Parigi brucia, evitiamo ogni sciacallaggio

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    Parigi cover

    Parigi brucia, vittima di una notte di terrore in cui otto terroristi aprono il fuoco e gettano bombe in ristoranti, teatri e vicino allo Stadio di Francia dove lo stesso Francoise Hollande assisteva alla partita amichevole Francia-Germania. Il conto la mattina seguente è di 128 morti (tra cui gli 8 terroristi) e 192 feriti (2 gli italiani, per fortuna lievemente) tra cui un’ottantina in gravi condizioni.

    Il fatto di sangue più grave è avvenuto al Bataclan, un teatro nell’undicesimo arrondissement  (lo stesso dove ha sede Charlie Ebdo, già oggetto di un attentato nel gennaio scorso) dove stava suonando la band californiana degli Eagles Of Death Metal, salva per miracolo al contrario di una settantina dei circa 100 ostaggi inizialmente catturati dai terroristi.

    Parigi bruciaAltri attacchi hanno colpito un ristorante cambogiano del decimo arrondissement, Les Halles e appunto lo Stadio di Francia. Immediata la risposta del governo francese che ha chiuso le frontiere e dichiarato lo stato di emergenza a tempo indeterminato, fatto che consente di sospendere alcuni diritti civili e dare il via ad una caccia all’uomo nelle banlieue dove si sospetta che gli otto attentatori possano aver trovato complici e basisti.

    Non crediamo servano condanne, inni all’odio o recriminazioni per commentare questo gravissimo fatto che ha già centrato un primo obiettivo: quello di far salire nuovamente la tensione in Europa e rinviare l’atteso viaggio del presidente iraniano Hassan Rohani in Europa, le cui prime tappe sarebbero state oggi a Roma e il 16 e 17 Parigi.

    Notiamo piuttosto una cosa: nei mondi virtuali milioni di persone hanno imparato a convivere, creare assieme, godere assieme delle opere artistiche e d’ingegno degli uni come degli altri (come quella di Helhis Sorensen, autore di To all our friends around the world, merci che abbiamo voluto usare come immagine di questo articolo). Lo sforzo di tutti dovrà essere quello di riuscire a “contagiare” anche il mondo reale con questa stessa capacità di condivisione e fruizione di un unico bene comune. In fondo viviamo su uno stesso pianetino azzurro, non ci servono divisioni di razza, sesso, censo, religione, lingua, ideologia o nazionalità, ci serve la capacità di fruire tutti di risorse materiali e immateriali che dovrebbero servire per garantire una vita serena a chiunque sulla Terra. E’ così difficile da comprendere? Pare di sì.