare a scenari totalmente nuovi.

          Penso che l’AI inizi a essere in grado di formare se stessa. All’inizio stava a noi insegnare al computer cosa fare: ora costruisci un cervello e lui impara da solo. Nel futuro possiamo immaginare una macchina che costruisca da sola anche questi cervelli”.

          Un futuro distopico, in cui le macchine saranno prima o poi in grado di prendere il sopravvento (e, tra le altre cose, anche di rimpiazzare del tutto i radiologi)? Secondo il giovane israeliano, finito nella lista stilata da Forbes dei 300 più “influenti under 30 al mondo”, assolutamente no.

          L’AI è brava nell’eseguire compiti specifici, ma gli umani hanno una visione globale, olistica, non rimpiazzabile. E i radiologi non guardano solo alle immagini, ma sono parte di un team: per essere parte di un gruppo serve un essere umano. Nel prossimo decennio, insomma, non vedo rivoluzioni”.

          Certo, prosegue, “non so cosa possa succedere dopo perché le cose cambiano molto in fretta, ma fatico a credere che un cervello artificiale possa crescere fino ad arrivare ad avere ambizioni proprie e a prendere il sopravvento. E comunque non è questo quello che noi gli stiamo insegnando”.

          Source: Business Insider Italia

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            5G, come la tecnologia cambierà la nostra vita: ecco tutto quello che c’è da sapere Tecnoandroid

            Se ancora non ne siete a conoscenza, fra qualche anno ci sarà un forte cambiamento della propria vita quotidiana e ciò sarà dovuto dall’introduzione del 5G, la rete di quinta generazione.

            Le prime città italiane che beneficerrano di questa innovazione saranno: Milano, Prato, Roma Torino, Aquila, Matera e Bari. Salvo nuovi cambiamenti, il 2020 sarà l’anno in cui gli abitanti di queste città entreranno in una nuova dimensione. Mentre per tutti gli utenti mobili italiani bisognerà aspettare il 2022.

            Nel corso di questi anni abbiamo assistito sempre ad un netto cambiamento tecnologico, basti pensare agli anni 80 dove c’erano i primi dispositivi per comunicare; successivamente siamo passati al 2G con l’entrata degli sms e qualche gioco essenziale, ma l’entrata nel mondo digitale è avvenuta con la rete 3G.

            Infine, siamo arrivati al 4G la rete di quarta generazione che utilizziamo ad oggi sul nostro smartphone. Tale rete ha contribuito alla conoscenza delle video conferenze, del cloud e video streaming.

            5G: velocità, IoT e altre applicazioni innovative

            In attesa di scoprire definitivamente tutti i cambiamenti che porterà la rete di quinta generazione, alcuni operatori telefonici come ad esempio Tim, stanno effettuando in varie città italiane qualche esperimento.

            A Matera, è stato presentato un progetto di realtà virtuale che utilizzando la rete 5G, darà la possibilità di visitare a distanza i luoghi più interessanti della città attraverso una guida virtuale e di incontrare in VR (virtual reality) altri visitatori collegati in tutto il mondo.

            Un’altra applicazione con la realtà aumentata è stata presentata a Bari nel settore dell’Industria 4.0 per la manutenzione dei motori delle navi creata dal consorzio Bari-Matera 5G.

            Con l’utilizzo della rete di quinta generazione e la presenza di un visore AR (augmented reality), si potrà effettuare un’assistenza a distanza agli operai che dovranno eseguire il montaggio del motore di una nave.

            Tutte queste applicazioni saranno caratterizzate dalla diffusione della tecnologia IoT (internet of things). Tale tecnologia rivoluzionerà completamente il nostro modo di vivere.

            5G, come la tecnologia cambierà la nostra vita: ecco tutto quello che c’è da sapere Tecnoandroid

            Source: Tecnoandroid

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              Dividere il conto al ristorante, raccogliere il denaro per fare un regalo di gruppo oppure pagare le bollette di una casa in condivisione: tutte queste abitudini, comunissime specie tra i più giovani, rischiano di diventare ricordi del passato. Questo grazie all’avvento delle app di pagamento P2P (peer-to-peer), che permettono, a detta di chi le usa, di sostituire praticamente al 100% il cash e di semplificare molte operazioni quotidiane.

              Nell’ultimo anno ho usato i contanti solo due volte: per pagare la manicure e una fetta di torta alla vendita benefica della scuola. E se esco a cena fuori con gli amici non devo più vedere, a fine pasto, il caos di tre o quattro carte sul tavolo o perdere tempo a fare i conti. Uno paga con la sua carta e gli altri gli restituiscono quanto gli devono in pochi secondi via app”, spiega alla Bbc la trentaduenne Nikki Hesford, che usa regolarmente PayPal per acquisti e servizi e Venmo per gli scambi di denaro tra amici.

              Di proprietà della stessa PayPal, che consente i pagamenti tra privati anche attraverso la funzione Moneybox, Venmo è una delle tante app P2P – tra le più note a livello internazionale ci sono anche Zelle, Apple Pay, Facebook Messenger, WeChat Pay e Square Cash – che consentono di effettuare pagamenti tra privati in pochi secondi, grazie al collegamento diretto con il conto bancario o con la carta di credito o di debito.

              In Italia hanno già debuttato Circle, sviluppata da una società di fintech, che permette di scambiare denaro via chat e utilizza la tecnologia blockchain; Satispay, che consente anche scambi tra privati, oltre a poter essere usata per fare shopping; Tinaba, un “portafoglio virtuale” con varie funzioni, tra cui quella per dividere il conto al ristorante, e Jiffy, un sistema di pagamento già presente nelle app di mobile banking di molte banche.

              Servizi simili sono quelli offerti da Hype, sviluppata dalgruppo Banca Sella, che funziona senza conto corrente e attiva una carta di credito virtuale (oltre a quella fisica contactless), e da Postepay, che con un’app aggiornata consente di inviare o ricevere denaro, ma sempre appoggiandosi alla carta prepagata.

              I clienti più entusiasti sono soprattutto i giovani, che apprezzano molto la possibilità di scambiarsi denaro rapidamente e senza utilizzare i contanti. Come il trentatreenne Neeraj Vig, che ha scelto una app P2P per risparmiarsi la fatica di dover ricordare ogni mese al coinquilino di contribuire alle spese comuni.

              Invece di rincorrerlo con le bollette in mano gli mando un sollecito attraverso l’app Billbutler. Appena mi arriva il suo pagamento, provvedo a saldare il conto”. In sostanza, “non c’è più bisogno di perdere tempo a cercare un bancomat per poter ripagare un debito, o di impazzire a digitare i lunghissimi codici numerici che identificano i conti correnti per fare un bonifico”, sintetizza Alison Sagar, direttore marketing per il mercato Uk di PayPal.

              Il successo di questi servizi è testimoniato dai numeri: Zelle, una delle app P2P più diffuse negli Usa, è stata lanciata nel giugno del 2017 grazie alla collaborazione di 150 banche,e ha già gestito oltre 320 milioni di transazioni, per un controvalore di 94 miliardi di dollari. Solo nel secondo trimestre del 2018 le transazioni effettuate tramite Zelle sono state 100 milioni (+17% rispetto al trimestre precedente) per un totale di 28 miliardi di dollari in pagamenti (+11%).

              Non mancano però le preoccupazioni, specialmente sul fronte della sicurezza e della privacy, che rischiano di venire sacrificate sull’altare della comodità. A finire nel mirino sono in particolare gli aspetti “social” di queste app: con Venmo, per esempio, gli utenti possono includere emoticon – l’icona “pizza” viene usata ogni 20 secondi – e altri commenti quando si scambiano denaro.

              Ma se l’utente non controlla adeguatamente le impostazioni privacy, rischia di mettere a disposizione di completi sconosciuti una serie di dettagli sulle sue abitudini di consumo, incluse le spese per medicine, alcolici o spettacoli per adulti: alcune persone hanno anche scoperto le infedeltà del partner in questo modo.

              Proprio su questi e altri aspetti controversi Venmo ha raggiunto, lo scorso febbraio, un accordo con la Federal Trade Commission, che aveva indagato a partire da numerose segnalazioni. Inoltre, la diffusione di dettagli personali sui comportamenti di spesa espone gli utenti agli attacchi degli hacker: la stessa natura di queste applicazioni, che fanno da tramite tra l’utente e la banca, le rende potenzialmente vulnerabili agli attacchi informatici.

              Attraverso malware e e altre operazioni  – spiega Pedro Fortuna, cofondatore della società specializzata in sicurezza Jscramblergli hacker possono bypassare le tradizionali misure di sicurezza e truffare gli utenti senza che se ne accorgano”.

              Source: Business Insider Italia

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                Problemi di autonomia: 13 consigli per l’acquisto di una power bank Tecnoandroid

                Oggigiorno gli smartphone sono diventati il nostro pannello di controllo per gestire le nostre vite, per cui rimanere senza batteria in un momento importante può significare comportare qualcosa di sgradevole.

                Proprio per far fronte a l’eterno problema dell’autonomia sono arrivate sul mercato le Power bank, anche se, con tutta la varietà che c’è in giro non è affatto facile sceglierne una. Perciò, oggi su Tecnoandroid vi forniremo 13 consigli assieme al sito web Tutto Power Bank per aiutarvi a scegliere una buona power bank.

                1. Conosci la capacità della batteria

                Una regola basica è conoscere la capacità della batteria dei tuoi dispositivi per scegliere la power bank adatta. Ad esempio, se avete una batteria da 3.000 mAh meglio scegliere una power bank che abbia il doppio della capacità per garantire una ricarica al completo del dispositivo. Quando c’è scritto un determinato amperaggio sulla power bank, dovete sempre considerare un valore minore. Qui c’è la spiegazione in dettaglio

                2. Capire per quanti dispositivi lavora la power bank

                power bankNon è lo stesso utilizzare un power bank unicamente per il proprio smartphone che utilizzare uno per ricaricare tre dispositivi diversi: cellulare, tablet, smartwatch. Al momento di acquistare un power bank fate attenzione al numero di porte USB di uscita che ha per poter ricaricare vari dispositivi insieme.

                3. Controlla la velocità di ricarica

                power bankRicordati di controllare quanta corrente è capace di fornire in uscita la porta USB. Questa caratteristica la puoi vedere segnalata sul power bank o nel manuale d’istruzioni come USB Output. Noi vi consigliamo di acquistare un modello che sia capace di fornire almeno 2A, cioè, USB Output 5V/2A.

                 

                4. Approfitta le nuove tecnologie di ricarica

                power bankCon l’arrivo della porta USB type C e la ricarica veloce Quick Charge negli smartphone, è raccomandabile cercare delle power bank che abbiano queste tecnologie per ricaricare più velocemente i nostri dispositivi. Se anche lo smartphone che hai supporta la porta Type-C, dovresti pensare seriamente di sfruttare tale opzione anche se il prezzo della relativa power bank sarà un pochino più elevato.

                5. Il peso e le dimensioni

                power bankNon dimenticate che ci troviamo davanti a un accessorio portatile, vogliamo dunque trasportarlo facilmente e non avere un peso sulle spalle non necessario. L’ideale è che sia leggera e discreta nelle dimensioni al momento di portarla.

                6. Dove lo vuoi portare?

                power bankSe volete una power bank di gran capacità (20000-30000 mAh) magari sarebbe il caso di trovare dei modelli con gran capacità ma anche dimensioni ridotte. Altrimenti addio portabilità.

                7. Evita power bank economiche

                power bankQuesto non significa assolutamente che i prodotti a basso costo siano di scarsa qualità ma, ammetiamolo, ci sono delle volte in cui per risparmiare un po’ di soldi commettiamo un errore. È consigliabile scegliere una power bank di un marchio specializzato nel settore, poiché sono batterie portatili che possono esplodere e rovinare il tuo dispositivo se non superano i controlli di sicurezza pertinenti.

                8. Usa un caricatore adeguato

                power bankPer ricaricare una power bank da 20000 mAh al 100% usando un caricatore per smartphone da 1A (5W) ci vogliono molte ore. Meglio avere un caricatore di maggior potenza e compatibile con tecnologie di ricarica rapida che possa ricaricare in poco tempo il caricabatterie portatile. Noi abbiamo fatto una recensione su un caricatore Quick Charge 3.0 che può essere quello che cercavi!

                9. Conosci il livello di batteria

                È fondamentale conoscere il livello di batteria della power bank in modo da non trovarci con una sorpresa. La maggioranza di quelle presenti sul mercato includono 4 luci LED che rappresentano ognuna un 25% della batteria. I modelli più recenti incorporano uno schermo LED che ci dice lo stato attuale della batteria come se fosse uno smartphone.

                10. Cerca, confronta e dopo acquista

                power bankConfrontare è il migliore dei modi per scegliere il miglior prodotto, che abbia anche il prezzo più conveniente per l’utilizzo che gli daremo. TuttoPowerbank è un portale dedicato specialmente a questo tipo di accessori. Sul sito troverete spiegato il prodotto, realizzano analisi molto dettagliate e offrono un ampio ventaglio di power bank da scegliere secondo le caratteristiche di ogni utente.

                11. Maggior prezzo non vuol dire che è migliore

                power bankCome detto nel titolo, non perché sia più caro è migliore: in molti casi paghiamo più il brand ma il prodotto in realtà non lo merita. Pagate di più quando veramente vale la pena, non perché più bello o più brutto. Non cercate estetica ma funzionalità e affidabilità.

                12. Approfitta i raggi del sole

                power bankAlcune power bank includono un pannello solare, il che può risultare molto utile per quelli che realizzano delle attività all’aria aperta o passano molto tempo all’aperto. Purtroppo, non vi consigliamo questi modelli se l’utilizzo sarà nullo o quasi. In quel caso cercatene uno normale, costerà anche meno.

                13. Leggi le opinioni degli esperti

                power bankÈ cruciale sapere se il prodotto che vuoi acquistare è buono, puoi basarti nella esperienza della gente. Ma questo non significa fidarti al cento per cento: molte opinioni su Amazon vengono pagate e questo non è conveniente per voi. Perciò, ti consigliamo di leggere recensioni su web specializzate in modo da orientarti meglio nella ricerca del power bank perfetto per te.

                 

                 

                Problemi di autonomia: 13 consigli per l’acquisto di una power bank Tecnoandroid

                Source: Tecnoandroid

                Oculus Quest cover

                Nonostante lo scarso entusiasmo con cui il mercato di massa ha finora accolto la realtà virtuale e i relativi visori, Facebook non sembra voler rallentare il passo, anzi: nell’ultimo Oculus Connect (OC5) è stata annunciata una nuova versione del visore, intermedia tra il portatile Oculs Go e il modello di fascia alta Oculus Rift.

                Oculus Quest costerà 399 dollari

                Oculus Quest, questo il nome del nuovo visore, sarà disponibile dalla primavera 2019 al prezzo di 399 dollari in America (ancora deve essere annunciato il prezzo e la data di rilascio in Italia), ossia 50 dollari meno del Rift completo di controller Touch. Se Rift richiede la connessione via cavo ad un pc, Quest sarà senza cavi, anche se ciò ha portato a scegliere come Cpu lo Snapdragon 835.

                Oculus Quest

                50 giochi disponibili per il lancio

                Facebook ha promesso che i contenuti disponibili per il Rift avranno tutti un “porting” su Quest e che al momento del lancio saranno disponibili oltre 50 titoli di videogiochi tra cui alcuni “best seller” come Robo Recall, The Climb e Moss.

                Tra i nuovi titoli è stato annunciato Vader Immortal: A Star Wars VR Series, che sarà sviluppato su tre episodi (il primo disponibile già al lancio del Quest) e che racconterà una storia “indedita” del ciclo di Star Wars, che così si conferma tra i franchisee più apprezzati dalle società impegnate nel settore VR (come visto già con Sansar).

                Buon compromesso tra Go e Rift

                Rispetto a Oculus Go (attualmente in vendita da 219 euro in Italia), Oculus Quest può essere considerato una versione potenziata, visto che ne conserva il design ma usa un processore più versatile (il Go usa lo Snapdragon 821) e, garantendo il rilevamento della posizione dell’utente in un spazio, è in grado di offrire esperienze immersive più soddisfacenti.

                Come reagirà Htc?

                In conculsione: Oculus Quest colma un vuoto commerciale e potrebbe contribuire ad ampliare la platea dei fruitori di dispositivi per realtà virtuale. Si attendono ora le mosse della concorrenza, a partire da Htc.

                Se volete sapere come andrà a finire, continuate a seguire Mondivirtuali.it, anche tramite il nostro account su Twitter e la nostra fanpage su Facebook (ma ricordate: Mondivirtuali è anche su Flickr, su Scoop.it e su Paper.li, oltre che su Youtube) e magari iscrivetevi alla nostra newsletter!

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                Animatronico Caparezza cover

                E’ stata la title track di Prisoner 709, il settimo album del rapper italiano Caparezza: canzone molto orecchiabile (anzi: “un po’ troppo da radio, sti cazzi finché“), Ti Fa Stare Bene ha ottenuto un ottimo riscontro anche su Youtube con oltre 32 milioni di visualizzazioni a un anno dal lancio, grazie a un video molto curato in cui, tra l’altro, compare un animatronico.

                Un animatronico per Caparezza

                Avete capito bene: un pupazzo animato come quelli presenti nel videogioco Fnaf (Five Nights at Freddy’s) di cui vi abbiamo tante volte parlato, ma per fortuna di indole molto diversa da questi ultimi. Una delle domande più frequenti anche tra i commenti postati sul canale Youtube del cantautore di Molfetta riguarda proprio chi abbia realizzato tale pupazzo.

                Luna's Puppets Caparezza

                Conosciamo meglio Otto

                Si tratta del pupazzo Otto prodotto dalla Luna’s Puppets in 17 varianti di colore per il corpo (ed 8 varianti di colore per gli occhi animatronici), al prezzo base di 280 dollari senza componenti elettronici (con le componenti elettroniche il prezzo sale a 1.150 dollari per la versione “full body”, come quella usata nel video di Caparezza, a 1.080 dollari per il pupazzo con solo la parte superiore del corpo).

                Animatronici molto versatili

                La società americana creata dieci anni fa dai coniugi Kevin e Andrea Gorby produce rigorosamente a mano tutti i suoi pupazzi, nel corso degli anni utilizzati anche per spot commerciali di Kia, per numerosi spettacoli teatrali e per attività di animazione per ragazzi come KidzWorld.

                animatronico ti fa stare bene

                In molti li hanno già apprezzati

                Un elenco di clienti soddisfatti che si è ora arricchito di un ulteriore nome di prestigio, quello del rapper italiano Caparezza, appunto, che per la realizzazione del video di Ti Fa Stare Bene si è rivolto a Videoproject e alla regia di Fabrizio Conte (che con Morris Bragazzi ha curato anche la sceneggiatura del video). Ad animare Otto ci ha pensato Nicolò Lo Cicero (Vitaminaeci), cui si deve l’immagine della nostra copertina.

                A noi il video e la presenza di Otto sono piaciuti molto e a voi? Se volete restare sempre informati su questi e altri argomenti, continuate a seguire Mondivirtuali.it, anche tramite il nostro account su Twitter e la nostra fanpage su Facebook (ma ricordate: Mondivirtuali è anche su Flickr, su Pinterest, su Scoop.it e su Paper.li, oltre che su Youtube) e magari iscrivetevi alla nostra newsletter!

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