Realtà virtuale come oppio per le masse?

Realtà virtuale come oppio per le masse?

Virtuale - Roses Elektra FoxIl dibattito va avanti da anni, declinato ogni volta in base alla tecnologia emergente: offrire a un mercato di massa esperienze che sono state fino a quel momento appannaggio di un piccolo numero di ricchi è un bene o un male? Già Second Life ha dato a milioni di utenti la possibilità di immergersi in un ambiente virtuale in cui possedere ville e yacht, partecipare a party “esclusivi” e a sfilate di moda, è estremamente poco costoso, ma c’era sempre di mezzo lo schermo di un computer. Ora la tecnologia sembra pronta a offrirci dispositivi che renderanno impercepibile la differenza tra la realtà “reale” e la realtà virtuale e in molti tornano a paventare il rischio di finire col creare una situazione simile a quella raccontata nel film Matrix.

Realtà virtuale: per Nozick l’esperienza non basta

Simulare una realtà solitamente accessibile a pochi potrebbe diventare il nuovo oppio per le masse? I pareri sono discordanti. Il filosofo Robert Nozick, già nel 1974 aveva ipotizzato una “macchina dell’esperienza” in grado di simulare una realtà virtuale e si era poi chiesto: se esistesse “resteremmo collegati a questa macchina tutta la vita, pre-programmando le nostre esperienze?” La risposta di Nozick era negativa, se non altro perché “collegarsi alla macchina dell’esperienza ci confina a una realtà artificiale”, perché “non c’è alcun contatto vero con una qualsiasi realtà più profonda, per quanto se ne possa simulare l’esperienza” Forse, concludeva, “quello che desideriamo è vivere (un verbo attivo) noi stessi, a contatto con la realtà (e questo le macchine non possono farlo per noi)”.

Il virtuale piace alle corporation

Virtuale - Neal StephensonA distanza di 42 anni, molte delle più grandi e potenti multinazionali al mondo come Sony, Google, Facebook o Microsoft, stanno investendo miliardi di dollari per cercare di creare dispositivi di realtà virtuale per il mercato di massa, evidentemente convinti che il pubblico non attenda altro che collegarvisi. In effetti almeno in alcune aree del pianeta, come l’Asia, milioni di giocatori trascorrono molte ore online “immersi” in videogiochi e mondi virtuali come Word of Warcraft, Eve Online o la stessa Second Life, mentre imprenditori da Philip Rosedale a Luckey Palmer stanno cercando di realizzare la visione sugerita dal romanziere Neal Stephenson nel romanzo Snow Crash, del 1992, in cui attorno a un’America ormai controllata dalle grandi corporations esiste il “metaverso”, una realtà virtuale 3D condivisa su una rete mondiale a fibre ottiche dove ciascun utente viene rappresentato da un proprio avatar, un mondo parallelo a quello reale che però è in grado di interagire con esso in modi e per scopi molto concreti.

Un nuovo colonialismo (virtuale)?

Tuttavia l’idea di ricorrere a dispositivi di realtà virtuale di massa continua a non convincere chi cerca di realizzare un mondo migliore dell’attuale nelle realtà di tutti i giorni. Offrire collegamenti internet e dispositivi di realtà virtuale di massa ai poveri del mondo rischia di essere una nuova e più subdola forma di colonialismo, che rischia di generare reazioni, una volta che l’entusiasmo iniziale e le illusioni ad esso collegate siano venuti meno. In una intervista concessa a Wagner James Au da John Carmack, autore e programmatore di motori grafici per videogiochi (come Doom, Quake e Rage), dall’agosto 2013 Chief technology officer di Oculus Rift, sostiene tuttavia che tali argomenti sono fuorvianti.

Carmack (Oculus Rift): timori infondati

Virtuale - John CarmackSe delle persone nella propria vita non vogliono fare altro che leggere libri -spiega Carmack – fornire loro una libreria enorme non crea ad essi alcun danno, anche se ciò significa che avranno meno probabilità di essere coinvolti in altre attività”. “Se le persone stanno vivendo una vita virtuale felice, stanno vivendo una vita felice. Punto”. I timori sulla realtà virtuale sarebbero insomma destinati a venir meno, un po’ come è successo col cinema e con la televisione secondo l’esperto, che però ha forse una visione “di parte”. Voi che ne pensate, la realtà virtuale vi affascina, vi spaventa o vi lascia indifferenti? Se volete rimanere informati, continuate a seguire Mondivirtuali.it, anche tramite il nostro account su Twitter e la nostra fanpage su Facebook (ma ricordate: Mondivirtuali è anche su Flickr, su Pinterest, su Scoop.it e su Paper.li, oltre che su Youtube).

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