Rosedale: con Second Life ho sbagliato

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    Philip Rosedale

    Philip RosedalePhilip Rosedale continua a crederci (e a provarci, con High Fidelity), ma finora i mondi virtuali non sono riusciti a far presa sulla massa.

    Second Life in particolare, tuttora attiva ma relegata a una nicchia di un milione scarso di utenti attivi in tutto il mondo, ha fallito, secondo quanto lo stesso Rosedale ha dichiarato al sito GeekWire dopo aver parlato nel corso della conferenza SEA VR sulla realtà virtuale tenutasi pochi giorni fa a Bellevue, perché utilizzare solo tastiera e mouse per interagire comportava per gli utenti una curva di apprendimento troppo onerosa.

    In media, ha ricordato Phil, per “giocare” a Second Life al meglio occorre spendere 40 ore per apprenderne tutti i comandi: troppo decisamente, tanto che molti utenti abbandonano dopo aver provato solo poche ore a giocare in Second Life.

    In verità sospetto che questo sia solo uno degli aspetti, altri potendo essere il fatto che Second Life è un mondo virtuale essenzialmente dedicato a chi vuole creare contenuti più che a chi voglia fruirne, anche per i limiti di cui sopra (e non è detto che tutti vogliano creare contenuti) e perché come “gioco” manca di regole e obiettivi.

    Philip Rosedale ha comunque ammesso: “All’epoca sono stato troppo ambizioso. Pensavo dovessimo solo capire come usare un mouse e farlo. Ma è stato troppo difficile”.

    Ora però la realtà virtuale potrebbe offrire una seconda occasione a piattaforme come Second Life: mentre prima occorrevano ore per capire come fare le cose a colpi di mouse ora in pochi minuti si può capire come farle, più intuitivamente, con i nuovi dispositivi manuali e visori 3D per realtà virtuale. Inoltre l’esperienza che si può ora ricavare da un mondo virtuale sperimentato in versione “realtà virtuale” è molto più immersiva e realistica.

    Questo significa, credo, che finalmente vedremo un balzo nel numero di persone che vogliono prendere parte a questa esperienza” ha aggiunto fiducioso Phil che ha precisato come i rapporti con Linden Lab siano rimasti buoni e come la sua ex società sia stata anzi tra i primi investitori in High Fidelity, ma abbia preferito separarsi per ripartire da capo.

    E’ incredibile quanto poco le persone riescano a capire l’idea di spazi virtuali condivisi” ha poi concluso Rosedale che trova tutto questo “sconcertante, perché abbiamo dimostrato che si sbagliavano (a non crederci, ndr) con Second Life”.

    Penso che la gente ancora non capisca tutte le cose buone che ci sono state e come le persone abbiano utilizzato Second Life e perché la stiano utilizzando ancora oggi. Ma è divertente lavorare su qualcosa di futuristico e difficile da capire”. Un concetto che in Italia ancora meno che negli Stati Uniti trova investitori disposti a condividere, purtroppo.

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