In memoria di Squinternet Larnia

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    Donna Flora Memorial

    Donna Flora ContestSi erano mobilitati in tanti per Giulia Pelos, una ragazza italiana che tutti in Second Life conoscevano col nickname di Squinternet Larnia, designer e proprietaria del marchio di moda virtuale Donna Flora. A Giulia pochi anni fa era stato diagnosticato un cancro, aveva dovuto ridurre la sua presenza nel mondo virtuale della Linden Lab per curarsi, ma era stata fortunata, la bestia sembrava aver perso la battaglia. Questo tipo di malattia purtroppo è molte volte traditrice, ti pasce di illusioni e poi di colpo ti sveglia e ti ricorda che tutti un giorno dobbiamo morire e il tuo giorno è prossimo. Lo so meglio di altri, mio padre è morto di cancro pochi anni fa, un paio di mesi dopo aver detto a mio figlio che ci saremmo rivisti tutti per Natale perché finalmente dopo mesi di terapia si sentiva nuovamente in forze, aveva ripreso a camminare e stava facendo ginnastica rieducativa per recuperare tono muscolare. Un cancro alle ossa si è portato via lui come Giulia, lei solo pochi giorni fa, il 4 settembre 2013.

    Ho conosciuto Giulia/Squinternet tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009, quando come manager di Best of Itailan e Piazza Italia (land di shopping di cui era all’epoca proprietaria la mia amica Annemarie Perenti) tenevo i contatti con lei e gli altri merchant che esponevano i propri prodotti nei negozi delle due sim. Giulia era una cliente esigente, a volte fin troppo, sapeva di valere e forse sentiva di non avere tutto il tempo del mondo a disposizione per raggiungere i traguardi che si era prefissata, o forse solo era un carattere determinato. Dopo qualche tempo avviò una partnership commerciale (e in qualche misura “artistica”) con un’altra mia amica, Patrizia Blessed (aka Patrizia Nofi, ciao Pat), che già da tempo era tra le stiliste italiane più apprezzate di Second Life col proprio marchio ma che negli ultimi anni ha preferito ridurre al minimo il proprio impegno nella piattaforma online californiana, perché “RL comes first”, la realtà viene prima, come logico che sia.

    Non avevo più sentito parlare di Giulia (che continuava a svolgere regolarmente la sua attività), sino a che lo scorso anno la fashionista e blogger Caja Lilliehook non lanciò un contest, “A to Z project” a suo favore, riuscendo ad attrarre l’interesse di tanti appassionati di grafica (modelle, stiliste, fotografi virtuali) e dando ulteriore impulso alle vendite del suo marchio. Il contest fu interessante, il motivo purtroppo era legato ad una nuova recrudescenza del male. La bestia sembrava comunque sotto controllo, ma così non era e pochi mesi fa Caja ha allertato tutti gli appassionati di moda virtuale di Second Life con un’accorata nota in cui rivelava che Giuila/Squinternet si era nuovamente aggravata, che erano apparse metastasi alle ossa, che le cure costavano ogni giorno di più e Giulia/Squinternet stava perdendo le proprie forze.

    Quelle che le rimanevano sono state sufficienti a far sì che quasi ogni giorno leggesse i post e i commenti nel blog dedicato al nuovo progetto, Love Donna Flora, vedesse le decine di foto che gli utenti di Second Life indossando suoi prodotti  postavano su Flickr o Koinup, partecipasse persino, una sera, ad un evento “in world” a lei dedicato. Fino all’ultimo Giulia/Squinternet ha tratto un qualche sollievo, sia materiale sia spirituale, dall’iniziativa promossa da Caja e dalle tante altre che sulla scia di questa sono state organizzate, ad esempio la mostra “Jewel’s Joy” a Imagin@rium, la sim di Mexi Lane (aka Marina Bellini). Io ho evitato di parlare, ho preferito stare in silenzio quasi del tutto, limitarmi a osservare quanto altre più capaci di me riuscivano ad esprimere, perché in cuor mio già sapevo come sarebbe finita e lo temevo. Temevo questo ennesimo lutto che sia pure indirettamente mi colpisce, dopo la perdita di tanti, troppi amici e parenti “reali” e “virtuali” (nel mio cuore e nella mia mente resta ad esempio il ricordo di un’altra ragazza di Second Life, Morgan Green McDowell, aka Cocomo Munro, morta il 4 giugno 2009, o di Cecilia Delacroix, spentasi lo scorso giugno).

    Mi sembra stupido e tardivo mostrarvi ora alcune foto che ho fatto con gli abiti e i gioielli disegnati da Giulia/Squinternet, parlarvi ora di quello che lei ha fatto e ha rappresentato per tante persone. Ma “questa è la vita” e bisogna andare avanti, non è così? Lasciatemi concludere con una doppia citazione tratta dalla serie televisiva britannica “Doctor Who”, una delle mie preferite, nell’episodio dedicato alla morte di River Song. (River): “When you run with the Doctor, it feels like it will never end. But however hard you try, you can’t run for ever. Everybody knows that everybody dies, and nobody knows it like the Doctor”… “Everybody knows that everybody dies. But not every day. Not today. Some days are special. Some days are so, so blessed. Some days, nobody dies at all”. Non so se c’è vita oltre la morte, certo sarebbe bello che in qualche modo, come per il personaggio di River Song (che “il Dottore” salva registrandone la memoria in una biblioteca digitale), almeno una memoria di quanto siamo stati possa continuare a vivere anche dopo la nostra, inevitabile, morte fisica. Riposa in pace Giulia, non ti dimenticheremo, come spero non sarà dimenticato mio padre.