Rosedale e Altberg a Vwbpe 2014

Rosedale e Altberg a Vwbpe 2014

Si è tenuta dal 9 al 12 aprile 2014 la settima edizione del Virtual Worlds Best Practices in Education (Vwbpe 2014), conferenza che ogni anno riunisce alcuni dei più qualificati esperti mondiali nel settore dei mondi virtuali immersivi per parlare dei possibili sviluppi tecnologici delle principali piattaforme e dei loro utilizzi in ambito educativo. Molti gli interventi, ma gli occhi di tutti erano soprattutto per due stelle di prima grandezza, Philip Rosedale e Ebbe Altberg, senza nulla voler togliere agli altri relatori.

Il cofondatore di Linden Lab (che vedete in un immagine cortesia di Petlove), ora impegnato con la nuova startup High Fidelity ha sottolineato, come ricorda Maria Korolov, come il futuro dei mondi virtuali non sarà governato da una singola grande società o piattaforma (come Second Life, ndr), piuttosto da un sistema in cui standard aperti e scalabilità saranno sempre più il fattore critico di successo. Secondo Rosedale “i mondi virtuali del futuro, che si preparano al prossimo balzo, saranno una rete internazionale di mondi virtuali”, più simili in questo ad internet di quanto non siano al momento le singole piattaforme come SL, Twinity, Imvu o altre. Si dovrà poter “settare e gestire i nostri propri server”, “il software dovrà essere opensource, i protocolli dovranno essere ispezionabili”.

Un modello più simile a Opensim, dunque, che a Second Life, anche se il modello “Foundation” (un “mondo” centrale di riferimento con cui comunicano e commerciano decine o centinaia di altri mondi, come nell’omonimo ciclo di romanzi di Isaac Asimov) non è una novità essendo stata tratteggiata da Rosario Di Gerolamo (aka Dep1050 Plasma) già nel 2009 quando analizzò per Mondivirtuali.it il passato, il presente e il possibile futuro dei mondi virtuali ed essendo sempre più evidente dai numeri del web che dai  mondi virtuali “generalisti” come Second Life si sta da tempo andando in direzione di piattaforme sempre più specializzate. Naturalmente se l’opensource e il modello “Foundation” piacciono a Philip Rosedale ora che è impegnato con High Fidelity a progettare la nuova generazione di ambienti interattivi condivisi, la cosa potrebbe avere qualche conseguenza sulla sue precedente creatura, Second Life.

EbbeAltbergVwbpe2014Ebbe Altberg (aka Ebbe Linden, attuale Ceo di Linden Lab), come ha ricordato Jo Yardley, non ha potuto da un lato che confermare i limiti di Second Life noti da anni: “il tasso di conversione delle persone che decidono di restare in SL (ossia la percentuale rispetto al totale di coloro che hanno effettuato almeno un login sulla piattaforma, ndr) non è buono”. Dall’altro lato Linden Lab continuerà a lavorare cercando di “rendere più semplice per un utente normale utilizzare” la piattaforma “prima di focalizzarci sulla interconnessione”. Il modello “Foundation” sembrerebbe insomma essere all’orizzonte anche per SL. “C’è ancora molto da fare nei sottocomponenti  di SL, molti non sono di buon livello, so che possiamo risolvere questo problema” ha continuato Altberg (che vedete in un’immagine cortesia di Inara Pay/Strawberry Singh), il cui sogno è di “fare in modo che un gran numero di persone possa apprezzare (SL) e contribuire (a migliorarla)”, siamo “solo agli inizi, molto deve ancora venire” per migliorare l’esperienza degli utenti, occorre passare da “un prodotto che ha un appeal minimo ad uno che interessi a centinaia di milioni di persone”.

Insomma, viva le nicchie e la “coda lunga” ma le dimensioni contano eccome se non volete fallire (un punto su cui sono personalmente del tutto d’accordo e che, per inciso, sembra riportare SL al centro degli sforzi di Linden Lab dopo il tentativo di diversificazione portato avanti dall’ex Ceo Rod Humble). Resta il fatto, come notano alcuni, che nonostante l’interesse di grandi imprese da Yahoo! a Google, da Facebook a Microsoft o Nintendo, i mondi virtuali continuano al momento a non interessare la maggior parte delle persone, diversamente dal web (specie quello fruibile in modalità mobile) o dagli “old media” che pure hanno veicolato nel corso dei secoli mondi virtuali e fantastici, come i libri, il cinema o la televisione. Per cui risolvere i problemi tecnologici rappresenta solo una prima condizione necessaria ma non sufficiente per evitare che il rinnovato interesse per la realtà virtuale e i mondi virtuali immersivi scoppi come l’ennesima “bolla” mediatica.

Ma già il fatto che anche Altberg voglia “studiare come cambiare il modo con cui interagite col mondo”, senza dover per forza “fare affidamento su una tastiera e un mouse”, suona molto più promettente e realizzabile della vecchia utopia di creare “il vostro mondo, la vostra immaginazione”. Ma in futuro torneranno le strade di Linden Lab e Philip Rosedale ad incrociarsi? Altberg non ha dato una risposta, ma ha sottolineato come “Philips sta facendo cose interessanti, come pure altre compagnie” e come l’obiettivo finale per Linden Lab sia “lavorare con cose che possano diventare da mercato di massa”. Per riuscirci io ritengo che sarà necessario per chinque voglia provarci seriamente collaborare, trovare degli standard aperti, sposare la filosofia open e fare in modo che “chiunque di noi sposti in avanti la palla, sposti in avanti tutti” i partecipanti al settore.

Per il momento è solo una dichiarazione d’intenti, vedremo se a questo seguiranno azioni concrete. Nel frattempo se vi interessa scoprire come evolveranno i mondi virtuali e il loro utilizzo nella vita di tutti i giorni, vi consigliamo di continuare a seguire il nostro sito, oltre che il nostro account su Twitter e la nostra fanpage su Facebook (ma ricordate: siamo anche su Flickr, su Scoop.it e su Paper.li).

Related Articles

2 Comments

  • […] già passato un anno da quando al Vwbpe (Virtual Worlds Best Practices in Education) il numero uno di Linden Lab, Ebbe Altberg (aka Ebbe Linden), aveva elencato i limiti di Second […]

  • […] già passato un anno da quando al Vwbpe (Virtual Worlds Best Practices in Education) il numero uno di Linden Lab, Ebbe Altberg (aka Ebbe Linden), aveva elencato i limiti di Second […]

Comments are closed.