Lavorare per gioco o giocare per lavoro?

Lavorare per gioco o giocare per lavoro?

Si parla tanto di “gamification” ma avete mai pensato come mai lavorare per gioco sia un tipo di attività che ha avuto così successo nei video giochi e in mondi virtuali come Second Life? In un paper intitolato“Lavorare per l’uomo: contro il paradigma occupazione nel videogames” (“Working for the Man: Against the Employment Paradigm in Videogames”) il critico Steven Poole sostiene che in realtà la maggior parte videogiochi imitano un paradigma del tipo salario-schiavi.

lavorare per gioco - modelle second lifeCi “assumono” per posti di lavoro immaginari, senza senso, che replicano le strutture di lavoro del mondo reale”, spiega Poole, aggiungendo che questo modello rappresenta una “realizzazione sorprendentemente letterale” delle teorie di Theodor Adorno e di Max Horkheimer, di oltre sessanta anni fa, secondo le quali il divertimento nel capitalismo moderno altro non è che un’estensione del lavoro.

Se in Italia qualche cantante sale in cattedra e sostiene la bislacca idea (subito applaudito dai datori di lavoro, naturalmente) che specie i più giovani non dovrebbero essere pagati per lavorare, perché in fondo stanno già “guadagnando” esperienza, quasi che per loro il lavoro fosse un gioco, negli Usa, paese che forse del capitalismo moderno ha sperimentato qualcosa più che l’Italia, nessuno si sognerebbe mai di sostenere che una risorsa umana debba essere sfruttata “gratis”.

lavorare per gioco - DJ second lifeAllo stesso tempo, tuttavia, i giocatori dicono di “battere” un gioco (ottenendo dunque una gratificazione) nel momento in cui sono state portati a termine gli obiettivi principali. E tuttavia, aggiunte sempre Poole, nella maggior parte dei casi questi giocatori fanno semplicemente ciò che il gioco chiede di loro, come “bravi lavoratori” che nulla in più chiedano al loro padrone di quello che lo stesso padrone offre loro.

In qualche senso dunque “giocare” a Farming Simulator o impegnarsi in attività lavorative dentro video giochi e mondi virtuali costituisce una forma di estensione del lavoro reale, pur venendo universalmente definito “tempo libero”. Non è dunque per nulla sorprendente che anche negli Usa (e in tutto il mondo) stiano rapidamente prendendo piede tecniche di “gamification”, che cercano di rendere i lavori più attraente grazie all’aggiunta di una patina di gioco e non con maggiori incentivi economici, o una partecipazione più attiva dei lavoratori alle decisioni dell’azienda.

lavorare per gioco - poliziotto second lifeNon sarà che il lavoro “nobilita l’uomo” ma soprattutto se lo si rappresenta come un gioco renda sempre più gonfie le tasche di sempre meno “pochi felici” a discapito di una massa di anonimi lavoratori-giocatori che verranno illusi per tutta la vita di poter raggiungere obiettivi sempre più gratificanti, che di fatto non sono altro che un’ulteriore estensione della loro attività lavorativa, senza alcune concreta remunerazione?

Forse è venuto il tempo di riflettere sulle tematiche del gioco e del lavoro da un punto di vista meno accondiscendente alle fin troppo tutelate esigenze del capitale e delle aziende, voi che ne pensate? Se volete restare aggiornati su questi e altri temi legati ai giochi e al lavoro, non vi resta che seguire Mondivirtuali.it, anche tramite il nostro account su Twitter e la nostra fanpage su Facebook (ma ricordate: Mondivirtuali è anche su Flickr, su Pinterest, su Scoop.it e su Paper.li, oltre che su Youtube).

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