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    Fortnite cover

    Buone notizie per gli utenti Android interessati a provare anche su mobile il popolare battle royale di Epic Games: la software house ha infatti comunicato che, a partire da oggi, la beta di Fortnite può essere scaricata e utilizzato da tutti gli utenti, senza necessità di ricevere un apposito invito.

    Il meccanismo per scaricare Fortnite per Android continua a non passare per il Play Store: per effettuare il download dell’installer, è infatti necessario collegarsi al sito di Epic.

    Le specifiche tecniche minime

    L’unica condizione da rispettare è quindi quella di utilizzare uno smartphone Android compatibile, ovvero equipaggiato con la versione 8.0 o sucessiva del sistema operativo mobile di Google, almeno 3GB di RAM e una scheda video 530 o superiore, Mali-G71 MP20, Mali-G72 MP12 o superiore.

    Epic ha peraltro stilato un elenco di smartphone che garantiscono la piena compatibilità con il titolo; se il vostro terminale non compare nell’elenco, valgono comunque i requisiti sopra riportati.

    Source: HD Games

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      gameboy nintendo

      Buone notizie per i nostalgici delle care vecchie console di gioco portatili: dopo essersi dedicata alle riedizioni di console storiche in formato “mini“, Nintendo ha depositato il brevetto di una custodia che trasforma qualsiasi smartphone in un GameBoy, oltre ovviamente a proteggerlo dagli urti.

      La notizia è trapelata in seguito alla pubblicazione, nei giorni scorsi, del brevetto della casa produttrice giapponese da parte del Patent and Trademark Office degli Stati Uniti.

      A giudicare dai disegni, si tratta in tutto e per tutto di una custodia per smartphone a forma di GameBoy come quelle particolarmente in voga negli ultimi anni: con la differenza che questa ha i pulsanti funzionanti, il che dovrebbe consentire giocare.

      La parte frontale della cover che riproduce l’interfaccia fisica del GameBoy infatti coincide con il touchscreen dello smartphone: quindi, premendo un pulsante del GameBoy, si preme indirettamente anche lo schermo dello smartphone, che rileva il tocco rispondendo con l’azione corrispondente all’interno di un videogioco.

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      Source: HD Games

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        Tra i partecipanti alla prima edizione di Milano Calcio City, primo evento dedicato interamente al gioco del calcio e alla sua cultura, c’era anche Orwell-VR, start-up milanese nata nel 2014 e attiva nel campo della realtà virtuale che ha mostrato al pubblico il suo primo titolo in realtà virtuale, giocabile tramite HTC Vive: Virtual Soccer Zone.

        Più che un’idea, quella di Virtual Soccer Zone è stata una proposta” afferma Andrea Antonelli, Ceo e fondatore di Orwell. “La Roma Calcio lo scorso anno ci ha chiesto di sviluppare e testare un videogame in realtà virtuale, nello specifico per eventi e fan-zone. Questo è il primo prodotto al mondo a rispettare queste caratteristiche.”

        Virtual Soccer Zone offre tre modalità di gioco: Goalkeeper (portiere), Striker (rigori) e header (colpi di testa); si può poi selezionare un arcade a tempo con un limite massimo di due minuti (perfetto per grandi eventi) o una libera. “A detta di molti, la modalità Striker è una delle più precise e divertenti sul mercato ad oggi” continua Antonelli.

        Oltre la Playstation: è made in Italy il calcio in realtà virtuale, tra rigori, parate e colpi di testa

        Il tutto funziona tramite HTC Vive, dispositivo per la realtà virtuale realizzato da una collaborazione tra il colosso dei videogiochi Valve e HTC. Il titolo non utilizza solo i due controller del set per la realtà virtuale: la modalità Striker si avvale dell’utilizzo di sensori prodotti dall’azienda americana Rebuff Reality e collegati al piede del giocatore.

        Rebuff Reality offre sul mercato quella che loro chiamano Trackbelt, dei sensori aggiuntivi da legare a braccia e gambe tramite una fascia velcrata. Il sensore rileva il movimento della gamba e lo riproduce in gioco.

        Ad ora non c’è nessun feedback che permette al giocatore di “sentire” realmente il rigore appena parato o il calcio appena tirato, ma Orwell sta lavorando per colmare anche questa lacuna. bHaptics è una società sud-coreana che produce una tuta e dei sensori aggiuntivi per la realtà virtuale che permettono al giocatore di ricevere un feedback quando svolge un’azione, aumentando così l’immedesimazione.

        Lo sviluppo è iniziato a dicembre dello scorso anno ed è terminato a luglio, il lancio è stato durante i mondiali di calcio del 2018. Il gioco è totalmente personalizzabile, dalle magliette al bordo campo e dispone di un sistema di sponsorizzazioni: “Una squadra può rivendere la parte di sponsorizzazioni e finanziare la licenza annuale del gioco” continua il fondatore di Orwell. Si può far passare qualsiasi tipo di pubblicità a bordo campo così da avere la massima visibilità durante fiere ed eventi.

        Oltre la Playstation: è made in Italy il calcio in realtà virtuale, tra rigori, parate e colpi di testa

        È un titolo anche pensato per bambini e famiglie, simile a Mario Party per le console Nintendo. Secondo Antonelli, Virtual Soccer Zone potrebbe avere anche un futuro come e-sport: è infatti in sviluppo anche una modalità competitiva.

        Luigi Colletti, responsabile del marketing, aggiunge che il titolo, con le possibilità offerte dalla realtà virtuale, può essere adattato e utilizzato nel settore medico come prodotto per la riabilitazione dopo infortuni: “La componente fisica attiva del gioco può aiutare i pazienti a recuperare mobilità dopo un incidente e possiamo creare sezioni adatte alla riabilitazione. Per vedere però questa componente realizzata servirà del tempo”.

        Source: Business Insider Italia

        Fortnite iOS

        Galaxy Note 9 è nuovamente protagonista di uno spot a tema Fortnite! Questa volta Samsung ha scelto di regalare il suo phablet top di gamma ad alcuni noti giocatori professioni di Fortnite (fortunato videogioco di cui Mondivirtuali.it vi ha già parlato), tra cui il celeberrimo Ninja e HarryKane, Ali-A e SSSniperwolf, fornendogli un simpatico kit che simula una cassa di rifornimenti all’interno della quale sono presenti – oltre a Note 9 – una vasta serie di gadget tra cui una scheda con le statistiche di ognuno degli streamer, cappello e occhiali a tema Galaxy Skin e molto altro ancora.

        Samsung punta fortemente alla collaborazione con Epic Games e ha già incentrato alcune delle sue campagne pubblicitarie attorno al popolarissimo battle royale, senza dimenticare che Fortnite è stato protagonista anche dell’evento di lancio di Galaxy Note 9.

        Insomma, assieme al suo tradizionale pubblico, Samsung sembra guardare con interesse anche alla nicchia di giocatori da mobile, al punto da considerare Note 9 come un vero e proprio gaming phone.

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        Source: HD Games

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          shadow warrior 2

          Shadow Warrior 2 è disponibile gratuitamente – nella versione per PC – all’interno della piattaforma GOG.com per altre 24 ore. Il titolo del 2016 è uno sparatutto in prima persona che pone un grosso focus sull’azione, offrendo un gameplay divertente e dinamico, accompagnato da una realizzazione tecnica molto curata, motivo per cui consigliamo a tutti gli amanti del genere di non lasciarsi sfuggire questa ghiotta occasione.

          Disponibile anche per PlayStation 4 e Xbox One, Shadow Warrior 2 viene proposto nella sua versione standard per PC e per poterlo scaricare vi basterà consultare il link proposto in Fonte ed effettuare l’aggiunta del titolo al vostro account GOG per averlo permanentemente all’interno della libreria. Qualora non disponiate di un account, potrete attivarne uno rapidamente utilizzando le vostre credenziali Facebook o in alternativa seguire la procedura indicata nel sito.

          Shadow Warrior 2 viene offerto gratuitamente come parte dei festeggiamenti per i 10 anni di GOG. Sono stati gli utenti della piattaforma ad aver votato SW2 come regalo più gradito, preferendolo a Firewatch e SuperHot. Segnaliamo che su GOG.com sono presenti anche altre interessanti offerte in occasione del decennale.

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          Source: HD Games

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          Intelligenza artificiale startup cover

          Non tutta l’intelligenza artificiale viene per nuocere. In parte serve anche per guarire: o almeno per aumentare le chance di riuscirci.

          Sono circa 2 mila i pazienti, in 50 ospedali intorno al mondo, i cui referti ogni giorno vengono esaminati anche dal software di Aidoc: start up israeliana nata nel 2016 da Elad Walach, Michael Braginsky e Guy Reiner e specializzata nell’uso di intelligenza artificiale (AI) per esaminare radiografie. Con un tasso di esattezza pari al 98% nel rilevare emorragie intracraniche, la specialità del sistema di Aidoc.

          Diagnosi più veloci ed errori ridotti della metà se l'intelligenza artificiale legge le radiografie

          La storia – che potrebbe essere inquietante se Walach non spiegasse subito che “il nostro sistema non sostituisce gli umani, ma si somma al loro lavoro, per offrire un aiuto in più” – inizia un decennio fa, nel ministero della Difesa israeliana: sostanzialmente, il posto dove si sperimentano le tecnologie più evolute al mondo.

          E più precisamente nel programma Talpiot, che seleziona ogni anno 30 giovanissimi candidati particolarmente promettenti disposti a firmare per essere formati per diventare “Technology leader”.

          Ognuno dei prescelti deve dedicare alla missione un decennio intero, durante il quale riceve un addestramento in informatica, con diverse specializzazioni: “Io ho studiato intelligenza artificiale fino a diventare capo del dipartimento AI delle forze aeree israeliane”, racconta Walach, oggi trentenne e chief technology officer della società, con alle spalle un’adolescenza trascorsa a scrivere algoritmi e a interessarsi a software, macchine intelligenti e affini.

          Dopo essersi conosciuti nel programma per talenti dell’esercito, i tre i fondatori di Aidoc hanno cercato di capire come indirizzare le conoscenze acquisite in ambito civile: “Volevamo trovare un campo di applicazione che aiutasse le persone e la sanità ci pareva interessante. Ci abbiamo studiato sopra e abbiamo capito che la radiologia era uno dei settori più promettenti. Negli ultimi anni è infatti aumentato del 75% il numero di esami radiologici a cui viene sottoposto ogni paziente, ma il numero dei dottori in grado di leggerli è rimasto uguale, se non diminuito”.

          I tre hanno così creato un sistema specializzato in patologie critiche, tecnicamente definito “decision support system” perché fornisce supporto ai dottori offrendo loro “un terzo occhio, una verifica ulteriore”, spiega Walach.

          Il cervello artificiale è stato nutrito con centinaia di migliaia di immagini di referti, ai quali venivano associate informazioni su quali fossero le condizioni del paziente; finché il sistema non è stato in grado di iniziare a valutare le radiografie che gli venivano sottoposte e di imparare dalle nuove casistiche che si presentano via: un esempio tipico di machine learning, macchine che apprendono da sole.

          Oggi siamo specializzati nel rilevare i problemi, come le emorragie cerebrali o fratture nella colonna verbale, le cui possibilità di risoluzione dipendono enormemente dalla capacità di essere riscontrati in tempo”.

          Walach snocciola statistiche confortanti, secondo cui grazie all’introduzione dell’intelligenza artificiale di Aidoc i tempi di diagnosi si sono ridotti del 60%, il numero di errori del 50% e le dimissioni dei pazienti avvengono conseguentemente più velocemente, con il 20% di tempo ospedaliero risparmiato. Quanto costi il software, che si scarica sulle macchine degli ospedali, non è dato sapere.

          Non posso entrare nel dettaglio, ma questo tipo di tecnologia ha un ritorno sugli investimenti chiarissimo, perché si riducono i costi legati ai ritardi e ai possibili errori, il che si traduce in maggiori ricavi per gli ospedali”. O, per lo Stato, nel caso auspicabile in cui la sanità pubblica possa interessarsi ai nuovi sistemi. Cosa cheinizia ad accadere anche in Italia, dove Aidoc ha avviato contatti che Walach definisce “interessanti”.

          I numeri finora sembrano dimostrare la validità dell’idea dei tre israeliani. Non sono quelli snocciolati dal boss, ma anche quelli del mercato: la start up, con sede a Tel Aviv, è cresciuta in due anni fino a 40 dipendenti e ha raccolto 13 milioni di dollari in due successivi round di investimenti.

          Certo, briciole in confronto alle cifre girate negli anni passati nel campo di altri servizi governati dall’AI come le auto senza conducente, o in certe start up della gig economy: eppure il primo serio round di Uber, nel 2011, raccolse 11 milioni di dollari; in quello successivo si passò a 37 e di lì in poi divennero colpi da mezzo miliardo.

          Ma non è un caso se i big del tech stiano tutti aprendo dipartimenti di AI in Israele, perché – spiega ancora Walach – a Tel Aviv sono praticamente imbattibili nel campo delle applicazioni pratiche. E proprio queste potrebbero in un futuro portare a scenari totalmente nuovi.

          Penso che l’AI inizi a essere in grado di formare se stessa. All’inizio stava a noi insegnare al computer cosa fare: ora costruisci un cervello e lui impara da solo. Nel futuro possiamo immaginare una macchina che costruisca da sola anche questi cervelli”.

          Un futuro distopico, in cui le macchine saranno prima o poi in grado di prendere il sopravvento (e, tra le altre cose, anche di rimpiazzare del tutto i radiologi)? Secondo il giovane israeliano, finito nella lista stilata da Forbes dei 300 più “influenti under 30 al mondo”, assolutamente no.

          L’AI è brava nell’eseguire compiti specifici, ma gli umani hanno una visione globale, olistica, non rimpiazzabile. E i radiologi non guardano solo alle immagini, ma sono parte di un team: per essere parte di un gruppo serve un essere umano. Nel prossimo decennio, insomma, non vedo rivoluzioni”.

          Certo, prosegue, “non so cosa possa succedere dopo perché le cose cambiano molto in fretta, ma fatico a credere che un cervello artificiale possa crescere fino ad arrivare ad avere ambizioni proprie e a prendere il sopravvento. E comunque non è questo quello che noi gli stiamo insegnando”.

          Source: Business Insider Italia

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          5G, come la tecnologia cambierà la nostra vita: ecco tutto quello che c’è da sapere Tecnoandroid

          Se ancora non ne siete a conoscenza, fra qualche anno ci sarà un forte cambiamento della propria vita quotidiana e ciò sarà dovuto dall’introduzione del 5G, la rete di quinta generazione.

          Le prime città italiane che beneficerrano di questa innovazione saranno: Milano, Prato, Roma Torino, Aquila, Matera e Bari. Salvo nuovi cambiamenti, il 2020 sarà l’anno in cui gli abitanti di queste città entreranno in una nuova dimensione. Mentre per tutti gli utenti mobili italiani bisognerà aspettare il 2022.

          Nel corso di questi anni abbiamo assistito sempre ad un netto cambiamento tecnologico, basti pensare agli anni 80 dove c’erano i primi dispositivi per comunicare; successivamente siamo passati al 2G con l’entrata degli sms e qualche gioco essenziale, ma l’entrata nel mondo digitale è avvenuta con la rete 3G.

          Infine, siamo arrivati al 4G la rete di quarta generazione che utilizziamo ad oggi sul nostro smartphone. Tale rete ha contribuito alla conoscenza delle video conferenze, del cloud e video streaming.

          5G: velocità, IoT e altre applicazioni innovative

          In attesa di scoprire definitivamente tutti i cambiamenti che porterà la rete di quinta generazione, alcuni operatori telefonici come ad esempio Tim, stanno effettuando in varie città italiane qualche esperimento.

          A Matera, è stato presentato un progetto di realtà virtuale che utilizzando la rete 5G, darà la possibilità di visitare a distanza i luoghi più interessanti della città attraverso una guida virtuale e di incontrare in VR (virtual reality) altri visitatori collegati in tutto il mondo.

          Un’altra applicazione con la realtà aumentata è stata presentata a Bari nel settore dell’Industria 4.0 per la manutenzione dei motori delle navi creata dal consorzio Bari-Matera 5G.

          Con l’utilizzo della rete di quinta generazione e la presenza di un visore AR (augmented reality), si potrà effettuare un’assistenza a distanza agli operai che dovranno eseguire il montaggio del motore di una nave.

          Tutte queste applicazioni saranno caratterizzate dalla diffusione della tecnologia IoT (internet of things). Tale tecnologia rivoluzionerà completamente il nostro modo di vivere.

          5G, come la tecnologia cambierà la nostra vita: ecco tutto quello che c’è da sapere Tecnoandroid

          Source: Tecnoandroid

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            Dividere il conto al ristorante, raccogliere il denaro per fare un regalo di gruppo oppure pagare le bollette di una casa in condivisione: tutte queste abitudini, comunissime specie tra i più giovani, rischiano di diventare ricordi del passato. Questo grazie all’avvento delle app di pagamento P2P (peer-to-peer), che permettono, a detta di chi le usa, di sostituire praticamente al 100% il cash e di semplificare molte operazioni quotidiane.

            Nell’ultimo anno ho usato i contanti solo due volte: per pagare la manicure e una fetta di torta alla vendita benefica della scuola. E se esco a cena fuori con gli amici non devo più vedere, a fine pasto, il caos di tre o quattro carte sul tavolo o perdere tempo a fare i conti. Uno paga con la sua carta e gli altri gli restituiscono quanto gli devono in pochi secondi via app”, spiega alla Bbc la trentaduenne Nikki Hesford, che usa regolarmente PayPal per acquisti e servizi e Venmo per gli scambi di denaro tra amici.

            Di proprietà della stessa PayPal, che consente i pagamenti tra privati anche attraverso la funzione Moneybox, Venmo è una delle tante app P2P – tra le più note a livello internazionale ci sono anche Zelle, Apple Pay, Facebook Messenger, WeChat Pay e Square Cash – che consentono di effettuare pagamenti tra privati in pochi secondi, grazie al collegamento diretto con il conto bancario o con la carta di credito o di debito.

            In Italia hanno già debuttato Circle, sviluppata da una società di fintech, che permette di scambiare denaro via chat e utilizza la tecnologia blockchain; Satispay, che consente anche scambi tra privati, oltre a poter essere usata per fare shopping; Tinaba, un “portafoglio virtuale” con varie funzioni, tra cui quella per dividere il conto al ristorante, e Jiffy, un sistema di pagamento già presente nelle app di mobile banking di molte banche.

            Servizi simili sono quelli offerti da Hype, sviluppata dalgruppo Banca Sella, che funziona senza conto corrente e attiva una carta di credito virtuale (oltre a quella fisica contactless), e da Postepay, che con un’app aggiornata consente di inviare o ricevere denaro, ma sempre appoggiandosi alla carta prepagata.

            I clienti più entusiasti sono soprattutto i giovani, che apprezzano molto la possibilità di scambiarsi denaro rapidamente e senza utilizzare i contanti. Come il trentatreenne Neeraj Vig, che ha scelto una app P2P per risparmiarsi la fatica di dover ricordare ogni mese al coinquilino di contribuire alle spese comuni.

            Invece di rincorrerlo con le bollette in mano gli mando un sollecito attraverso l’app Billbutler. Appena mi arriva il suo pagamento, provvedo a saldare il conto”. In sostanza, “non c’è più bisogno di perdere tempo a cercare un bancomat per poter ripagare un debito, o di impazzire a digitare i lunghissimi codici numerici che identificano i conti correnti per fare un bonifico”, sintetizza Alison Sagar, direttore marketing per il mercato Uk di PayPal.

            Il successo di questi servizi è testimoniato dai numeri: Zelle, una delle app P2P più diffuse negli Usa, è stata lanciata nel giugno del 2017 grazie alla collaborazione di 150 banche,e ha già gestito oltre 320 milioni di transazioni, per un controvalore di 94 miliardi di dollari. Solo nel secondo trimestre del 2018 le transazioni effettuate tramite Zelle sono state 100 milioni (+17% rispetto al trimestre precedente) per un totale di 28 miliardi di dollari in pagamenti (+11%).

            Non mancano però le preoccupazioni, specialmente sul fronte della sicurezza e della privacy, che rischiano di venire sacrificate sull’altare della comodità. A finire nel mirino sono in particolare gli aspetti “social” di queste app: con Venmo, per esempio, gli utenti possono includere emoticon – l’icona “pizza” viene usata ogni 20 secondi – e altri commenti quando si scambiano denaro.

            Ma se l’utente non controlla adeguatamente le impostazioni privacy, rischia di mettere a disposizione di completi sconosciuti una serie di dettagli sulle sue abitudini di consumo, incluse le spese per medicine, alcolici o spettacoli per adulti: alcune persone hanno anche scoperto le infedeltà del partner in questo modo.

            Proprio su questi e altri aspetti controversi Venmo ha raggiunto, lo scorso febbraio, un accordo con la Federal Trade Commission, che aveva indagato a partire da numerose segnalazioni. Inoltre, la diffusione di dettagli personali sui comportamenti di spesa espone gli utenti agli attacchi degli hacker: la stessa natura di queste applicazioni, che fanno da tramite tra l’utente e la banca, le rende potenzialmente vulnerabili agli attacchi informatici.

            Attraverso malware e e altre operazioni  – spiega Pedro Fortuna, cofondatore della società specializzata in sicurezza Jscramblergli hacker possono bypassare le tradizionali misure di sicurezza e truffare gli utenti senza che se ne accorgano”.

            Source: Business Insider Italia