High Fidelity assume Bailenson e Perlin

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    High Fidelity assume

    Anche High Fidelity (società che sta sviluppando l’omonimo mondo virtuale, attualmente in fase alpha e con 40 ambienti e un primo marketplace già online) sta sta assumendo.

    Seguendo il recente flusso di annunci di passaggi di manager ed esperti game designer e ingegneri del software a case come Microsoft (per Hololens e Xbox) e Oculus Rift (controllata di Facebook), anche la startup dell’ex “papà” di Second Life, Philip Rosedale, ha annunciato l’ingresso nel proprio staff col ruolo di “advisor” di due “pesi massimi” del settore come Jeremy Bailenson e Ken Perlin.

    Chi sono i nuovi arrivi in High Fidelity

    High Fidelity Perlin BailensonPerlin in particolare è un esperto di animazione ed espressioni facciali mentre Bailenson dirige il Laboratorio di Interazione Umana Virtuale a Stanford dove studia come gli esseri umani comunicano e percepiscono gli altri come avatar.

    Tutto bene, eppure il dubbio che non basti sperare che i mondi virtuali immersivi privi di regole di gioco siano di per se stessi un ambiente che gli utenti vorranno adottare in massa resta.

    Basta infatti vedere come sono andate finora le cose. Second Life ha migliorato grandemente con gli anni la qualità dei propri avatar e delle interazioni tra questi e l’ambiente virtuale in cui si muovono, eppure non è mai riuscita ad avere più di un milione di giocatori attivi ovvero 65-75 mila giocatori contemporaneamente presenti sulla griglia.

    Quale sarà il modello vincente?

    High Fidelity Alpha HomesteadsAl contrario Minecraft dove le forme sono solo cubiche e i dettagli grafici necessariamente inferiori è stato adottato da una base di oltre 100 milioni di utilizzatori.

    Il dubbio su quale sarà il modello di riferimento per i mondi virtuali di prossima generazione è dunque legittimo, così come resta legittimo dubitare che la realtà virtuale, malgrado gli sforzi che stanno facendo tanti grandi gruppi per quello che riguarda i dispositivi hardware, possa mai divenire uno standard “de facto” dell’internet del futuro.

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