High Fidelity: che vuol fare Rosedale?

High Fidelity: che vuol fare Rosedale?

Philip Rosedale

Nelle stesse ore in cui Facebook annunciava l’acquisizione di Oculus Rift e Palmer Luckey spiegava che la mossa era da ritenersi fondamentale per rendere virale la tecnologia della realtà virtuale, destinata nei prossimi 10 anni, secondo il team di Oculus , a diventare  onnipresente, conveniente e trasformatrice” a partire da “un’esperienza di gioco veramente di nuova generazione”, c’era un signore che pochi anni fa aveva usato quasi le stesse parole per descrivere un’utopia, quella di un web immersivo 3D in cui i contenuti sarebbero stati creati, modificati e scambiati dagli utenti stessi, che cercava e trovava nuovi capitali per finanziare la sua ultima iniziativa: quel signore era Philip Rosedale e la sua nuova impresa come sa chi legge Mondivirtuali.it è High Fidelity.

In verità a parte la notizia di un primo round di finanziamento nell’aprile 2013 da 2,4 milioni di dollari (su 3,4 milioni di offerta) a cui avevano partecipato otto finanziatori (successivamente si è saputo che tra questi vi erano True Ventures, Google Ventures, Kapor Capital e la stessa Linden Lab), poco altro si è saputo in questi mesi di High Fidelity, che pure ha avviato da inizio 2014 una fase di alfa-test e che dai filmati postati nel proprio blog appare impegnata nel tentativo di rendere sempre meno “virtuale” e fredda l’interrelazione tra avatar attraverso l’uso di dispositivi che vanno dai Google Glass al controller Leap Motion piuttosto che con l’utilizzo di videocamere a sensori 3D come PrimeSense, un software di interfaccia per processare i dati relativi ai movimenti delle mani e del volto dell’utente reale così da poterlo riprodurre attraverso l’avatar digitale e Faceshift.

Certo, si sapeva che al momento Rosedale e i suoi erano impegnati in un lavoro di sviluppo (tanto che la società, che si definisce una “piattaforma per mondi virtuali open source” sta tuttora assumendo personale e si dice pronta a valutare e pagare collaborazioni esterne per compiti specifici) ma di fatto la società resta una “stealth company” ossia una società che opera senza troppo far parlare di sé. L’unica cosa che si è saputa anche in questo caso è che il 25 marzo è stato depositato alla Sec un documento che conferma l’avvenuta cessione di titoli azionari per 2,499 milioni di dollari su 2,613 milioni offerti (restano da collocare azioni per poco meno di 114 mila dollari). Si sa anche che questa volta è stato solo un investitore (secondo Techcrunch dovrebbe essere stato nuovamente True Ventures), a sottoscrivere l’intero aumento di capitale.

High Fidelity mudQualcuno si domanda se dopo la mossa di Facebook anche High Fidelity e il suo team sono destinati a diventare preda di qualche colosso del socialweb come Google, Yahoo o lo stesso Facebook come suggerisce VentureBeat facendo notare come al momento High Fidelity sembri più un incubatore che una singola startup non avendo ancora lanciato uno specifico prodotto (o più). A noi piace pensare che Rosedale voglia prendersi (e ci riesca) una sua seconda occasione, di certo anche a giudicare dalle foto pubblicate dal “papà” di Second Life su Twitter (come quella che vedete nell’articolo) in High Fidelity stanno testando tutti i principali dispositivi di realtà virtuale sul mercato (riconoscete il visore che si intravede sullo sfondo? E’ lo stesso della foto che compare, indossato da Philip, in un articolo di New World Notes).

Che il passaggio da una logica proprietaria ad una logica open source, assieme ad adeguati investimenti per lo sviluppo di dispositivi VR destinati al mercato di massa, possa finalmente consentire il decollo dei mondi virtuali? Noi crediamo di sì ed anche Philip Rosadale, che di recente ha sostenuto che in base alla legge di Moore “ad un certo punto la ricchezza e il dettaglio delle esperienze di realtà virtuale e aumentata sarà rivaleggiare e superare quella del mondo reale” sembra crederlo. Per cui continuate a seguire il sito oltre che il nostro account su Twitter e la nostra fanpage su Facebook (ma siamo anche su Flickr, su Scoop.it e su Paper.li) se vorrete conoscere ulteriori novità.

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