Facebook cancella 1,5 milioni di account di SL e mondi virtuali?

Facebook cancella 1,5 milioni di account di SL e mondi virtuali?

Facebook DAUsCi risiamo: su internet torna a circolare la notizia che Facebook cancellerà entro giugno oltre 1,5 milioni di profili perché non rispettosi dei Terms of service (Tos) del social network, che a fine marzo registrava 1,09 miliardi di utenti attivi giornalieri a fronte di 1,654 miliardi di utenti attivi mensili.

La notizia fa come prevedibile discutere animatamente gli utenti di Second Life, Imvu, Word of Warcraft e altri mondi virtuali e videogiochi, abituati a registrarsi al social network col nickname del proprio avatar anziché col proprio nome e cognome reale.

Cancellazione di massa, rischio credibile?

A parte il fatto che del presunto annuncio non si trova traccia nel sito della società americana, che essendo quotata a Wall Street è tenuta a diffondere comunicati ufficiali e non ad affidarsi al “passaparola” (cosa che fa ritenere la notizia l’ennesima bufala), se da un lato le dimensioni raggiunte da Facebook potrebbero far pensare che un simile atteggiamento sia plausibile, dall’altro viene da chiedersi quale beneficio concreto potrebbe avere il social network dal bannare lo 0,1% dei suoi account.

Nessun vantaggio concreto per Facebook

In termini di qualità del servizio non migliorerebbe nulla, proprio a causa dell’esiguità del numero di account coinvolti: mi è capitato per lavoro di fare pubblicità su Facebook per conto di alcune aziende clienti e posso assicurarvi che lo strumento è potente e altamente profilabile, per cui se non fossi interessato agli utenti di videogiochi o mondi virtuali potrei semplicemente escluderli dai miei target, senza che Facebook debba eliminare gli account.

La misura sarebbe poi inutile anche sotto il profilo della “veridicità” dei dati: non vi è realmente modo di sapere se “Mario Rossi” è realmente lui e non “Giovanni Bianchi“ o “Anna Verdi”, se non richiedendo a ogni iscritto di inserire il proprio codice fiscale o numero di cellulare o altro dato personale. Ma a quel punto sarebbe l’utente a essersi messo in una situazione antipatica, ossia ad aver fornito dati per i quali solitamente invoca la tutela della privacy in cambio di cosa, di poter fare chiacchiere sul web con persone che in parte vede ogni mattina al bar e in parte non conosce?

Social network e privacy, rapporto complicato

Facebook servers roomIn sostanza: per Facebook non vi sarebbero particolari vantaggi, per i suoi inserzionisti neppure, l’eventuale “blindatura” del social network rischierebbe di creare più di un problema sotto il profilo della privacy.

Quello che dovremmo imparare tutti a fare (in particolare i ragazzi) è non dare per scontato che i nostri dati personali saranno sicuri nelle mani dei gestori di un servizio sul web e pretendere che chi tratta i nostri dati ci garantisca che gli stessi non saranno utilizzati per scopi che non siano strettamente legati al servizio a cui vogliamo accedere o, peggio, venduti a terze parti.

Su questo Facebook e non solo Facebook avrebbero molto da dire, forse per questo nonostante le ricorrenti voci di “espulsioni di massa” di fatto nulla è mai accaduto. Se volete sapere come andrà a finire, continuate a seguire Mondivirtuali.it, anche tramite il nostro account su Twitter e la nostra fanpage su Facebook (ma ricordate: Mondivirtuali è anche su Flickr, su Pinterest, su Scoop.it e su Paper.li, oltre che su Youtube).

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