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Luciana Pinazzo @it

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    Ydea

    YdeaSe vi ricordate qualche tempo fa vi ho parlato di Ydea, esprimendo la mia opinione sul lavoro di Emy Burt, la sua owner e designer, che trovo molto completo in termini di offerta, ma forse privo al momento di un tema “forte” che possa caratterizzarlo rispetto ad altre produzioni di accessori e abbigliamento con cui gli utenti di Second Life sono soliti personalizzare i propri avatar. Bene: Emy ha letto il mio articolo e ha preso carta e penna per scrivermi precisando “alcune cose riguardo allo stile Ydea e al lavoro fin qui fatto” che io sono ben felice di condividere con voi amici di Mondivirtuali.it.

    Ydea – mi scrive Emy Burt – è nata per dare modo, spendendo poco, di avere outfit completi di tutto. Dopo un po’ di tempo ho deciso di creare degli omaggi per i membri del mio gruppo (e non) e questa è stata una mossa che ha contribuito a far diventare Ydea un marchio abbastanza conosciuto in Second Life”.  Emy, aggiungo io per chi non avesse memoria storica al riguardo, sta parlando di circa il 2010, ossia già dopo che l’hype mediatico del mondo virtuale della Linden Lab aveva ampiamente superato il suo picco.

    Ora purtroppo – continua Emy – da un po’ di tempo il commercio in SL è cambiato parecchio: un po’ per l’arrivo delle mesh, un po’ per la crisi di SL, girano pochi utenti e pochi soldi” e “per restare a galla, e per galla intendo almeno pagarsi le spese, è obbligo creare tanto e di tutto e vendere a prezzi ragionevoli”. Per questo, spiega l’owner di Ydea, “ho dovuto mettere da parte idee mie e progetti personali per dedicarmi a un lavoro che ha ben poco a che fare col titolo di “stilista”. Sto creando di tutto e ho basato il mio business sul traffico della mia sim, proponendo promozioni oltre che i regolari omaggi settimanali”.

    Ydea mainstoreOltre alle vendite del mainstore, “mi aiutano molto i miei oltre 150 affiliati sparsi in tutta SL e le vendite che arrivano tramite il marketplace” aggiunge Emy, che sottolinea però come “il business in SL è in crisi da un bel po’ e stare a galla come dicevo è un’impresa”. Questo posso crederlo benissimo perché da (ex) general manager di Anubis Style, della mia amica Aubis Hartunian (al momento uscita da SL per mancanza di tempo dovuta ad impegni in RL ma anche per i risultati sempre più modesti ottenuti nonostante il grande sforzo profuso e i complimenti ricevuti per le sue creazioni) so fin troppo bene come non sia tutto oro ciò che luccica nel mondo della “moda virtuale” (come del resto in quello della moda reale: chiedetevi come mai un marchio italiano famoso come Krizia sia stato venduto ai cinesi di Shenzen Marisfrolg Fashion. Vi dò un indizio: le vendite sono ormai una frazione di quelle degli anni Ottanta-Novanta).

    Emy conclude la sua replica ribadendo come “la voglia di lasciare una impronta di stile tutto mio c’era e c’è ancora, ma visti i momenti non mi posso permettere di creare una decina di vestiti ogni 3 mesi e venderli a prezzi “esosi” (almeno in termini di linden dollar, visto che stiamo parlando di qualche euro al massimo, ndr) come si faceva anni fa”. I tempi “sono cambiati, nel bene e nel male a seconda dai punti di vista: dal mio punto sono cambiati non del tutto in bene, ma ci sta che dopo anni di SL e di Ydea le cose cambino anche cosi”. Ydea che fine farà? “Fino a quando ci sarà la mia voglia, il mio tempo e la mia capacità economica Ydea rimarrà in piedi, con i suoi pregi e i suoi difetti”.

    Personalmente mi auguro che questo possa significare ancora molti anni e molte idee per Emy e la sua Ydea e chissà che la “riscoperta” dei mondi virtuali che sembra aver contagiato anche il “grande business” americano, da Google Facebook, non possa aiutare. In attesa di vedere come finirà vi suggerisco di continuare a seguire Mondivirtuali.it, oltre che il nostro account su Twitter (dove potete trovare anche la sottoscritta) e la nostra fanpage su Facebook (ma ricordate: Mondivirtuali è anche su Flickr, su Scoop.it e su Paper.li).

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      Marianna VitaE’ possibile divertirsi utilizzando piattaforme virtuali come Second Life e al tempo stesso provare a creare un piccolo business model sostenibile? Sì, se riusciate a trovare la vostra attività e a farla in un modo che vi faccia emergere dalla massa anonima di utenti e hobbisti generici.

      Uno dei business più vecchi su Second Life è quello dell’affitto di terreni: se all’epoca del boom della piattaforma della Linden Lab sembrava bastasse affittare un “terreno” (ossia uno spazio su un server della società californiana su cui ricreare un ambiente tridimensionale) per poi lottizzarlo e subaffittarlo a prezzi maggiorati, ora a meno di non essere uno dei pochi grandi “landlord” che ancora resistono (e che possono permettersi di detenere alcune centinaia o migliaia di sim, guadagnando un piccolo margine su ciascuna di esse) dovrete ingegnarvi alquanto per evitare di perdere tempo e soldi inseguendo un sogno.

      Ma se trovate il modo di differenziarvi, di offrire un servizio di qualità migliore della media, il successo può ancora arridervi. E’ il caso capitato a Marianna Vita (questo il nickname di una signora greca in SL dal settembre 2007), owner e designer di Maritonto Home Rental, un sistema di sim arredate con case personalizzabili sulla base delle richieste del singolo cliente. Marianna ha incontrato di recente la nostra Luciana Pinazzo, eccovi riassunta la loro chiacchierata.

      Luciana Pinazzo: Marianna, complimenti. Parli un ottimo italiano

      Marianna Vita: Grazie, studio italiano da due anni

      LP: Come sei capitata in SL, se non sono indiscreta?

      MV: Ha che fare con lo studio dell’italiano che ho iniziato 5 anni fa. Leggevo i vostri giornali e un giorno ho letto sul Corriere della Sera che Massimo d’Alema era un utente di Second Life (a distanza di anni si può ancora trovare traccia di questa esperienza negli archivi online del Corriere della Sera, LmS),  così io ho pensato: ma che cosa è Second Life? E così eccomi qui.

      LP: SL ti è subito piaciuta?

      MV: Sì, tanto: amore dal prima vista! Ma vieni che ti mostro Maritonto Home Rental e ti faccio vedere che faccio io in SL.

      (i due avatar si spostano davanti a uno schermo dove scorrono decine di immagini di appartamenti virtuali tra i più diversi)

      MV: Vedi queste fotografie?

      LP: Sì

      MV: Sono delle case che ho fatto finora. Io in SL offro case in affitto ammobiliate, da 550 a 1100 linden a settimana.

      LP: Quindi sei una builder?

      MV: Sì, ho case in affitto fronte mare già arredate e chi è interessato può avere una casa esattamente come la vuole, io arredo le mie case (ne ho più di 100) come piace ai miei clienti. E tu che fai in SL?

      LP: Io? Oltre a chiacchierare e scrivere su Mondivirtuali.it e sul mio blog, facevo la modella fashion per alcune agenzie virtuali, poi ho avuto problemi col lavoro in RL, troppi impegni e ho dovuto ridurre la mia presenza qui. Ora aiuto Anubis Hartunian, owner e designer di Anubis Style, di cui sono la Ceo e PR Manager. In pratica preparo comunicati, studio il posizionamento del marchio, cerco di fare un po’ di SEO sul web e dentro SL.

      MV: Anubis è brava, mi piacciono tanto i suoi vestiti. Quello che porti, lo comprerò in blu (si trattava di Vanessa la cui versione in blu è Arion, LmS)

      Anubis Style a MaritontoLP: E’ brava, ma secondo me non è apprezzata abbastanza, lavora moltissimo e per quanto i risultati siano discreti, dovrebbero e potrebbero essere migliori.

      MV: Che significa discreti?

      LP: Significa che guadagna abbastanza a fine mese, ma certo non diventa ricca.

      MV: Ah sì, lo so: io guadagno soldi, ma poi ho bisogno di più e più soldi per fra crescere la mia attività. Parli inglese?

      LP: Yes, I can speak English as well as Italian.

      MV: Very well! I’ll say this and only this in English, ‘cause I speak English like I speak Greek but I prefer to speak Italian, lol! Ok, in Greece we say: one hand washes the other and both wash the face!

      LP: In Italian is exactly the same: una mano lava l’altra ed entrambe lavano la faccia.

      MV: Esatto! So, I thought of this and made the mall, giving the shops for free. My merchant sell at a discount, they gain advertisement and I give my tenants one more reason to be here! E se il mall crescerà ho già anche alter idee!

      LP: Hopefully you’ll have lucky and so you can growth even more, crossing fingers.

      MaritontoMV: La fortuna dipende da noi. Ti dirò che cosa mi è successo gli ultimi giorni: dovevo cambiare la sim da pg a mature perché apriamo anche un club e non è possibile avere un club a un sim pg. Questo ci ha mandato fuori search e io avevo paura che non avremmo avuto nuovi clienti. Invece, sorpresa: Ho più clienti adesso e sai perché?

      LP: Dimmi…

      MV: Tutti ci trovano perchè i nostri vecchi clienti sono contenti e mandano messaggi che vogliono una nuova casa.

      LP: Quindi il passaparola funziona?

      MV: Sì, qui funziona tanto.

      LP: Curiosità: ma son clienti greci o di tutto il mondo?

      MV: Greci? Solo due fra 100! No, no: sono clienti da tutto il mondo e tanti sono italiani.

      LP: Te l’ho chiesto perché non ho mai capito quegli utenti italiani che tendono a chiudersi tra loro e fare cose solo per italiani e poi magari si lamentano che hanno poco successo. Mi pare veramente stupido perché credo che SL se funziona è proprio perché ci si apre al mondo. O non funziona affatto.

      MV: Lo stesso succede anche con i greci. Sai che cosa mi piace? Che parlo a te adesso: se non c’era SL o internet, non avrei mai neppure parlato a te!

      LP: Vero! E allora in bocca al lupo e a presto risentirci e rivederci tramite Second Life.

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      Senban Babii Self

      Mondivirtuali.it ha chiesto a Luciana Pinazzo di intervistare Senban Babii, vincitrice del contest di Koinup.com Virtual Diversity” (leggete qui). Ecco cosa ha risposto Senban, buona lettura!

      Senban Babii Second LifeLuciana Pinazzo: Senban Babii, quando sei nata in Second Life e perchè?
      Senban Babii: Sono “rezzata” per la prima volta in Second Life nel luglio del 2007: un mio collega entrò in ufficio per rubarmi un caffè e mi raccontò di un nuovo progetto in cui saremmo stati tutti coinvolti, per utilizzare i mondi virtuali come modo sperimentale per distribuire contenuti. Io lavoro per un’università per cui i contenuti distribuiti sarebbero stati in parte educativi ma anche legati alla creazione di uno spazio sociale per studenti. Per essere sinceri, nessuno di noi all’epoca aveva alcuna idea di come avremmo potuto realmente utilizzare tale strumento. Creai un account, mi collegai e semplicemente iniziai a esplorarlo. Col tempo abbiamo stabilito che Second Life non avrebbe fatto al caso nostro, anche se qualche tempo dopo abbiamo per qualche tempo riconsiderato l’idea, ma quando tutti lasciarono (la piattaforma) io rimasi. Trovavo l’intera idea così trascinante e coinvolgente che sapevo che avrei dovuto vedere di più. Sentivo che aveva del potenziale come strumento per comprendere l’io, ma non capivo realmente come o perchè in quel momento. Col tempo ho imparato a utilizzare la piattaforma in modo maggiormente creativo. Il mio primo contatto con l’essere creativi attraverso SL è stato quando mi aggregai a La Performance, una compagnia di danza virtuale. Ho imparato molto dal mio tempo trascorso con loro; Jie Loon mi ha insegnato tanto riguardo la creatività e me stessa. Col tempo sono entrata in contatto con Vaneeesa Blaylock e a sua compagnia di performance artistiche, all’inizio come performer ed infine come stage manager. VeeBee è stata un’insegnante incredibile, mi spingeve continuamente a superare i miei limiti, consentendomi di guardare all’identità in un modo nuovo e interessante, che non avevo mai considerato.
      L.P.: E perchè te ne andasti, scegliendo Eve Online per i tuoi lavori?
      S.B.: Perchè ho lasciato SL? La verità è che io adoro SL! E’ uno strumento assolutamente potente, che contiene il potenziale per così tanta auto-esplorazione e auto-espressione se siamo aperti alla possibilità. La semplice verità è che resto lontana da SL ora a causa delle politiche di Linden Lab e del modo in cui consentono a veari individui e gruppi di raccogliere informazioni e controllare le esperienze di altri residenti. Per cui in un certo senso non ho lasciato SL, mi sono solo fermata durante questo difficile periodo. Il problema è che non vedo la fine di questo periodo difficile. Forse un giorno tornerò a casa, non so. Perchè ho scelto Eve? Beh, in realtà è colpa di un mio amico che era molto coinolto in Eve e un giorno ci siamo incontrati a pranzo e abbiamio iniziato a comparare SL e Eve. Mi ha persuasa a provare Eve e dopo alcune false partenze ho deciso di restare. Non sono per nulla coinvolta con gli aspetti legati al gioco di combattimento, mio piace solo l’idea di una simulazione di attività e credo che sotto questo punto di vista sia solo un hobby, ma gradualmente mentre nuovi avatar venivano incorporati, ho iniziato a vedere le ose sotto una luce differente. Ma questo mi porta a parlare dell’ultima parte della tua domanda, perchè ora utilizzo Eve per i miei lavori. La verità è che semplicemente io non ritengo le mie creazioni dei “lavori“. Non sono un’artista sotto alcun significato della parola, non ho un background in arte e a parte il mio coinvolgimento con La Performane e più tardi con Vaneeesa Blaylock, non ho quasi avuto contatti con gli artisti.
      L.P.: Che cosa significa per te “virtual diversity“? Un modo di esprimere te stessa, solo una divertente opzione di settaggio, o… cosa?
      Senban Babii Eve OnlineS.B.: Questo penso sia il punto importante e forse quello che mi ha guidata in tutto ciò che ho fatto nello spazio virtuale: la domanda di cosa sia “l’io”? Senban Babii in effetti è un oggetto attraverso cui pensare, attraverso cui esploro il significato dell’essere me, per esplorare la mia auto espressione e la mia auto esplorazione. Considera come è apparsa Senban Babii in Second Life. Qui Senban è il riflesso perfetto di come ero in quel periodo della mia vita, tra il 2007 e il 2010. Ribelle, una testa dura, maliziosa e francamente una che creava un po’ di problemi, anche un po’ arrabbiata con la vita a quel tempo. Tempo dopo, ho iniziato a capire che questa espressione non mi andava più bene in qualche modo, che alcune cose erano stato perse, che alcune altre erano cambiate. Mi ci è voluto un po’ per capire cosa fosse. Quando i nuovi avatar di Eve vennero rivelati, sapevo che era tempo di creare una nuova espressione di mes tessa, una che riflettesse meglio il mio corrente momento di vita. Ho tentato di mantenere quanto più del vecchio quanto ho potuto nel nuovo e i (due) avatar sono sostanzialmente la stessa persona, solo in un differente momento della (propria) vita. Insomma, per riassumere, Senban Babii è il modo in cui esprimo me stessa e rifletto il mio io interno, un modo di prendere il “me” che vive dietro i miei occhi e portarla alla luce, così da (far) vedere chi sono. Da un certo punto di vista sono abbastanza timida riguardo l’immagine che ho utilizzata per questa competizione perchè non è solo un’immagine, è me in ogni senso. Io vedo le cicatrici degli ultimi anni, un senso di tristezza per le cose perse e ancora un senso anche di qualcuna che sta finalmente maturando in una persona più completa. Così mentre per lo più mi nescondo dietro un certo ammontare di anonimato, in verità mi sono forse esposta maggiormente attraverso questa immagine di quanto le persone non capiscano.
      L.P.: Crei immagini utilizzando solamente Eve Online?
      S.B.: Mi piace creare immagini utilizzando qualsiasi strumento ma inmodo molto amatoriaele: non ho le capacità per utilizzare Photoshop o niente di simile. Solitamente mi limito a prendere un’immagine e a volte ritagliarla per sottolineare un particolare aspetto. Non sono un’artista, non ho un addestramento. Ho iniziato un nuovo saggio fotografico nel 2010, chiamato Dystopia Project che trovate ancora sul mio blog. Iniziava a lambire la poesia ma era sempre troppo vicino a casa per i miei gusti così ho smesso di lavorare su di essa e la maggior parte rimase inedita. La sola altra piattaforma con cui ho realmente tentato di creare immagini è stato il gioco Fallout 3. Desidero ancora fare di più con questa piattaforma, dato che è un ambiente molto ricco ma non è solo per creare un gruppo di immagini, chiunque può farlo. La domanda per me è come tutto questo è collegato alla mia auto-esplorazione e  autoespressione? Se sono solo fotografie per il gusto di farle, allora è un contenuto che semplicemente non è adatto ai miei obiettivi personali. Quindi vorrei ancora fare qualcosa con Fallout 3, ma solo se riuscirò a trovare la giusta angolatura d’approccio.
      Entrambi i miei genitori sono stati i fotografi professionisti e a mia madre in particolare piaceva prendere una singola immagine che in qualche modo raccontasse tutta una storia. Questa idea mi ha sempre colpita, l’iidea l’idea di un documentario o di una trama ridotta ad una singola immagine o parola. Porto sempre una videocamere in giro con me, cercando per momenti come quelli da catturare, ma sono certa di perdermi più di quel che noto. Questo è uno dei benefici dei mondi virtuali, naturalmente, che hai sempre una videocamera a portata di mano. Ma la videocamera non è altro che un oggetto fisico che ti ricorda di attraversare la vita alla ricerca di questi fantastici momenti. Le foto in se stesse sono quasi prive di importanza.
      L.P.: L’arte elettronica è solo un gioco grafico o potrebbe essere l’arte del XXI secolo?
      S.B.: Che cos’è un gioco? Hai mai giocato coi Lego? I Lego sono un gioco? O i Lego sono semplicemente uno strumento polimorfo che ti consente di costruire una multitudine di cose assieme a cui giocare, in base al gioco che vuoi giocare oggi? Qualcuno potrebbe certemante passare del tempo buildando e costruendo contenuti in Second Life ma se tutto quello che facessero fosse mettere assieme dei pezzi, allora non sarebbe arte, è una mera funzione, un semplice contenuto, un giocare con uno strumento polimorfo. Il che è grandioso, ovviamente! Non credo che Second Life in se stessa sia arte, ma credo che possa essere una tecnologia che consente di fare arte. L’importante, ceredo, è distinguere tra creatività e arte perchè non mi pare che siano per nulla la stessa cosa. Second Life consente la creatività, proprio come i Lego. Per me l’arte deve costringere l’artista a confrontarsi con se stesso e mettere in mostra il confronto. Puoi trovare arte nella vernice, nei pixels, nel marmo, nella plastica, negli avatars, nel purè di patate, in qualsiasi cosa. Ci sono ovviamente altre definizioni di arte e, naturalmente, ognuno avrà i propri pensieri al riguardo.
      L.P.: Dai un consiglio a un giovane artista che voglia creare immagini utilizzando piattaforme online.
      S.B.: Basta essere te stessi, far venir fuori se stessi attraverso gli strumenti a vostra disposizione. Essere consapevoli dei limiti di questi strumenti e quindi trovare un modo interessante per superare questi limiti in ogni caso.

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        Benedetto XVI

        IBenedetto XVIl web come mezzo di comunicazione e di diffusione della cultura, le nuove tecnologie come i social network che favoriscono “un nuovo modo di pensare, con inedite opportunità di stabilire relazioni e di costruire comunione”. A sottolineare il potenziale di tali strumenti non è la usuale ricerca di qualche università americana ma papa Benedetto XVI, presentando la 45esima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che però esorta a non mascherarsi, a non creare identità fittizie, a non vivere una vita ed esperienze diverse da quelle di tutti i giorni.

        Nella ricerca di condivisione, di amicizie, – spiega il papa a quasi 10 anni dalla prima promulgazione tramite web di una esortazione apostolica, la “Ecclesia in Oceania” che Karol Wojtyla, papa Giovanni Paolo II , fece partire dal suo pc portatile il 22 novembre 2001 – ci si trova di fronte alla sfida dell’essere autentici, fedeli a se stessi, senza cedere all’illusione di costruire artificialmente il proprio profilo pubblico”.

        La Chiesa, dunque, prova a dire la sua su un tema delicato come la possibilità di usare le nuove tecnologie per vivere esperienze diverse da quelle di tutti i giorni immedesimandosi in personaggi e maschere così come fanno gli attori a teatro (non sarà un caso se per secoli agli attori non venivano concessi funerali religiosi, ritenendoli privi di un’anima propria dal momento che impersonavano continuamente nuovi personaggi). Tecnologie che però, specie nei social network e nei mondi virtuali, possono anche portare a creare identità fasulle per truffe, o per illudersi di vivere una “seconda vita” così affascinante da finire col farci apprezzare sempre meno la “prima” (e unica) vita che viviamo quotidianamente.

        Formato FamigliaIl rischio, sembra dire il papa (di cui su Facebook appaiono alcune decine di profili fittizi), è che una storia ben narrata abbia successo indipendentemente dal fatto che sia vera o falsa, semplicemente perché plausibile. “Dobbiamo essere consapevoli che la verità che cerchiamo di condividere non trae il suo valore dalla popolarità” conclude Benedetto XVI e a noi torna in mente una recente trasmissione (vedi: http://lucianapinazzo.blogspot.com/2010/11/formato-famiglia.html) di TV2000 (il canale digitale terrestre dei vescovi italiani), “Formato Famiglia”, in cui due popolari figure della comunità italiana come Biancaluce Robbiani (aka Anita Carloni,presente in studio) e la nostra Luciana Pinazzo (apparsa in video in carne e in avatar dal suo studio) sono state invitate a parlare delle opportunità ma anche dei rischi del “vivere in rete”.

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        Stardoll Luciana Pinazzo

        Stardoll Luciana PinazzoSe Second Life, mondo virtuale per utenti “adulti” e “esperti” per eccellenza (non tanto per via delle attività lussuriose che si praticano nel metaverso della Linden Lab quanto per le molteplici possibilità creative e l’assenza di una qualsivoglia trama di gioco, nonché l’uso di una grafica 3D sufficientemente evoluta e flessibile) è da tempo in una fase di sostanziale stasi da cui fatica a scuotersi, altre comunità virtuali dedicate a un pubblico più “teen” e dunque tendenzialmente meno complesse per i loro utenti paiono continuare ad aver un buon riscontro di pubblico.

        Tra le comunità che ruotano attorno alla creazione di un avatar personale in grado di interagire con altri utenti creando reti di relazioni online, una delle più famose è senza dubbio la svedese Stardoll, che da poco tempo ha lanciato un revamping del proprio sito, ridisegnato per tener conto del fatto che rispetto all’età media di un anno fa, attorno ai 13 anni, al momento l’utenza ha un’età media di 15 anni.

        Per chi non lo sapesse il nome originale di Stardoll era Paperdollheaven.com ed il sito (a differenza di Linden Lab, Stardoll insiste molto sul suo essere un sito e non qualcosa d’altro come un mondo virtuale) è iniziato come hobby di una ragazza scandinava Liisa ed era ispirata alla passione infantile per le bambole di carta che ha portato Liisa a disegnare bambole e relativi guardaroba anche sul web nella propria home page personale, divenuta nel 2004 il primo nucleo di quello che sarebbe poi diventato Paperdoll Heaven.

        Stardoll Luciana PinazzoAvendo scelto fin dall’inizio di indirizzarsi a tutti quegli utenti non attratti dai giochi violenti, Stardoll ha rapidamente riscosso successo presso i genitori delle sue frequentatrici, evitando tutte quelle polemiche che hanno caratterizzato in questi anni Second Life.

        Entrare in Stardoll è semplice: si imposta uno username e una password, ci si registra gratuitamente, si seleziona un avatar base (in grafica 2D) da personalizzare attraverso decine di possibili combinazioni di toni di pelle, tratti del volto, corporature, capigliature, occhi, o in alternativa se ne acquista uno già fatto, anche con le fattezze di una “celebrity” (ve ne sono da Lady Gaga a Jennyfer Lopez).

        A quel punto avete creato la vostra “MeDoll” (nelle immagini di questo articolo vedete la versione MeDoll di Luciana Pinazzo, collaboratrice di Mondivirtuali.it, pochi minuti dopo l’iscrizione) e sarete nella vostra “suite” (ossia nella vostra pagina personale) che potrete arredare (in parte gratuitamente, in parte a pagamento), potete avviare il vostro Starblog, salvare immagini sul vostro album personale, entrare in un club o dare un party assieme ai vostri amici (ossia partecipare a una chat).

        In più al momento del vostro primo ingresso riceverete 20 Stardollars in omaggio (molti accessori e arredi su Stardoll sono a pagamento), mentre altri potreste vincerne/guadagnarne partecipando a concorsi e votazioni varie oppure aprendo il vostro negozio di designer su Stardoll (potendo vendere così le vostre creazioni, ma dovendo aver effettuato l’iscrizione da “superstar” il cui costo varia dai 5,95 ai 3,95 dollari al mese a seconda della durata dell’iscrizione prescelta).

        Dovendo giustificare non solo agli utenti ma ai loro genitori il costo di Stardoll, la società ricorda nel suo sito che “il funzionamento di Stardoll.com costa denaro. È necessario pagare costi di sviluppo, stipendi, il costo di nuovi server e altri oggetti. Per fare ciò è necessario far pagare alcune funzioni. Come nella vita reale, la maggior parte delle cose sono gratis, ma alcune sono a pagamento”.

        Stardoll cover girlNel complesso il tutto funziona, visto che il ridisegno del sito è stato fatto pensando a come favorire una maggiore dinamicità ed esperienza sociale di una community che ormai ha superato i 68,7 milioni di iscritti, con un tempo medio di utilizzo di 17 minuti per utente al giorno e 8,7 milioni di pageviews mensili. Ad arricchire l’offerta di Stardoll, con il ridisegno del sito sono stati introdotti vari social games con cui guadagnare Stardollars ed è stata data più visibilità all’area eventi. Più che ottimista il ceo di Stardoll, Mattias Miksche, che in una nota spiega come gli utenti “stiano passando sempre più tempo su Stardoll e stiano crescendo con la piattaforma”. Un po’ quello che i loro più maturi concorrenti californiani stanno cercando di ottenere, senza apparente successo, da oltre un anno.

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        Creativedreams Zsum Enfant Terrible

        Luciana Pinazzo Creativedreams Zsum Enfant TerribleHa un nome impegnativo da portare: “creative dreams,” sogni creativi. Però a giudicare dai risultati ci mette l’impegno e la stoffa ce l’ha. Me ne aveva parlato una cara amica, Jennyfer Miles, fotografa ed esperta di moda (è proprietaria della Jen School & Services, la più nota agenzia e scuola per modelle in Second Life della comunità italiana che, tra l’altro, in questi giorni festeggia alla grande il secondo anniversario dall’inaugurazione ufficiale) e come sempre ha avuto occhio. Così eccoci qui a presentarvi una persona (e le sue creazioni) che vale la pena di conoscere: Creativedreams Zsun. Una ragazza italiana che è relativamente giovane in Second Life, essendo “nata” solo quest’anno, ma che grazie alla propria esperienza nell’uso di programmi come Photoshop e Illustrator (tutte le texture delle sue costruzioni sono sue originali) già realizza e vende splendidi mobili con cui arredare le vostre casette virtuali, avendo tra l’altro appena aperto un negozio nella nuovissima land di Annemarie Perenti, Rodeo Drive (che completa il trittico dedicato alla moda e allo shopping per una clientela italiana e internazionale con Best of Italian e Piazza Italia).

        Luciana Pinazzo: Ciao Creative

        Creativedreams Zsum: Ora mi emoziono…

        L.P.: Ma dai non è il caso, è solo una chiacchiera per presentarti agli amici di Mondivirtuali.it. A proposito di siti, tu hai anche un tuo blog, vero?

        C.Z.: Sì, riprende il nome del mio marchio in SL, Enfant Terrible, http://enfantterrible-blog.blogspot.com, ma non sono ancora così esperta di blog, html etc per cui faccio del mio meglio, mi scuserete se non è aggiornato ogni giorno, in verità tra RL e SL il tempo non basta mai!

        L.P.: Quanto ti capisco! Senti, allora sei una builder..

        C.Z.: Beh, sì, traffico benino con il build, ma prima di poter dire che sono un’esperta ce ne vuole.

        L.P: Allora, siccome sto vedendo che non è vero e che sei davvero brava… la prima domanda è d’obbligo: dal tuo profilo si vede che sei molto “giovane” in termini di SL, come è sbocciata questa passione per il building, fin d’all’inizio o hai avuto l’esempio di amici o amiche che ti hanno portata su questa via?

        C.Z.: La mia passione per il building è sbocciata per il semplice fatto che io, come tante altre persone qui in SL, ho comprato casa e ovviamente dovevo arredarla. Non sempre trovavo arredi adatti alle mie esigenze, così un cubo di qui un cilindro là ed è nata questa passione

        L.P.: Al momento preferisci usare prims semplici o sei già passata agli sculpt?

        C.Z.: No, preferisco usare prims semplici ma ovviamente se non posso farne almeno allora qualche sculpt mi scappa.

        L.P.: La scelta di cosa creare da cosa è dettata?

        C.Z.: Dalle emozioni del momento, dalla musica che ascolto, dall’istinto direi.

        L.P.: Quindi tendi a esprimere emozioni con le tue creazioni?

        C.Z.: Esattamente! Non c’è forma migliore che la creatività, emozione bella o brutta. Creare è sempre costruttivo.

        L.P.: Quando cerchi una soluzione per realizzare i tuoi mobili in SL, ti ispiri a qualche altro builder italiano o internazionale?

        C.Z.: Credo di avere preso spunto dai migliori, come Charlotte Bartlett per lo stile moderno e raffinata nei dettagli, ma anche Mudshake Vintage, per lo stile inconfondibile vintage -retro di cui io vado matta e per i sui miscugli di colori. Ed anche LeeZu Baxter, per la sua innata classe, davvero inconfondibile.

        L.P.: E tu come vorresti essere definita?

        C.Z.: Estrosa e  delicata allo stesso tempo.

        L.P.: E credi di esserlo già sufficientemente, o continui a cercare nuovi modi per fare emergere queste tue caratteristiche?

        C.Z.: Mai fermarsi, come diceva Totò “non c’è motivo per fermasi”!

        L.P.: Se dovessi pensare a te stessa in SL tra diciamo un anno o tra 10, come ti vedi?

        C.Z.: Sai Luciana, non penso mai al domani in SL e questo è un fatto positivo a mio parere.

        L.P.: Dunque “carpe diem”?

        C.Z.: Decisamente, almeno mi godo la sorpresa, non credi? C’è sempre qualcosa che ci aspetta.

        L.P.: Per creare i tuoi mobili ti ispiri a oggetti di design RL o li inventi direttamente tu?

        C.Z.: Dipende: alcune cose le  ho inventate da sola, per altre mi sono ispirata al reale, trovando fonti più che in rete nella montagna di riviste che ho a casa. Se vuoi saperlo, sappi che io buildo solo da due mesi, ma mi rendo conto di aver fatto già molti progressi rispetto all’inizio. Ho avuto la fortuna di trovare una mia carissima amica, Katrin, che mi ha  insegnato le nozioni di base. Quando i torus non sapevo neppure che fossero, lei già mi dava le prime “dritte”. Sono stata decisamente fortunata, perché non sempre in SL come in RL trovi persone che hanno voglia di stare a spiegarti.

        L.P.: E cosa pensa questa tua amica e “insegnante” dei tuoi progressi, è soddisfatta della sua “allieva”?

        C.Z.: Dice che è impressionata, positivamente, dalla velocità e dalla facilità con cui mi sono mossa. E poi spesso aggiunge: “chissà che combinerai fra 6 mesi”. Comunque il mio “segreto” sono le texture, che amo siano alquanto reali. Questo probabilmente fa la differenza.

        L.P.: Sicura di non essere mai stata prima in SL, che so con altri personaggi o per fare altro.. no eh? LOL

        C.Z.: No, no, giuro! Sai forse mi riesce facile la cosa perchè il pc e tutto ciò che è software mi ha sempre appassionata e quindi imparo sempre velocemente tutto ciò che è collegato informatica.

        L.P.: L’informatica è il tuo mestiere in RL?

        C.Z.: No, in RL mi occupo di montaggio video.

        L.P.: Un’attività per cui oltre che competenze informatiche e “tecniche” devi anche avere un certo gusto artistico o no?

        C.Z.: Sai Luciana, io credo che una donna deve avere sempre, in tutto quello che fa, quel pizzico di gusto, di cultura, la rende più femminile. Non credi?

        L.P.: Sicuramente. Senti, in questi mesi si è parlato molto di arte SL e del suo eventuale valore, sia artistico sia economico. Per te il building è anche una forma di espressione artistica?

        C.Z.: Sì, sì! Diciamo che per me ogni cosa, dovrebbe essere un arte, perché l’arte si fa con passione e con amore. Ora, il building in SL c’è chi lo fa con e chi lo fa senza amore, come del resto in RL.

        L.P.: E tu, immagino, lo fai con amore?

        C.Z.: Diciamo che se devo fare una qualsiasi cosa senza amore, preferisco non farla. Sono troppo pignola e se vengono male allora tiro fuori il peggio di me.

        L.P.: Che ne pensi delle polemiche relative all’abbandono di SL da parte del gruppo Rezzable e della loro decisione di rendere disponibile un copybot?

        C.Z.: Non entro nel merito della scelta, perché tra l’altro non ho seguito la vicenda, ma in generale giudico l’utilizzo dei copybot un modo volgare e meschino, non tanto verso la persona i cui contenuti si stanno copiando, quanto verso se stessi.  Perchè un conto è che io vada ad esempio da Scarlet, pensi “bello quel mobile, chissà come l’ha fatto?” e mi impegni a tentare di rifarlo, non per rivenderlo quanto per imparare. Ma cosa impari da un copybot? Certo i “grandi” rimangono tali, su questo non c’è dubbio, ma quella del copybot è una cosa direi “poco simpatica”.

        L.P.: Anche se sei appena sbarcata sul mercato di SL, hai già qualche riscontro del fatto che le tue produzioni piacciano?

        C.Z.: Beh, ti dirò che c’è già un traffico al negozio che non avrei davvero immaginato, nonostante che, appunto, abbia appena aperto. Sinceramente sono soddisfatta di quello che ho ottenuto finora.  Quando finisco un nuovo mobile e lo guardo a volte mi dico “Mizzica! E quello l’ho fatto io…

        L.P.: Per finire fatti una critica e formula un auspicio, liberamente, per la tua futura SL.

        C.Z.: Beh come critica ammetto che sono troppo pignola, lo dicono tutti. Al punto che rismonto tutto se vedo che c’è un millimetro fuori posto. Quanto all’auspicio è nel mio profilo e dice: “Ho iniziato da niente e di strada da fare ne ho ancora tanta”.

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          Luciana PinazzoEcco Luciana Pinazzo nuda per voi. Nuda e vogliosa, nuda e… Ma no, calma: fermi fermi, stop! C’è un inganno, c’è il trucco: Luciana Pinazzo non è nuda, eh no. O meglio non lo è come potevate pensare se avete cliccato solo per il titolo (preso a spunto da una simpatica frequentatrice di un noto forum italiano su SL). Ma io “nuda“, nel senso senza schermi, senza barriere, senza i limiti che RL ci impone, a me e a voi, lo sono davvero su Second Life. E qualche volta (controllate sul mio Flickr se non ci credete) posso anche far posare nuda il mio avatar, ma che sia nuda o vestita poco cambia, credetemi.

          Parliamo invece di un paio di cosette che mi stanno a cuore: se avete cliccato perché speravate di vedermi nuda per voi, forse siete parte di quei 30 mila che ogni secondo tutto l’anno cliccano su un sito “hot“. Per far che? Beh, principalmente per soddisfare bisogni  ed esprimere emozioni che nella vita reale e nelle relazioni interpersonali in RL non si riescono a soddisfare o esprimere. Per cui ci si rifugia in un’alternativa virtuale (mi ricorda qualcosa… magari una certa Second Life?) in cui non ci si possa apparentemente far male. Salvo che poi si rischia, a non stare attenti, non certo di diventare ciechi, ma semplicemente di perdere il contatto con la realtà.

          Leggetevi questo articoletto alquanto istruttivo e poi tornate qui (stamane sono stata dal mio medico e nell’attesa sfogliando un vecchio numero di D di Repubblica io l’ho fatto in RL, voi potete farlo sul web). Un punto mi ha colpito: “Di fronte a questo universo dove si  sperimenta un’onnipotenza facile, garantita, gratuita e senza contraddittorio è evidente che nessuna relazione con una persona “vera” può reggere al confronto. E infatti il primo effetto della dipendenza si ha all’interno della coppia”. Sarà per questo che (anche) su SL come in molte chat trovo tanta sofferenza dietro il visino sorridente e il corpo da bambaccione o da Barbie che si para puntualmente davanti al mio avatar?

          Roberta GreenfieldImmersa in questi pensieri me ne stavo, litigando un po’ con qualche giornalista su altri blog come quello di Roberta Greenfield tanto per non smentire la mia fama di rompiscatole duramente guadagnata in RL, quando una mia amica carissima (per quanto virtuale) mi ha raggiunto via mail annunciandomi che la sua RL è andata a pezzi. Dopo un periodo di crescenti tensioni si separerà dal marito, dovrà lasciare la casa dove ha finora vissuta, dovrà rimettere insieme le schegge e ricostruire da zero la vita sua.

          RL è anche questo, per questo SL ci piace e ci pare così promettente? Io spero non sia solo per questo, a me piace per mille altri motivi, ma non posso escludere l’ipotesi. Per intanto non mi resta che mandare un abbraccio virtuale ma fortissimo alla mia amica (il primo che si azzarda a dirle “povera” gli spacco il muso io…) e un bacio affettuoso e delicatissimo, più leggero del battito di ali di una farfalla, a tutte (e tutti, crepi l’avarizia) coloro che soffrono in RL. E che spero almeno in SL possano trovare un attimo di pace prima di rialzasi, raddrizzare la schiena e tornare a camminare in RL. Senza mai arrendersi. Un bacione Isa e coraggio. E un bacio a tutte voi, amiche mie.

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            Virus Warning

            Segnalato da Niegi Korobase Mon Jan 21 14:06:22 2008

            attenzione virusAttenzione: se in Second LIfe doveste ricevere l’invito da parte di qualcuno che dice di chiamarsi Mark Genesis Gallardo affinché accettiate di entrare a far parte della sua friendlist (la lista di amici), non accettate, poiché trattasi di virus.

            La notizia, girataci da Luciana Pinazzo che l’aveva ricevuta a sua volta da Niegi Korobase, precisa che nel caso di Gallardo si tratta di un virus del tipo “hard drive killer” piuttosto difficile da debellare.

            Al momento non sarebbe stato ancora identificato l’utente che si nasconde dietro al nominativo sopra riportato e che avrebbe introdotto il virus.

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            Best ofI talian Styles mallIl meglio della moda italiana riunita finalmente sotto uno stesso tetto: a tentare (e riuscire) nell’impresa è stata Annemarie Perenti, che il 2 maggio (dalle 13 SLT, ore 22.00 in Italia) inaugura ufficialmente Best of Italian Style, il nuovo centro commerciale sull’isola di Best of Italian dove la clientela internazionale (e italiana) potrà trovare abiti, gioielli, accessori, skin, shape, tatuaggi e quan’altro occorre per personalizzare il proprio avatar con uno stile raffinato ed elegante, all’insegna del miglior stile italiano appunto. Per l’inaugurazione sarà organizzata, presso l’adiacente sede del Jen Fashion Center, una sfilata-evento con una ventina di capi, portati in passerella da cinque modelle ed un modello, in rappresentanza di tutti i negozi presenti nella nuova struttura (che con un’architettura futuristica innova la forma piramidale elevando verso il cielo una stella che nasce dalla rilettura di un selciato storico, quello di Montecitorio a Roma); dopo la sfilata, attorno alle 14 SLT (ore 23.00 in Italia), partirà una caccia al tesoro destinata a distribuire ricchi premi a tutti coloro che risponderanno a facili domande di cultura generale sull’Italia.

            Best of Italian opening partyNel frattempo la nostra DJ, Tatanka, aprirà le danze nel dance club del Jen Fashion Center, per celebrare degnamente l’evento. Per tutti, inoltre, tantissimi freebie anche nei singoli negozi, dunque un evento assolutamente da non perdere, per rinnovare a zero lire (o pagando il giusto prezzo) il proprio guardaroba. Ad aiutare i presenti anche due nuove host bilingue (Italiano e Inglese), in grado di fornire informazioni e assistenza a tutti, oltre naturalmente alla sottoscritta e agli staff di Piazza Italia, land gemella (e adiacente) di Best of Italian. Dove siete tutti invitati a visitare i negozi di Ardigraf Design, B! Fashion, Babele Fashion, Baiastice, Beauty Avatar, Bolero Collection, Brenda Clellon, Cindy Looby, CR Fashion, DD Style, Heartcode, Lady Thera, Limited Edition, Musashi Do, Sartoria italiana, Stiletto Moody, Slag e Vanity Affair. Vi aspettiamo!

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