Megvii messa al bando come Huawei?

Megvii messa al bando come Huawei?

Dopo il colosso tecnologico Huawei, il prossimo gruppo cinese ad essere messo al bando dal presidente americano Donald Trump potrebbe essere Megvii. Una mossa che pare tradire crescni timori statunitensi nei confronti della crescita della Cina in un settore come l’intelligenza artificiale.

Lo sviluppo del riconoscimento facciale

Megvii, fondata nel 2011, è un nome poco noto in Occidente, ma è la sviluppatrice del software di riconoscimento facciale Face++ (ne ne abbiamo già parlato). Si tratta di un servizio utilizzato da produttori di smartphone e pc come Lenovo per identificare elettronicamente i propri clienti.

Megvii finora avrebbe processato oltre 400 milioni di verifiche d’identità utilizzando il suo servizio di riconoscimento facciale per servizi di pagamento, bancari e altro. L’ex startup, che ha già visto entrare tra i soci finanziatori Ant Financial, braccio finanziario di Alibaba, starebbe valutando lo sbarco sul listino azionario di Hong Kong.

Megvii riconoscimento facciale

Usa temono uso discriminatorio tecnologia

Finora il riconoscimento facciale è stato usato in Cina per trovare bambini scomparsi, risolvere crimini e gestire il flusso del traffico urbano. Ma gli Usa e alcuni gruppi per i diritti umani ne citano l’utilizzo per la sorveglianza degli Uighurs (una minoranza cinese a prevalenza musulmana).

Megvii ha precisato che non realizza, né ottimizza, software per il riconoscimento su base etnica. E di non aver comunque accesso ai dati personali quando il suo software è utilizzato da autorità cittadine o locali. La società ha anche aggiunto di rendersi conto che potrebbero esservi “conseguenze non volute” legate all’uso dell’intelligenza artificiale (AI).

Donald Trump

Megvii: vogliamo avere un impatto positivo

Per questo già collabora con la comunità AI internazionale per essere sicura che i suoi prodotti abbiano “un impatto positivo sulla società”. Alla guerra come alla guerra. Nonostante le rassicurazioni di Megvii Trump potrebbe chiedere a colossi high-tech come Intel, Google o Microsoft di sospendere ogni fornitura al gruppo.

Se poi veramente la Cina faccia o meno un uso non corretto delle tecnologie su cui investe miliardi di dollari l’anno sembra essere un dettaglio irrilevante. L’importante è rallentare la scalata alla leadership tecnologica mondiale di Pechino.

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