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Bryn Oh @it

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    Bryn Oh what the orphans saw cover

    Mamma mia, da quanto tempo non tornavo in Second Life per visitare un’istallazione artistica virtuale! Questa volta l’occasione mi è stata offerta dalla mostra di Bryn Oh (artista canadese attiva nel mondo virtuale di Linden Lab di cui Mondivirtuali.it ha parlato in più occasioni) intitolata “What the Orphans Saw” ospitata come sempre nella land di Immersiva.

    Bryn Oh What the Orphans Saw

    What the orphans saw

    Quello che vedono gli orfani di Bryn sono quadri, giostre, unicorni in lotta con nuvole e gatti e strani animali che sembrano un incrocio tra le giraffe e gli elefanti dalle gambe sottilissime di Salvador Dalì.

    Se andate a vedere l’esposizione state attenti: Bryn ha settato l’ambiente in modo che vi troviate al crepuscolo, con ben poca luce a disposizione.

    Bryn Oh What the Orphans Saw little secrets

    Oscurità custodisce piccoli segreti

    Serve, questa scarsa luce, a favorire un gioco a nascondino degli orfani, a rendere più intima la loro presenza e i loro segreti, a far volare la loro fantasia fuori dai limiti fisici dell’orfanotrofio e della loro condizione.

    Questo almeno è quello che ci ho visto io, voi andate a vedere e sappiatemi dire che sensazioni vi ha provocato.

    Bryn Oh What the Orphans Saw little orphans

    15 anni di Second Life non sono passati invano

    E’ un piacere constatare che nonostante 15 anni di attività e nonostante la moda di Second Life sia morta e sepolta da tempo, la piattaforma di Linden Lab si rivela tuttora un ambiente prolifico sotto il profilo della creatività dei suoi migliorie più attivi utenti. Dunque altri 15 di questi anni, Second Life (e complimenti a Bryn Oh, come sempre).

    Bryn Oh What the Orphans Saw the way

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      Bryn Oh Imogen cover

      Imogen Bryn OhLo confesso, ho dovuto attendere la segnalazione di Bryn Oh che l’esposizione Imogen and the pigeons, apertasi a inizio 2013 in Second Life, chiuderà nelle prossime settimane (immagino per fine ottobre) dopo aver attratto oltre 50 mila visitatori da tutto il mondo per riuscire a trovare il tempo per visitarla.

      Il problema di un mondo virtuale, nonostante li frequenti da anni, è l’essere “concorrente” con la vita reale nell’utilizzo del tempo di ciascuno di noi e siccome in questi anni di crisi di tempo realmente “libero” ce n’è sempre meno, almeno per la sottoscritta, impegnata a cercare di far quadrare i conti, ecco che anche lo svago e il piacere che può derivare da visitare istallazioni artistiche, partecipare a eventi, sperimentare nuovi dispositivi e tecnologie o semplicemente “perdere tempo” chiacchierando e ammirando sogni grafici al video del mio pc è sempre meno.

      Imogen Bryn OhImogen and the pigeons resta comunque una bella esposizione “immersiva ed emozionale” (per usare le parole di Honour McMillan) di un’artista che ho già avuto modo di ammirare più volte in questi anni, ad esempio presso la land italiana Mic gestita da Mexi Lane (aka Marina Bellini) e così non posso che consigliarvi di affrettarvi se ancora non l’avete vista e fare una gita a Immersiva e affrontare la nuova prova d’artista di Bryn.

      Una prova che mi pare riprenda e porti ulteriormente avanti la “cifra” vista già in Anna many murders e in Family Unit, il viaggio del visitatore dentro (letteralmente visto che si passa da una “scatola” all’altra) il viaggio dell’artista, con un movimento ascendente attraverso un labirinto fatto di ambienti, opere e atmosfere tra loro diverse ma accomunate da una certa crepuscolarità.

      Non voglio annoiarvi, Imogen and the pigeons è da vivere in prima persona più che da raccontare, così se non l’avete ancora vista o se non doveste aver fatto in tempo a vederla (se leggete questo pezzo dopo la chiusura dell’istallazione), vi lascio con un video caricato su Youtube dalla stessa artista canadese che nell’annunciare la prossima chiusura e rimozione dell’istallazione ha già fatto sapere di volersi mettere al lavoro per un nuovo progetto che spero potremo tutti godere presto, RL permettendo.

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      le professioni in Second LifeCome trasformare i limiti di Second Life in un’occasione per riflettere su quanto ha rappresentato in questi anni? Con sangue freddo e decisione. Antefatto: in queste settimane Baby Pooley, aka Ivonne Citarella (ricercatrice del Cnr che ho avuto modo di conoscere di persona al Vesuviocamp) sta presentando in SL il libro frutto delle sue ricerche, “Second Life tra opportunità professionali, gioco e formazione” per il quale ho avuto il piacere di scrivere uno dei brani contenuti nel terzo capitolo (dove sono riportati i contributi di alcuni “residenti” italiani di lungo corso del mondo virtuale della Linden Lab come Imparafacile Runo, Colpo Wrexler o Jaja Nishi, con gli anni divenuti tutti amici “reali”).

      Ma quali sono le professioni in Second Life? Invitato a dire la mia nel corso di una serata presso Du Demon Park, sono arrivato per scoprire che il mio voice non funzionava e non mi consentiva di parlare e neppure di ascoltare quanto gli altri dicevano. Ho dovuto quindi preparare in tutta fretta un riassunto di quello che è stata, più che il mio contributo al libro di Ivonne, la mia esperienza in questi anni in SL, cercando di essere sintetico ma anche completo nella mia trattazione, per annoiare il pubblico che mi poteva seguire solo tramite chat testuale. Vi ripropongo il testo del mio intervento su quali possano essere le professioni in Second Life e come e chi ci si possa maggiormente “divertire” sperando di stimolare ulteriori contributi e discussioni.

      Buona sera, scusate se debbo scrivere ma il mio voice ha dato forfait. Come forse sapreste in RL sono un analista finanziario e giornalista, dunque vengo pagato sostanzialmente per pensare e per scrivere. In SL ho provato a fare tante cose, dal gioco di ruolo agli avatar multipli, dall’uso di SL per creare immagini digitali come hobby ad un utilizzo professionale del mezzo, occupandomi di cose attinenti o meno alla mia professione RL.

      Bene: quando ho provato a fare il giornalista “in world” mi sono sempre annoiato a morte: ero pagato pochissimo in termini reali (un linden vale meno di un trecentesimo di euro) in proporzione al tempo impegnato, se avessi voluto far crescere quel tipo di attività avrei dovuto impegnare ancora più tempo e capitali per un mercato (gli utenti di SL) troppo piccolo rispetto agli investimenti che avrei dovuto predisporre. Lo stesso ragionamento è stato probabilmente fatto da molte aziende RL che pure erano entrate sull’onda dell’entusiasmo nel 2006-2007 (Gabetti, Fiat, Enel…) ma ne sono poi uscite: risultati troppo modesti rispetto all’impegno di soldi e di tempo richiesto (e per una certa difficoltà ad avere statistiche affidabili sui riscontri di ciascuna iniziativa).

      In compenso quando mi sono messo a fare cose diverse, in parte estendendo la mia professione RL (ad esempio occupandomi di comunicazione e pr), in parte “inventandomi” un nuovo mestiere (parlare di artisti, promuoverne la conoscenza da dentro SL verso il web con www.mondivirtuali.it e più in generale verso RL) ho scoperto che a fronte di basse barriere all’ingresso e requisiti iniziali non così impegnativi avevo spazio per sviluppare potenzialità latenti o che non avevo in RL tempo e modo di portare avanti. Tutto questo è abbastanza noto: in SL potete sviluppare voi stessi e i vostri interessi e se scoprite che sapete fare bene qualcosa, probabilmente ottenete risultati eccellenti (per un piccolo numero di persone al mondo anche in termini economici). Ma SL consente anche altro in alcuni campi specifici: SL è uno strumento, un ambiente, sociale, con un elevato impatto grafico.

      Dunque sono gli artisti, i grafici, i social manager (ma anche chi si occupa di disabilità e/o disagi relazionali) a potersi “divertire” maggiormente perché esiste un mercato dell’arte SL, esiste uno spazio per fare charity, esiste la possibilità di creare eventi con una buona eco per tematiche culturali, esiste la possibilità di confrontarsi in un ambiente con minori barriere rispetto alla realtà fisica quotidiana. Non è un caso se artisti come Bryn Oh grazie al crowdfunding riescono a raccogliere in pochi giorni 6 mila dollari per proseguire con la propria sperimentazione in SL, non è un caso se eventi benefici come Relay for Life riescono a raccogliere alcune centinaia di migliaia di dollari all’anno per la lotta al cancro.

      SL può servire e serve ad ampliare la realtà e a dare vita a progetti in grado di auto sostenersi in termini reali, per chi sappia sfruttarne al meglio i punti di forza che non sono pochi. Certo il “sogno” di diventare tutti novelli Rockfeller, anzi novelli Anshe Chung è appunto un “sogno” e come tale difficile da realizzare (se non, ripeto, per un numero esiguo di individui), eppure l’economia interna di SL regge anche a distanza di anni dall’hype mediatico e se Linden Lab riuscirà come spero a rilanciare sia la piattaforma (arricchendone gli aspetti sociali/interrelazionali e non solo l’aspetto “ludico”) sia a far crescere la platea di ulteriori mondi virtuali (cui potrebbe vendere servizi come il sistema monetario), un futuro di nicchia ma di nicchia “ricca” e interessante potrebbe concretizzarsi in tempi relativamente rapidi per questo tipo di piattaforme.

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        Bryn Oh at Mic

        Bryn Oh at Mic

        E’ in corso fino al 12 ottobre 2011 presso l’isola di Mic (Musei in Comune Roma) l’istallazione artistica “Family Unit” dell’artista canadese nota in Second Life come Bryn Oh, di cui ha avuto modo di parlare anche l’edizione italiana di Vogue in un articolo di Simona Lamonaca in cui si ricorda come Bryn (in RL una pittrice di Toronto) abbia da poco ottenuto una borsa di studio dal governo canadese finalizzata alla prosecuzione del suo percorso artistico “virtuale” già noto al grande pubblico grazie ai successi di installazioni come Immersiva e Anna’s Many Murders di cui Mondivirtuali.it vi ha parlato.

        Personalmene ritengo Bryn una delle artiste più interessanti tra quelle che ancora utilizzano la piattaforma digitale della Linden Lab, come mi conferma anche questa installazione in cui l’artista sembra utilizzare un tocco più delicato e “intimista” del solito, forse per via del tema, la propria famiglia. Lei stessa nel suo blog Bryn spiega: “E’ stata una sfida interessante realizzare una installazione per Musei in Comune Roma perché doveva essere basata più attorno ad un machimina della realizzazione che non la stessa installazione in 3D in world”.

        Bryn Oh at MicBryn Oh aggiunge che molti dei suoi lavori sono realizzati per sfruttare l’esperienza della navigazione in uno spazio tridimensionale e che un machinima ha solitamente lo scopo di catalogarli o narrarne la creazione. “Così questa installazione è un ibrido di qualcosa che il residente del mondo virtuale, che godrà la libera esplorazione (dell’installazione) insieme all’importanza di essere stata composta per l’esposizione RL del (relativo) machinima nel museo”. L’arte digitale esce dunque dalla piattaforma proprietaria della Linden Lab e diventa un’installazione reale, proseguendo un discorso interattivo che ha accompagnato tutte le installazioni e mostre organizzate in questi anni prima presso Experience Italy e poi al Mic dal team di Mexi Lane (aka Marina Bellini).

        Un’installazione ancora una volta molto interessante che vi consiglio di visitare, con un piccolo “aiuto”: se volete scoprire tutti i parenti di Bryn è di arrivare fino in fondo al percorso espositivo, attraversando il tunnel alla cui estremità si intravede una luce e, stando attenti a non cadere, proseguire in bilico verso il cielo fino a giungere a una sorta di “paradiso virtuale” in cui l’artista canadese ha collocato la rappresentazione dei suoi nonni mentre ascoltano alla radio la voce di George Bernard Show. Ulteriore conferma della capacità del mezzo elettronico di suscitare emozioni nell’artista che lo sa utilizzare (e in coloro che ne sanno ammirare il risultato) al pari di altri “medium” come il marmo, la tela o la pellicola cinematografica. Per visitare la mostra, eccovi un comodo “teleport“:

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        Bryn Oh Murders

        Bryn OhPerché Second Life? Perché è una piattaforma che consente non solo di creare ma di condividere contenuti creati da altri utenti, contenuti che vanno dai giochi di ruolo all’arte, realizzati attraverso una grafica 3D che in sé non è il “top” assoluto della tecnologia grafica, ma resta accessibile ad un numero molto elevato di utenti e continua da oltre cinque anni ad attirare creatori di contenuti e artisti da tutto il mondo.

        Riflettevo su questo quando una mail di Marina Bellini (aka Mexi Lane in SL), curatrice per i Musei di Roma in Capitale di numerose estensioni “virtuali” di mostre tenutesi nei musei capitolini in questi anni, dal centenario del manifesto futurista a Michelangelo e animatrice di riunioni ed eventi dedicati a vari temi presso l’isola di MiC (che ha idealmente preso il testimone della scomparsa Experience Italy) mi ha segnalato una nuova istallazione di Bryn Oh, una tra le artiste più rappresentative dell’arte digitale che la piattaforma di Linden Lab ha consentito in questi anni di sperimentare (autrice tra l’altro della land Immersiva di cui vi abbiamo parlato qui).

        Bryn Oh Anna's Many MurdersL’installazione in questione, da poco inaugurata, è intitolata “Anna’s Many Murders” (Marina/Mexi ne ha parlato su Piùblog) e riesce a sfruttare appieno la tridimensionalità e le possibilità di settaggio ambientale offerte dalla piattaforma, con una notevole ricchezza di dettagli e l’abilità dell’artista di creare le diverse scene ciascuna con i propri suoni e le proprie luci (oltre che la propria opera, spesso mutevole col passare dei minuti). Il pubblico, come sempre capita quando una proposta è valida, accorre alla spicciolata, per visitare tutto il percorso dell’istallazione senza che alcun media “mainstream” si sia interessato di riferire dell’evento, in Italia come all’estero (per quanto mi risulta).

        Bryn Oh Anna's Many MurdersCosì alla fine oltre a dover ringraziare Marina per il passaparola, mi domando se le periodiche polemiche tra la “comunità italiana” di utenti di Second Life e i media stessi abbiano un qualche fondamento al di là della suscettibilità personale, o se non siano il riflesso condizionato di una serie di limiti che il paese sta toccando con mano in questi mesi, risvegliandosi, forse, da un lungo sonno in cui pareva caduto da troppi anni (sonno nel quale la cultura è stata quasi completamente assente, non limitatamente al discorso delle nuove tecnologie e dei mondi virtuali).

        Chissà, voi intanto potete visitare l’istallazione di Bryn, se vi piace l’idea, seguendo il teleport qui sotto.

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        Immersiva

        Immersiva

        Immersiva, land creata da Bryn Oh, è una tra le sim più fotografate di tutta Second Life (e se la visitate capirete subito il perché). Un consiglio: prima di recarvi a Immersiva salvate il settaggio che la stessa Bryn (http://brynoh.blogspot.com) ha suggerito di adottare sulla pagine del blog di Bettina Tizzy (Npirl), il risultato varrà la pena. Di seguito i dati da segnarsi se volete registrarlo subito.

        Atmosphere:
        Blue horizon R=0.24 G=0.43 B=0.50 I=0.50
        Haze Horizon=0.65
        Blue Density R=0.08 G=0.21 B=0.39 I=0.39
        Haze Density=4.0
        Density Multiplier=0.36
        Distance Multiplier=11.6
        Max Altitude=586
        Lighting:
        Sun/moon colour is all set to 0.18
        Sun/moon position is 0.25
        Ambient is all set to 0.11
        East Angle is 0
        Sun Glow focus 0.1 size 1.81
        Scene Gamma is 1
        Star B is 0
        Clouds:
        Cloud Color is all 0.7
        Cloud Density x and y is 0.5 and D is 0.54
        Cloud coverage is 0.5
        Cloud scale is 0.53
        Cloud detail x and y is 0.5 and D is 0.12
        Cloud scroll x is 1.45
        Cloud scroll Y is .01

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