Rai4 presenta Avalon

Rai4 presenta Avalon

Avalon posterIl tema della realtà virtuale e dei suoi rapporti con la realtà continua a trovare spazio sulla programmazione di Rai4, che dopo aver trasmesso il film d’animazione Ghost in the Shell (del 1995) e il suo sequel (del 2008) ha proposto in queste sere un’altra opera del regista giapponese Mamoru Oshii, Avalon, pellicola datata 2001 che risente dell’influenza di Matrix (uscita un paio d’anni prima) proponendo un futuro forse meno cupo di quello del film dei fratelli Lana e Andy Wachowski ma altrettanto inquietante e che a me ricorda quello di Caprica.

In Avalon si immagina che in un futuro lontano ma non troppo (sono visibili nei mezzi pubblici e sugli edifici pannelli pubblicitari di marchi contemporanei come Kodak o Coca Cola) l’umanità possa collegarsi ad un Fps, uno “sparatutto” in prima persona di altissima qualità grafica che proprio a causa della sua forte somiglianza alla realtà rischia in realtà di produrre dipendenza e di causare danni fisici ai giocatori, che se feriti possono finire in uno stato neurovegetativo.

La protagonista di Avalon, Ash (nel film interpretata dall’attrice polacca Małgorzata Foremniak) tenta, riuscendovi infine, di accedere (guarda caso attraverso dei “ghost”) ad un livello speciale (“classe A special” o “classe real”) talmente simile al vero da sembrare indistinguibile rispetto alla vita reale (effetto che nel film viene rafforzato dall’utilizzo dei colori, quasi interamente seppia durante la gran parte delle riprese sia nei livelli inferiori del videogioco sia della realtà, di poco più colorata, mentre le sequenze ambientate nel livello  “A special” sono girate a colori).

AvalonUn tema, quello dell’immersività “estrema”, che è tornato più volte nella narrativa fantastica letteraria e cinematografica quasi sempre con toni allarmati come in Matrix e che ha colpito l’immaginario collettivo con una forza superiore anche alla lettura “buonista” di questo tipo di scenario tecnologico come in Avatar.

A questo punto non mi stupisce che anche nel sondaggio condotto alcuni mesi or sono da Mondivirtuali.it circa i significati che vengono normalmente associati al termine “mondi virtuali” (o “realtà virtuali”) una percentuale modesta ma non trascurabile (circa il 10% dei rispondenti) avesse indicato accezioni negative come “malattia”, “falso rifugio”, “solitudine condivisa”, “illusione”. E voi che ne pensate: apprezzate l’opera di Oshii e pensate che rappresenti in modo efficace le tensioni e i rischi sottostanti la possibile evoluzione delle piattaforme di realtà virtuale o ritenete che si possa avere maggiore fiducia nel futuro?

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