Ning va a pagamento
Ning diventa solo a pagamento e per i tanti siti e comunità online dedicate a Second Life sono dolori. La celebre piattaforma di social networking ideata da Marc Andreessen finora prevedeva due modalità di fruizione: a pagamento, con la possibilità per gli utenti di ospitare contenuti pubblicitari incassandone i relativi ricavi, o gratuita, con l’obbligo in questo caso di ospitare inserzioni pubblicitarie i cui ricavi andavano a Ning stessa. La prima opzione secondo Ning già era rappresentava “oltre il 75% del nostro traffico”, ora per migliorare ulteriormente il proprio servizio Ning ha deciso di eliminare l’opzione free dal 4 maggio 2010.
Contemporaneamente la società ha iniziato a ridurre il proprio staff, a dimostrazione che “non esistono pasti gratis” e che nell’attuale incerto scenario competitivo nessuno si può permettere, se non al prezzo di perdite da ripartire tra i propri soci, di offrire per lungo tempo servizi e spazi gratuiti di qualità, ossia che richiedono costanti investimenti da parte dell’azienda promotrice.
Il caso è interessante per gli appassionati di Second Life e del web2.0 in genere, per molti motivi. Il primo e più banale è che la grande maggioranza dei siti e delle comunità online dedicate a Second Life e ai mondi virtuali su Ning era finora appoggiata alla modalità free e dunque entro fine giugno scomparirà. Così è iniziata una corsa verso altre piattaforme gratuite con funzioni simili a quelle di Ning.
Sono migrati ad esempio il Museo del metaverso di Rosanna Galvani (aka Roxelo Babenco), impegnato in queste settimane nella mostra d’arte contemporanea Viareggio Art Project e dotatosi del dominio www.museodelmetaverso.it, oppure Second Life Bloggers di Zoe Connolly che ha provato a trasfersi su Grouply, la piattaforma sviluppata da Mark Robins, solo per scoprirne i difetti, come ha spiegato la stessa Zoe, prima di chiudere il gruppo: "the big issue was the profiles were captured in Ning and migrated to Grouply in such a way as to send active individual emails as the default setting to everyone in the group, even people who had not yet officially created a profile on Grouply) e decidere di terminare ogni attività di SLBloggers che non sia in world (I did consider other options since yesterday, but the best one for me is to drop my involvement with any offGrid SLBloggers site)".
Passare da social network a blog, sia pure “aperto a collaborazioni e cooperazioni” è stata anche la scelta di Mario Esposito (aka Zygmunt Ballinger) per il futuro di Brain 2 Brain, che resta peraltro anche un gruppo aperto su Facebook, social network che ormai raccoglie oltre 400 milioni di utenti (di cui oltre 16 milioni in Italia) ma che tuttavia ha in questo periodo non pochi problemi in tema alla privacy e all’utilizzo da parte della società di Mark Zuckerberg dei dati personali degli iscritti (nonché all’eccessiva discrezionalità da parte della società nella gestione dei criteri di accesso o rimozione degli utenti al network medesimo).
Un ultimo aspetto interessante del caso Ning è che se è evidente che non esistono pasti gratis, altrettanto evidente è che qualcosa deve cambiare nella divisione dei ricavi generati dalla rete. Una rete che vive grazie ai contenuti sempre più spesso offerti dai suoi utenti oltre che da fonti professionali, ma che non remunera in alcun modo chi questi contenuti crea (se non attraverso la pubblicità, che però in larga misura dipende da variabili non controllabili dai creatori dei contenuti, legate sia all’andamento economico mondiale sia alla forza contrattuale dell’inserzionista o del centro media, come nel caso di Google con Adsense). La cosa è vera sul web ma è in fondo vera anche su Second Life, dove la discrezionalità della Linden Lab è totale e dove oggi potete essere una famosa stilista o un affermato builder e domani scoprire che il vostro account è stato cancellato o che Linden Lab ha bandito le attività in cui eravate impegnati. Così il caso Ning rafforza l’allarme già lanciato da Massimo Russo e Vittorio Zambardino in “Eretici Digitali” (da poco uscito per Apogeo) e invita tutti a riflettere su quale sarà il destino del web2.0 (di cui i mondi virtuali costituiscono uno dei tanti aspetti) e come potremmo dividere in futuro i crescenti ricavi che esso genera.