Cosa associate ai mondi virtuali?

Cosa associate ai mondi virtuali?

Qualche tempo fa sulla nostra fanpage su Facebook abbiamo chiesto a cosa associate istintivamente il termine mondi virtuali. Vogliamo ora segnalarvi le risposte ricevute.

Mondi virtuali, una statistica

Anzitutto una piccola statistica: su 400 profili di Facebook (ugualmente divisi tra utenti italiani e utenti internazionali) a cui abbiamo inviato direttamente la domanda, solo 153 (il 38,25% del totale, di cui 121 utenti italiani e 33 internazionali) hanno offerto una risposta, mentre un’altra ventina ha dato il proprio “like” alla domanda (ma non ha fornito risposta) e una decina ha rilanciato autonomamente il quesito sulla propria bacheca senza offrire risposte (su una ventina che ha pensato di aumentare così la diffusione del nostro sondaggio rispondendovi o ricevendo risposte dai propri contatti).

mondi virtuali

Del 40% circa che in qualche modo ha mostrato interesse all’argomento “mondi virtuali”, 21 (13,7% dei rispondenti, di cui 11 italiani e 10 utenti internazionali), ha immediatamente collegato il termine a “Second Life”, mentre altri 4 (2,6%, 1 utente italiano e 3 internazionali) hanno segnalato altre piattaforme e altri 10 (6,5%, 7 italiani e 3 internazionali) hanno evocato il concetto di “tecnologia”, “computer” o “3D”.

Una lettura in chiave di prodotto/tecnologia che dunque riguarda una minoranza (il 22,9% complessivo) di coloro che in qualche modo sono interessati dal concetto di “mondi virtuali”, sia pure consistente.

Un concetto ancora nebuloso?

In effetti, però, sono proprio queste le keyword più immediatamente associate al termine “mondi virtuali”, a fronte di una grande dispersione di termini associati che emerge dalle risposte del campione, segno o che il concetto è ancora troppo nebuloso o che può avere molteplici significati a seconda degli interessi e dell’esperienza del rispondente, anche a distanza di anni da quando Second Life conobbe il proprio hype mediatico e di mondi virtuali iniziarono a parlare tutti i media mainstream.

Dopo l’interpretazione tecnologica, il “gioco” (scelto da 3 utenti internazionali e 5 italiani, il 5,2% dei rispondenti) e la “creatività” (indicato da 2 utenti internazionali e 5 italiani, l’4,6%), oltre a 4 utenti italiani (2,6%) che hanno fornito risposte multiple parlando di “passatempo” o “svago” ma anche “arte” e “creatività” sono le altre due chiavi di lettura più direttamente suggerite dai rispondenti, seguite da percentuali ancora inferiori riferite a termini come “avatar” (7 utenti in tutto, il 4,6% dei rispondenti, ma di questi solo 3 hanno lo hanno indicato come prima risposta), “persone” (7 utenti), “posti” o “panorami” (6 utenti), “comunicazione” (3 utenti), “community” o “social networking” (altri 4 utenti).

Più chiacchiere che arte virtuale

L’idea che “mondi virtuali” possa associarsi ad “arte” viene a 8 utenti, ma nessuno di questi la mette al primo posto (mentre per un utente i mondi virtuali sono ambienti collegati o collegabili al concetto di “moda“), mentre la possibilità che i mondi virtuali siano una grande “chat” o un posto dove fare “chiacchiere” con “amici” viene citata da 7 utenti, ma anche in questo caso mai come primo termine.

Diffusa anche (ma mai come prima risposta) l’associazione col termine “esperienza” o “sperimentazione” o “esplorazione” (15 in tutto, circa il 10% del totale), ma accanto a concetti nel complesso positivi emerge anche prepotentemente la sensazione che i mondi virtuali siano in fondo una promessa mancata, offrano un “senso di perdita”, siano occasione di “nostalgia” o semplicemente siano “luoghi in cui falsi mentori vogliono farci vivere”, rappresentino dunque una “malattia”, un “falso rifugio”, un luogo alla “Matrix”, frequentato da “matti” e intriso di “egocentrismo” o altro non siano che un esempio di “solitudine condivisa”, una “illusione”.

mondi virtuali

Mondi virtuali, o li si ama o li si odia

Numericamente poco consistente (anche in questo caso una quindicina di risposte in tutto) questa interpretazione negativa appare comunque molto forte a livello di reazione individuale.

I mondi virtuali, insomma, o li si ama o li si detesta, anche se la maggioranza di chi frequenta internet e i social network tende a non mostrare particolare interesse per questi strumenti o ad averne una percezione molto sfumata che spesso porta a identificarli genericamente con internet.

Il che è forse il più evidente segno che l’utopia di chi come Philip Rosedale aveva pensato che i mondi virtuali potessero rappresentare l’evoluzione del web o di chi ancora spera che possano un domani fornire stimoli creativi in ambiti estetici (sia di moda sia più propriamente d’arte) resta ampiamente lettera morta.

E questo nonostante la ricchezza di contenuti che questi ambienti (che come mostrano i più recenti dati di Kzero hanno quasi 2 miliardi di utenti registrati nel complesso) hanno dimostrato di poter offrire: peccato.

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