Dreamworks Animation parlerà giapponese?

Dreamworks Animation parlerà giapponese?

Dreamworks AnimationIl settore dei contenuti è in fase di rivoluzione negli Stati Uniti, dove dopo il fallito acquisto di Time Warner da parte della 21st Century Fox di Rupert Murdoch (proprietario del gruppo Sky) sembra si sia scatenata la caccia alla preda più grande e appetibile. La prossima a cadere secondo le voci che circolano in questi giorni a Wall Street potrebbe essere DreamWorks Animation, le cui azioni hanno perso il 37% negli ultimi 12 mesi a Wall Street  a causa di deludenti risultati ai botteghini di film come Turbo (salvato dai risultati all’estero, ma deludente in casa dove ha incassato solo 83 milioni di dollari, il film, costato 135 milioni di dollari, ha incassato in tutto poco meno di 283 milioni, non andando oltre il 90esimo posto tra i film di animazione in 3D nella classifica di tutti i tempi) piuttosto che Mr. Peabody & Sherman (che è andato se possibile anche peggio: 111,5 milioni incassati negli Usa, 161,4 in giro per il mondo, per un totale di poco inferiore ai 273 milioni, a fronte però di 145 milioni di costi di produzione, la pellicola si piazza al 74 esimo posto tra i film di animazione 3D nella classifica di tutti i tempi).

 

A comprare DreamWorks potrebbe essere la giapponese Softbank, che negli Usa già controlla il terzo maggior operatore telefonico mobile, Sprint (ed ha dovuto rinunciare a rilevare T-Mobile US a causa dell’opposizione dell’Antitrust Usa) e a cui non mancano certo i capitali necessari all’operazione. La società è infatti titolare di una quota del 30% del marketplace cinese Alibaba, che qualche giorno fa ha debuttato a razzo a Wall Street dove al momento gode di una capitalizzazione di poco meno di 219 miliardi di dollari, come dire che il 30% di Softbank se fosse ceduto sul mercato potrebbe fruttare quasi 66 miliardi di dollari, oltre 27 volte la capitalizzazione di DreamWorks (circa 2,4 miliardi). L’assegno sarebbe già pronto: secondo indiscrezioni Sofbank offrirebbe 32 dollari per azione, un 43% più del prezzo di chiusura di DreamWorks venerdì 26 settembre (ma già lunedì 29 settembre il titolo è balzato all’insù del 26% chiudendo ad oltre 28 dollari), pari ad una valutazione attorno ai 2,65 miliardi per il 100% della società.

 

SoftbankL’unico problema sarebbe la volontà di Jeffrey Katzenberg (cofondatore con Steven Spielberg e David Geffen nel 1994 di DreamWorks, dopo aver abbandonato Walt Disney imputando al gruppo il mancato riconoscimento dei suoi meriti di “salvatore” della divisione animazione con progetti di successo come Il Re Leone e che ha poi scorporato la divisione animazione di DreamWorks portandola in borsa nel 2004), che forte dei successi di pellicole da lui prodotte, in particolare Shrek e Shrek 2, mirerebbe ad un accordo con un grande gruppo editoriale di cui prendere le redini come amministratore delegato. Ma difficilmente il numero uno di Softbank, Masayoshi Son, si farebbe da parte. Son peraltro deve stare attento: ha già mancato l’acquisizione di Universal Music Group dalla francese Vivendi e appunto delle attività statunitensi della tedesca T-Mobile, una situazione insolita per un manager che negli ultimi 5 anni ha promosso acquisizioni per complessivi 51 miliardi di dollari e che potrebbe infastidire i suoi azionisti di fronte a ulteriori insuccessi.

 

Se gli abboccamenti con Katzenberg non dovessero andare in porto Softbank (o qualche suo concorrente cinese) secondo l’agenzia Bloomberg potrebbe comunque provare a bussare ad altre porte come quelle di Lions Gate Entertainment (produttrice di Hunger Games), piuttosto che a società più “tecnologiche” come Imax o RealD. Che Hollywood e in particolare l’industria dell’animazione digitale si stia preparando a parlare sempre più cinese e giapponese è del resto evidente. La stessa DreamWorks ha già dato vita, nel 2012, a Oriental DreamWorks, in joint venture con tre società cinesi (China Media Capital, Shanghai Media Group e Shanghai Alliance Investment) che di Oriental DreamWorks posseggono il 55% complessivo. Oriental DreamWorks sta producendo con la casa madre Kung Fu Panda 3, il cui debutto ai cinema è atteso per il 2016. Lo stesso Alibaba, partecipato come detto da Softbank, non è rimasto a guardare e dopo aver investito in Youku Tudou (società che gestisce i più importanti siti cinesi di online video) ha annunciato a luglio un servizio di video in streaming che sarà sviluppato assieme a Lions Gate.

I contenuti restano dunque un elemento di successo, ma non è detto che siano i produttori di contenuti ad emergere come vincitori: se volete saperne di più, non vi resta che continuare a seguirci oltre che sul sito anche tramite il nostro account su Twitter e la fanpage su Facebook (ma ricordate: Mondivirtuali è anche su Flickr, su Scoop.it e su Paper.li).

 

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