Supermodelle digitali per l’industria della moda

Supermodelle digitali per l’industria della moda

Il settore della moda ha sempre avuto la capacità di attingere alla creatività e alla fantasia per spostare un poco più in là i propri limiti. Con l’avvento delle tecnologie digitali questo è ancora più vero. Mondivirtuali.it vi ha già parlato di come ologrammi e avatar siano stati utilizzati come manichini virtuali nelle vetrine di negozi reali.

Moda: la supermodella Shudu sul tappeto rosso dei Bafta

Ora essi stanno prendendo il posto di attori e modelli sul tappeto rosso a eventi come i premi Bafta, che il mese scorso hanno visto la supermodella Shudu sfilare insieme alle altre celebrities vestita di un abito lungo color oro disegnato da Swarovski.

shudu supermodella virtuale

Shudu si è messa in posa, ha sorriso ai presenti, ha postato le sue immagini su Instagram (ha oltre 173mila follower), ma lo ha fatto in un modo un poco diverso da tutti gli altri, perché Shudu esiste solo online essendo la prima supermodella digitale al mondo, creata dal fotografo di moda Cameron-James Wilson.

The Diigitals, un’agenzia in crescita

Wilson per creare Shudu si è ispirato alla Barbie Principessa del Sud Africa, ma anche a supermodelle reali come Alek Wek, Naomi Campbell e Iman. La risposta dell’industria della moda è stata molto positiva così Wilson ha dato vita a un’agenzia di modelle digitali, The Diigitals, che conta già su sette modelle (tra cui un uomo, Koffi, e un’aliena, Galaxia).

L’impatto del mondo online sul settore della moda è già stato ampio, avendo cambiando il modo in cui troviamo ispirazione e acquistiamo. Ma l’impatto più profondo deve ancora venire, col crescere dell’utilizzo di modelli generati al computer e dell’importanza della moda digitale.

Moda virtuale, dimenticate Second Life

Per quanto riguarda la moda virtuale, dimenticatevi Second Life: con piattaforme come CLO 3D, in grado di realizzare abbigliamento 3D iperrealistico, studenti di moda e giovani designer possono dare vita alle loro visioni senza dover realizzare innumerevoli campioni. Allo stesso tempo i marchi di moda possono creare archivi digitali delle proprie collezioni reali e utilizzarli per i propri shop online.

moda virtuale CLO 3D

Essendo ormai i capi d’abbigliamento virtuali iperrealistici indistinguibili da quelli reali in foto, questa tecnologia è non solo ultra-economica, ma consente a dati e informazioni di viaggiare più velocemente che mai dai produttori ai distributori fino agli acquirenti. Mentre l’utilizzo di supermodelle digitali è sempre più comune nelle campagne marketing al posto di modelli reali.

I casi Balmain e Carlings

Olivier Rousteing, stilista francese e direttore creativo di Balmain, ha aperto la strada. Rousteing ha utilizzato Shudu e due altre modelle di The Diigitals, Margot e Zhi, per una fortunata campagna pubblicitaria. Carlings Sweden è stato invece il primo marchio a offrire un’intera linea di abbigliamento solo digitale.

In sintesi, i clienti selezionano l’articolo che vogliono, lo acquistano e inviano a Carlings un’immagine di se stessi. L’abito selezionato viene inserito nell’immagine che può essere condivisa su Instagram. In un mondo dove essere significa apparire ed apparire soprattutto sui social media online, l’idea sta prendendo piede.

Moda digitale contro moda veloce

Ma il fine ultimo dei designer sembra più profondo: Carlings ha dichiarato di aver creato la sua linea digitale nel tentativo di combattere la minaccia ambientale legata al fenomeno della “moda veloce”. I ragazzi di oggi vogliono mostrarsi continuamente online con capi alla moda che non vogliono mostrare due volte. Eppure dichiarano di aver a cuore la tutela dell’ambiente.

Carlings digital moda virtuale

Il “fast fashion” digitale può essere un modo per aiutarli a esprimersi senza un impatto negativo per il nostro pianeta. Al contrario della moda veloce reale, con i suoi milioni di capi invenduti che dopo ogni stagione debbono essere smaltiti. E’ tutto molto bello in apparenza, ma potrebbe esserci un problema.

Una bellezza irraggiungibile?

Con l’industria della moda già sotto accusa per i suoi standard di bellezza quasi impossibili, utilizzare modelli digitali progettati con caratteristiche perfette e proporzioni irraggiungibili a un “normale” essere umano, rischia di alzare la barra ancora più in alto.

Wilson sembra pensare che non sarà così e che siano molto più pericolose le foto “ritoccate” di modelle reali che non modelle dichiaratamente digitali. Anzi: mentre i fotografi di moda spendono ore per eliminare digitalmente ogni imperfezione delle modelle reali fotografate, Wilson impiega ore a reintrodurre alcune imperfezioni.

L’impatto più grande deve ancora arrivare

In ogni caso sebbene le tecnologie digitali stiano cambiando la moda, il settore appare molto lento nell’accogliere la trasformazione e rispetto ad altre industrie (come ad esempio quella automobilistica) è ancora relativamente al “medioevo” in fatto di 3D.

Margot Shudu Zhi modelle iperrealistiche

Per questo avremo bisogno ancora di anni prima di poter valutare pienamente l’impatto che queste tecnologie avranno sul settore e sul nostro stesso concetto di moda.

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