Sempre più turismo virtuale in futuro

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    marriott starwoodChe la tecnologia della realtà virtuale interessi i grandi operatori del turismo mondiale non dovrebbe stupire nessuno.

    Del resto la conferma che il turismo virtuale possa avere un futuro promettente viene dal fatto che sia Marriott che Starwood, due tra le maggiori catene alberghiere al mondo che pochi giorni fa hanno annunciato una fusione da 12,1 miliardi di dollari che creerà un colosso con 5.500 hotel in tutto il mondo dotati di 1,1 milioni di camere con un giro d’affari combinato di oltre 2,7 miliardi di dollari, hanno in questi anni sperimentato tale tecnologia sia pure in modi e tempi diversi.

    Starwood testò Second Life

    starwood second lifeLa prima a provare interesse per il turismo virtuale fu proprio Starwood, che già nel 2006 provò ad aprire un albergo nel mondo virtuale di Second Life allo scopo di testare nuovi layout e design, provare a vendere merchandising e fare ulteriormente conoscere il proprio marchio e i propri servizi.

    In questi esperimenti non fu sola, visto che anche Westin e Sheraton avviarono simili esperimenti, poi tutti terminati perché ci si rese conto che l’impegno richiesto per mantenere una presenza stabile e vitale in una piattaforma online come quella sviluppata da Linden Lab era ingente soprattutto in termini di risorse da dedicare e di attività da sviluppare, perché passata la curiosità iniziale in un mondo virtuale pochi o nessun utente verrà a visitare il vostro hotel se non gli date un motivo per farlo.

    Marriott teleporta in realtà virtuale

    Dal settembre 2014 Marriott ha invece iniziato a testare la possibilità di far provare ai propri clienti esempi di destinazioni virtuali grazie all’utilizzo dei visori 3D come Oculus Rift con l’iniziativa #GetTeleported.

    Marriott Oculus RiftL’idea è quella di attrarre potenziali nuovi clienti con servizi di turismo virtuale che vadano oltre i virtual tour che già oggi molte strutture alberghiere propongono grazie a Google Street View.

    In una intervista  Karen Olivares, responsabile marketing di Marriott, ha infatti dichiarato: “il turismo virtuale non sostituirà il turismo reale, ma l’industria dei viaggi spera che le persone che “assaggeranno” un frammento virtuale di una destinazione interessante, ad esempio facendo rafting lungo il Grand Canyon o un’escursione nella muraglia cinese, siano ancora più convinte ad intraprendere realmente” il viaggio per essere ospiti delle strutture alberghiere della catena in tutto il mondo.

    Che cosa occorrerà in futuro

    Il problema sarà, naturalmente, sviluppare programmi e contenuti adatti a sfruttare questa possibilità e migliorare gli stessi visori 3D, i cui primi esemplari per il mercato retail sono attesi nei negozi per il prossimo anno, anche se nessuna data di lancio è stata finora fissata (cosa che la dice lunga sulla prudenza che ancora domina il settore dopo tutti gli investimenti effettuati in questi ultimi due anni).

    Più in generale serviranno competenze, perché questo tipo di servizi richiede un lavoro certamente non trascurabile, come dimostra questo video del dietro le quinte dell’anteprima proposta da Marriott.

    Sarebbe tuttavia molto interessante che startupper, sviluppatori e creativi riuscissero a proporre questo tipo di servizio anche ad altri operatori turistici di minori dimensioni. Ci pensate cosa voglia dire poter proporre la vostra struttura, magari appena fuori dalle più note località italiane, ad un pubblico mondiale senza dover spendere centinaia di migliaia di euro, se non milioni, in pubblicità?

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