I Bitcoin sono vere valute

I Bitcoin sono vere valute

bitcoins

Le valute virtuali? “In sé e per sé non sono illegali” secondo quanto dichiarato dai rappresentanti del Dipartimento di Giustizia statunitense in un’audizione al Senato, anche se resta da verificare se debbano o meno essere sottoposte a regolamentazione da parte delle autorità statunitense. Ipotesi quest’ultima che sembra riguardare in particolare i Bitcoins, valuta virtuale nata nel 2008 utilizzata sempre più frequentemente per acquisti online e di cui sono ormai in circolazione oltre 12 miliardi di unità secondo gli ultimi dati di Bitcoincharts.com. Le quotazioni dei Bitcoins sono letteralmente esplose in questi ultimi anni ed attualmente oscillano poco sopra i 500 dollari al pezzo dopo un picco massimo di 674 dollari per Bitcoin toccato lo scorso 18 novembre.

Ad ogni modo se Bitcoin rappresentano a tutti gli effetti “un mezzo di scambio legale” e non solo un gettone di gioco come sinora sono stati considerate altre valute virtuali come i Linden Dollar o gli Imvu Credit, come ho spiegato su Fanpage.it, è facile immaginare che gli appetiti che si stanno già scatenando Federal Reserve (la banca centrale Usa) e Sec (la potente commissione che controlla i mercati finanziari statunitensi) vorranno dire la loro. Anche perché gli investitori non stanno a guardare: tra i primi ad annunciare di voler investire in Bitcoin vi sono stati i gemelli Cameron e Tyler Winklevoss, già tra i fondatori “mancati” di Facebook che alcuni mesi fa hanno annunciato di aver acquistato 11 milioni di dollari di Bitcoin quando la quotazione di questi ultimi era attorno ai 100 dollari e che hanno fatto domanda per la quotazione di un ETF (Exchange traded fund, un fondo le cui quote sono quotate sui mercati finanziari, ndr), il Winklevoss Bitcoin Trust, che investirà unicamente in tale valuta.

Imvu creditsI gemelli Winklevoss sono peraltro già stati superati da SecondMarket Inc, società che gestisce l’omonimo marketplace americano e che ha lanciato in luglio Bitcoin Investment Trust, un fondo destinato a investitori istituzionali privati la cui sottoscrizione minima è pari a 25 mila dollari e che dovrebbe essere quotato su un mercato regolare dal marzo del prossimo anno. Nel frattempo le autorità Usa stanno ancora studiando come muoversi: in una lettera al Comitato per la Sicurezza Nazionale e gli Affari di Governo, Ben Bernanke, attuale numero uno della Federal Reserve ha spiegato che “anche se la Federal Reserve controlla in generale gli sviluppi delle valute virtuali e di altre innovazioni del sistema dei pagamenti, non deve necessariamente avere autorità di vigilanza diretta o regolamentare queste innovazioni o i soggetti che le forniscono al mercato”.

Da parte sua la presidente della Sec, Mary Jo White, aveva già scritto in una lettera del 30 agosto scorso che “se una valuta virtuale costituisca un titolo ai sensi delle leggi federali sui titoli, e sia quindi soggetta al nostro regolamento, dipende da fatti e da circostanze” tuttora oggetto di valutazione. Nel frattempo per le valute virtuali, a parte il rischio sempre più concreto di una bolla speculativa che fa tornare alla mente quella dei bulbi di tulipano scoppiata nell’Olanda del Seicento, sembra arrivato il momento della definitiva affermazione come mezzo di pagamento alternativo alle monete pubbliche (euro, dollaro, yen etc) e alle monete private emesse da banche (assegni) e gestori di carte di credito. In tutto il web circolano ormai un’ottantina di valute virtuali: e pensare che alcuni ancora dicono che “virtuale” significhi “non reale”: pazzesco.

Related Articles

1 Comment

Comments are closed.