Pokemon Go, le inutili polemiche d’agosto

Pokemon Go, le inutili polemiche d’agosto

Estate all’insegna del boom prima e delle polemiche poi per Pokemon Go. Il gioco che ha rilanciato in modalità mobile e anche in realtà virtuale (opzione peraltro onerosa in termini di consumo di batteria se non di dati) i celebri personaggi della Nintendo, è stato scaricato finora da oltre 100 milioni di utenti, ma ha scatenato polemiche.

Pokestop irrispettosi?

Pokemon Go parco ebrei in AlessandriaIn particolare molti hanno obiettato come sarebbe stato poco opportuno disporre i “pokestop” e le “palestre” presso musei, chiesi e siti di interesse storico. Si fa notare come sia poco rispettoso per questi luoghi vedere gruppi di ragazzini col capo chino sul proprio cellulare aggirarsi in caccia di Pokemon lì dove occorrerebbe mantenere un atteggiamento rispettoso.

Ogni opinione è lecita, ma mi pare che chi così si esprima dimentichi due cose: che i ragazzini di tutto il mondo e di ogni tempo tendono ad essere più vivaci degli adulti, indipendentemente dal luogo in cui si trovano e che molti dei luoghi in cui sono stati piazzati (tramite Gps, grazie alla collaborazione con Google) pokestop e palestre sarebbero altrimenti ignoti ai più.

Un gioco per scoprire il mondo

Non sto certo parlando di musei e chiese storiche che attirano milioni di visitatori ogni anno, ma delle piccole statue, delle targhe alla memoria, dei murales presso cui Pokemon Go propone bonus, attrezzi virtuali da utilizzare per far crescere i propri personaggi o palestre presso cui ingaggiare battaglie.

Io, per esempio, ho scoperto un piccolo parco in Alessandria (Piemonte, Italia) dedicato alla memoria degli ebrei deportati nei campi di concentramento nazisti, ma anche piccoli e grandi esempi di arte di strada e nuovi monumenti che adornano parchi pubblici, case private, scuole o parrocchie della mia città natia, realizzati negli ultimi anni e che non avevo mai visto.

Pokemon Go tra parcheggi e campi

Pokemon Go Spongebob AlessandriaIn Pokemon Go molti personaggi possono poi essere rintracciati in semplici parcheggi, ma anche vicino a campi, presso stadi piuttosto che università, in riva alla spiaggia o nell’atrio delle stazioni ferroviarie, per non parlare delle rotatorie stradali, spesso sede di piccoli e grandi monumenti e per questo ricche di Pokemon e pokestop.

L’idea di fondo è di portare il giocatore a esplorare il mondo intorno a lui, se poi qualche adulto avrà la voglia di spiegargli cosa sta guardando, a chi è dedicato il luogo in cui si trova, oltre al gioco (virtuale o meno) il ragazzino avrà appreso qualcosa in più del mondo reale.

Certo, occorre che l’adulto sia in grado di dargli informazioni utili, che lo accompagni, che non lo annoi inutilmente. Un impegno di tempo e di energie che troppo spesso gli adulti non sono più disposti a fare nei confronti dei ragazzi: più semplice criticare Pokemon Go che trovare il modo di “viverlo” assieme genitori e figli, no?

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