Dividere conti e bollette? Con le app P2P basta un click, ma occhio alla privacy

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    Dividere il conto al ristorante, raccogliere il denaro per fare un regalo di gruppo oppure pagare le bollette di una casa in condivisione: tutte queste abitudini, comunissime specie tra i più giovani, rischiano di diventare ricordi del passato. Questo grazie all’avvento delle app di pagamento P2P (peer-to-peer), che permettono, a detta di chi le usa, di sostituire praticamente al 100% il cash e di semplificare molte operazioni quotidiane.

    Nell’ultimo anno ho usato i contanti solo due volte: per pagare la manicure e una fetta di torta alla vendita benefica della scuola. E se esco a cena fuori con gli amici non devo più vedere, a fine pasto, il caos di tre o quattro carte sul tavolo o perdere tempo a fare i conti. Uno paga con la sua carta e gli altri gli restituiscono quanto gli devono in pochi secondi via app”, spiega alla Bbc la trentaduenne Nikki Hesford, che usa regolarmente PayPal per acquisti e servizi e Venmo per gli scambi di denaro tra amici.

    Di proprietà della stessa PayPal, che consente i pagamenti tra privati anche attraverso la funzione Moneybox, Venmo è una delle tante app P2P – tra le più note a livello internazionale ci sono anche Zelle, Apple Pay, Facebook Messenger, WeChat Pay e Square Cash – che consentono di effettuare pagamenti tra privati in pochi secondi, grazie al collegamento diretto con il conto bancario o con la carta di credito o di debito.

    In Italia hanno già debuttato Circle, sviluppata da una società di fintech, che permette di scambiare denaro via chat e utilizza la tecnologia blockchain; Satispay, che consente anche scambi tra privati, oltre a poter essere usata per fare shopping; Tinaba, un “portafoglio virtuale” con varie funzioni, tra cui quella per dividere il conto al ristorante, e Jiffy, un sistema di pagamento già presente nelle app di mobile banking di molte banche.

    Servizi simili sono quelli offerti da Hype, sviluppata dalgruppo Banca Sella, che funziona senza conto corrente e attiva una carta di credito virtuale (oltre a quella fisica contactless), e da Postepay, che con un’app aggiornata consente di inviare o ricevere denaro, ma sempre appoggiandosi alla carta prepagata.

    I clienti più entusiasti sono soprattutto i giovani, che apprezzano molto la possibilità di scambiarsi denaro rapidamente e senza utilizzare i contanti. Come il trentatreenne Neeraj Vig, che ha scelto una app P2P per risparmiarsi la fatica di dover ricordare ogni mese al coinquilino di contribuire alle spese comuni.

    Invece di rincorrerlo con le bollette in mano gli mando un sollecito attraverso l’app Billbutler. Appena mi arriva il suo pagamento, provvedo a saldare il conto”. In sostanza, “non c’è più bisogno di perdere tempo a cercare un bancomat per poter ripagare un debito, o di impazzire a digitare i lunghissimi codici numerici che identificano i conti correnti per fare un bonifico”, sintetizza Alison Sagar, direttore marketing per il mercato Uk di PayPal.

    Il successo di questi servizi è testimoniato dai numeri: Zelle, una delle app P2P più diffuse negli Usa, è stata lanciata nel giugno del 2017 grazie alla collaborazione di 150 banche,e ha già gestito oltre 320 milioni di transazioni, per un controvalore di 94 miliardi di dollari. Solo nel secondo trimestre del 2018 le transazioni effettuate tramite Zelle sono state 100 milioni (+17% rispetto al trimestre precedente) per un totale di 28 miliardi di dollari in pagamenti (+11%).

    Non mancano però le preoccupazioni, specialmente sul fronte della sicurezza e della privacy, che rischiano di venire sacrificate sull’altare della comodità. A finire nel mirino sono in particolare gli aspetti “social” di queste app: con Venmo, per esempio, gli utenti possono includere emoticon – l’icona “pizza” viene usata ogni 20 secondi – e altri commenti quando si scambiano denaro.

    Ma se l’utente non controlla adeguatamente le impostazioni privacy, rischia di mettere a disposizione di completi sconosciuti una serie di dettagli sulle sue abitudini di consumo, incluse le spese per medicine, alcolici o spettacoli per adulti: alcune persone hanno anche scoperto le infedeltà del partner in questo modo.

    Proprio su questi e altri aspetti controversi Venmo ha raggiunto, lo scorso febbraio, un accordo con la Federal Trade Commission, che aveva indagato a partire da numerose segnalazioni. Inoltre, la diffusione di dettagli personali sui comportamenti di spesa espone gli utenti agli attacchi degli hacker: la stessa natura di queste applicazioni, che fanno da tramite tra l’utente e la banca, le rende potenzialmente vulnerabili agli attacchi informatici.

    Attraverso malware e e altre operazioni  – spiega Pedro Fortuna, cofondatore della società specializzata in sicurezza Jscramblergli hacker possono bypassare le tradizionali misure di sicurezza e truffare gli utenti senza che se ne accorgano”.

    Source: Business Insider Italia