Landmark Entertainment punta sui parchi virtuali

Landmark Entertainment punta sui parchi virtuali

Landmark Entertainment KongfrontationNel campo dell’intrattenimento per bambini e famiglie i parchi di divertimento tematici sono da anni uno dei business potenzialmente più profittevoli ma hanno un difetto: gli elevati costi fissi e variabili che fanno sì che per essere realmente profittevoli debbano essere visitati da milioni di visitatori ogni anni, con tutti i problemi di affollamento e ritardi nella fruizione delle singole attrazioni che questo spesso comporta.

Ora l’americana Landmark Entertainment, che già gestisce alcune attrazioni nei parchi Universal Studios Hollywood e Paramount Park ma anche in alcuni grandi hotel di Las Vegas come Hilton, Venetian e Caesar’s Palace, ha pensato che la soluzione potrebbe essere quella di fare in modo che possiate visitare le attrazioni senza muovervi da casa. Come? Attraverso dispositivi di realtà virtuale (VR).

Per questo la società ha già raccolto nuovi capitali per sviluppi VR e conta ora di sviluppare una serie di progetti nel corso dei prossimi tre anni. In un recente comunicato stampa il fondatore e Ceo di Landmark Entertainment, Tony Christopher, sottolinea come “alle persone piaccia che tutti i loro sensi siano sollecitati” ma che finora l’idea di utilizzare profumi e sedili mobili assieme a proiettori 3D per creare attrazioni “4D o 5D” si è rivelato “il modo più difficile” di realizzare questo genere di intrattenimento.

Così quando il tema della realtà virtuale è tornato di prepotenza sulle pagine dei giornali oltre che ad eccitare gli investitori privati, Christopher ha capito che era arrivato il momento giusto per provare a fare qualcosa di diverso. All’inizio dello scorso anno Landmark Entertainment ha iniziato a valutare l’idea di sviluppare un parco di divertimenti virtuali e in soli tre mesi è riuscito a raccogliere un primo finanziamento da un gruppo di investitori cinesi.

Quando Facebook ha acquistato Oculus Rift Landmark Entertainment ha capito di essere sulla strada giusta. Il primo progetto che dovrebbe vedere la luce, L.I.V.E. (Landmark Interactive Virtual Experience), sembra un ponte tra le attrazioni che finora Landmark Entertainment ha creato e gestito e il parco di divertimenti virtuale del futuro. Si tratterà di centri “mixed reality“, da aprire in Cina (e forse in futuro in altri paesi) dove i visitatori potranno visitare le attrazioni e i negozi ma anche, con dispositivi VR, zoo virtuali, acquari, gallerie d’arte digitali e musei. La creazione dei primi di questi centri dovrebbe iniziare nei prossimi 12-18 mesi.

Christopher nel comunicato si spinge oltre e spiega che in futuro Landmark Entertainment intende creare dei parchi virtuali che potranno essere visitati attraverso dispositivi VR da chiunque nel mondo senza la necessità di spostarsi fisicamente da casa propria e che il passo successivo sarà quello di riuscire a lanciare una sorta di “servizio quotidiano”, un’esperienza di intrattenimento virtuale a cui le persone possano desiderare di avere accesso ogni giorno.

Project SansarChe poi possa rivelarsi più simile al Project Sansar di Linden Lab o a Sword Art Online è difficile capirlo al momento, tanto più che sino al 2018 non lo vedremo sul mercato, una data scelta non a caso dato che Christopher sembra credere che dispositivi VR come Oculus Rift, la cui versione consumer dovrebbe debuttare già il prossimo anno (consentendo eventualmente a Linden Lab di aprire la fase beta pubblica di Project Sansar di lì a pochi mesi dopo), avranno bisogno di almeno un paio d’anni prima di diventare un prodotto in grado di essere “mass market”.

Per Landmark Entertainment la realtà virtuale è dunque al tempo stesso un’occasione da sfruttare ora che è “calda” ma anche un modo per diversificare il proprio business e non dipendere così strettamente dai risultati di parchi tematici e attrazioni negli hotel. Ma perché abbia successo i numeri non potranno essere quelli limitati di Second Life. Con quei numeri solo Linden Lab è in grado di guadagnare e a Christopher e ai suoi investitori cinesi non interessa di certo perdere.

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