Gli alberi di Soror
Mentre “vecchie” graphic dreamer come Zhey o Maria Looming continuano a mettermi in difficoltà con nuovi ottimi lavori inseriti nel gruppo di Graphic Dreams su Koinup.com, avendo avuto qualche ora per riguardarmi con calma i circa 4.100 lavori inseriti debbo dire che si nota una crescente qualità e ricchezza tematica, con almeno una dozzina di nomi che meritano di essere segnalati su queste pagine nelle prossime settimane.
Il nome che vi propongo oggi è quello di Soror Nishi, una artista giapponese che in Second Life è diventata una builder celebre per i suoi alberi e giardini virtuali (alcuni dei quali a me ricordano molto quelli apparsi nel filmato di “Bruci la città” girato in Second Life sull’isola di Lapetus nel 2007 dallo staff della cantante italiana Irene Grandi), ma che non si è limitata alla piattaforma della Linden Lab creando nuovi lavori anche su Inworldz e Craft e che nel proprio blog (http://sorornishi.blogspot.com) si è detta molto preoccupata del futuro del mondo virtuale californiano, dal quale tra l’altro stanno per andarsene anche AM Radio e Feathers Boa (altre due grandi artiste virtuali di cui potete leggere meglio qui).
Ma oggi voglio parlarvi dei più recenti lavori di Soror, presenti anche nella sua gallery su Koinup.com. Lavori che colpiscono soprattutto per i colori netti, accesi, quasi psichedelici, lavori che vi invogliano a visitare di persona le land in cui Soros li ha installati, qualsiasi sia il mondo virtuale prescelto. Perché l’arte virtuale, in questa fase storica, resta sovente impermanente e, come già successo altre volte (si pensi alla installazioni Zero Point creata da Sabine Stonebender e poi andata distrutta per un problema relativo a un ritardato pagamento delle tier mensili della land, poi ricostruita ma in modo in larga parte differente), tra qualche mese o anno potrebbe non essere più fruibile in rete come esperienza interattiva in 3D.
Le immagini di Soror hanno dunque un valore testimoniale fondamentale, insieme alle centinaia di altre scattata dagli ammiratori della sua opera e raccolte su varie community di appassionati di foto e grafica online. In più ci mostrano come Soror abbia fatto un notevole lavoro anche sul suo stesso avatar, che è diventato di fatto un’opera d’arte esso stesso, di certo più funzionale a quel carattere “nomade” che Mario Gerosa qualche anno fa suggeriva potesse essere connaturato ad una piattaforma virtuale come Second Life.
ShareThis