SL, il web e il giornalismo giurassico
Sempre più (inter)connessi i progetti e gli spazi italiani che in qualche modo fanno riferimento all’esperienza dei metaversi e dei social networks, in primis ma non solo Second Life e Facebook. Due fenomeni attorno ai quali, nota Marco Minghetti (autore della rubrica Aziende (in)Visibili sul metablog de Il Sole24Ore), si sviluppa spesso da parte dei media tradizionali un duplice fenomeno: prima lo stupore per il successo che essi sanno ottenere in poco tempo, l’adulazione / esaltazione delle loro capacità creative, poi (ci ricordiamo tutti il clamore dei casi di “pedofilia” o le denunce della “pornografia dilagante” su Second Life) la messa all’indice, l’attenzione morbosa a presunti casi di cronaca nera in qualche modo imputabili al nuovo mezzo “diabolico”.
“Non passa giorno che il giornalismo nostrano non persegua con pervicacia degna di miglior causa il tentativo di demonizzare, banalizzandoli, strumenti concorrenti con cui non si vuole (o non sa) confrontarsi. Il giornalismo tradizionale sembra accorgersi di Facebook solo quando c’è da metterne in luce i pericoli o per fare del sensazionalismo spesso fine a se stesso, naturalmente perfettamente controbilanciato da un fantozziano ossequio al potere costituito” scrive Minghetti, scatenando un coro di consensi e la sottolineatura, da parte di qualche utente più smaliziato, come Petronilla Paperdoll, che “lo schema comunicativo” rilevato per FB “è identico a quello applicato molte volte a Second Life. In entrambi i casi c'è poi un grave difetto di informazioni di prima mano, che - come minimo - è poco professionale”. Tema già affrontato un annetto fa dalla stessa Petronilla ma che resta evidentemente attuale.
Si domanda tuttavia Elena Zadro: “In questa discussione, ho la sensazione, che siano intervenute persone che amano il web. Mi domando: Siamo un gruppo ristretto che si ritrova per “darsi coraggio” e condividere le idee o è ora che in qualche modo, le regole, i valori, escano e siano raggiunti dalla massa?”. Bella domanda, cui Aquiladellanotte Kondor (reporter per Esse Elle Movie Magazine, ma non solo) risponde sconfortato: “Guardiamo con distacco l'omai sperimentato meccanismo sempre adottato in questi casi: notizie sul caso --> costruzione della bolla con false o esagerate aspettative--> notizie semiscandalistiche o fortemente negative --> scoppio della bolla --> reazioni di rigetto --> ridimensionamento della novità a favore dei media tradizionali che sempre ci sono stati e sempre ci saranno. Abbiamo già visto e abbiamo già dato (vedi SL). Purtroppo, come sempre, pagheremo cari i ritardi rispetto agli altri paesi, siamo la retroguardia del mondo industrializzato”.
Da analisti siamo cauti nel dare una risposta non credendo negli assoluti (se non in due fondamentali: la vita e la morte, entrambi sperimentati da tutti eppure conosciuti a fondo da pochi), ma notiamo dai numeri di Mondivirtuali.it/SLnn.it che l’autoreferenzialità è forte quando a parlare di Second Life e social network siamo “noi esperti” . Esempio concreto: l’articoletto dedicato a Luciana Pinazzo resta nuda, da settembre a oggi, ha fatto circa cinque volte il numeri di pageviews di quello dedicato a Rinascimento Virtuale, evento SL-RL di cui si è parlato in tutte le salse e non solo su questo o su pochi altri siti specialistici (anzi, siamo arrivati, con piacere, a vedere servizi sulla Rai dedicati a questo meritorio evento culturale ideato da Mario Gerosa, aka Frank Koolhaas).
Insomma, i “trucchi del mestiere” (sbattere il “mostro” in prima pagina, confezionare una copertina con una natica o un seno nudo, titolare con una certa pruderie, inserire keywords legate al sesso etc) pagano ancora più che non proporre contenuti “alti”. Del resto chi vi scrive ha ancora nelle orecchie quanto disse nel 1998 (parlando di televisione a pagamento, ma il concetto, mutatis mutandis, è applicabile anche a metaversi e social network) l’allora amministratore delegato di Mediaset, Maurizio Carlotti: a pagamento l’unica cosa che “tira” è il sesso spinto (porno con scene di penetrazione) o, per mercati di nicchia, contenuti altamente specializzati come operazioni chirurgiche (che all’epoca il gruppo italiano trasmetteva per alcune università di medicina in Francia) come potrebbero essere i blog dedicati all’arte o all’architettura virtuale di Roxelo Babenco (aka la marchigiana Rosanna Galvani) e Arco Rosa (aka l’architetto milanese Paolo Valente) o quello specifico per tematiche psico/tecn/logiche di Mind Clarity (aka lospicologo romano Marco Longo).
Eppure tra una scopata e la lezione di un premio Nobel esiste certamente un vasto territorio/mercato sia per i creatori di contenuti sia per i loro mercanti-veicolatori. E dunque? E dunque ecco che continuiamo a vedere tentativi di reciproca contaminazione, di proposizione dei contenuti dell’uno nel recipiente dell’altro, per tentare di trovare il mix vincente di contenuti e audience. Un esempio ulteriore? La collaborazione tra Uqbar e Nova100 che ha portato ad un appuntamento, “present_art”, grazie al quale si tenterà di mostrare ad un pubblico potenzialmente più vasto dei soli internauti-residenti, il lavoro di creativi ed artisti in Second Life “attraverso contesti culturali in cui è possibile arrivare direttamente alla loro opera senza ulteriori mediazioni”.
Un tentativo che potrebbe essere seguito da altre esperienze, in grado di abbattere direttamente la barriera tra SL e RL per tutti coloro che lo desiderino ovviamente (fermo restando il diritto di interpretare i metaversi e i social network come “stanze di compensazione” rispetto agli stress della vita quotidiana). In questo senso siamo curiosi di vedere quali saranno i risultati del barcamp tenutosi a Roma sabato 24 gennaio a cura del Progetto Kublai e fruibile anche sul web. Dai commenti che restano in bacheca a cose fatte emerge anche qui la consapevolezza che “il bisogno di comunicare del territorio è endemico” e che la comunicazione debba partire “dal basso”. Anche se, nota Patrizia Filippetti, “Occorre solo che sia maggiore consapevolezza, (ma) da parte di chi?”. Siamo di nuovo al punto di partenza: i nuovi strumenti della comunicazione possono consentire ad una comunicazione “dal basso” di raggiungere un ampio territorio/audience, specie se vengono diffusi in modalità cross mediale e senza steccati tra “virtuale” e “reale”. Ma questa potenzialità non basterà se non si riusciranno a rimuovere gli ostacoli che gli “incumbent” inevitabilmente pongono per tutelare la propria posizione. Per riuscire a rimuovere tali ostacoli crediamo occorra non essere autoreferenziali, dunque ben vengano proposte e occasioni di collaborazione: noi di Mondivirtuali.it/SLnn.it siamo a disposizione, chi vuole ci faccia un fischio o meglio ci mandi una mail.
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