Il bilancio di Vintage Fair

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    Alzi la mano chi è stato a Vintage Fair, la fiera della moda virtuale su Secondlife che dal 4 al 29 agosto 2012 ha presentato, disposti su tre sim (Classic, Chic, Retro) oltre 250 brand (si spaziava tra abbigliamento, arredamento, skin, capelli e pose) ciascuno con almeno una propria proposte “vintage”, ossia riferita al periodo 1920-1980, creata appositamente per l’evento  organizzato da Chic Management SL, agenzia guidata da Keira Seerose che con la sua partner Caduceus Lorakeet e la trainee assistant Catherine Fairport costituisce al momento l’intero staff di Chic, dopo tre anni di intensa attività in Secondlife.

    L’evento potrebbe essere l’ultimo organizzato in così grandi dimensioni da Keira, che da settembre torna a seguire regolari corsi di studi e non avrà più tempo di gestire simili fiere ma, come lei stessa ha annunciato lo scorso 20 agosto, spera di poter ancora organizzare qualcosa di più semplice come le “Chic hunts” a partire dalla prevista terza “With Love From…” in dicembre.

    Ma torniamo alla Vintage Fair: se ci siete stati vi sarete resi conto che era decisamente ben organizzata, con poco lag, spazi adeguati, proposte realmente “in tema” e per tutte le tasche (con molti omaggi e dollarbies offerti dai singoli merchant), altrimenti vi siete persi qualcosa di bello, quel qualcosa che la stampa (specie italiana) cerca periodicamente nel mondo virtuale di Linden Lab lamentandosi di trovare solo “land deserte e negozi vuoti”: un traffico costante, avatar (molti in stile “vintage”) che andavano e venivano, controllavano, compravano, chiacchieravano.

    Ma che tipo di numeri ha avuto questo evento? In attesa di un eventuale riassunto “ufficiale” ho cercato e trovato qualche riscontro tra i partecipanti italiani.

    A partecipare quest’anno sono stati sicuramente Melu Deco (marchio di arredamento di Melusina Parkin, anche Ceo del fashion brand MEB che invece non credo fosse presente), Baiastice (storico marchio fashion di Sissy Pessoa), Bella Tu – Beautiful You (di Nurielle Damiano), Donna Flora (di Squinternet Larnia) e SoliDea Folies (di Mila Tatham), mentre non mi è parso di vedere, nonostante fosse annunciata la presenza, il negozio di Orange Creations (di Elettra Gausman).

    Come dire pochi ma buoni marchi italiani (nonostante si notasse qualche assenza da AD Creations di Aliza Karu a Jadore di Ziamela Loon per dire le prime due che mi vengono in mente), certamente tra i più apprezzati e conosciuti dagli appassionati di fashion virtuale in Secondlife, che non hanno sfigurato accanto ai nomi più famosi del “business” di SL presenti alla Vintage Fair come Belleza, Aura, Sakide, Vanity Hair, .Shi, Ziggy, Lost Angels, Gizza, Gola, Indyra Originals, Glitterati, Fin, Leezu o Nicky Ree, solo per citarne alcuni di quelli che ho visitato personalmente.

    Parlando con l’owner di uno di questi marchi ho avuto la conferma che la qualità della fiera è stata molto buona, come pure l’organizzazione e il traffico (costante tra i 5 e gli 8 mila al giorno: quando sono passata io c’erano costantemente dai 5 ai 10 avatar in ciascuna delle tre sim). Buone anche le vendite (anche se ogni brand fa storia a sé, inevitabilmente), specie se rapportate ai costi nel complesso contenuti.

    Un negozio “base” costava appena 1.500 linden per tutta la durata dell’evento, un cartellone pubblicitario (ce n’erano circa una decina per sim) costava altri 4.000 linden, con meno di 7.000 linden (circa 20 euro) si è fatturato mediamente dai 15 ai 25 mila linden secondo quanto mi risulta da fonti dirette, ossia circa dalle due alle quattro volte tanto.

    Con tutto questo Keira non ha buttato via il suo tempo per nulla: quasi 250 negozi (ne ho visti vuoti meno di una decina in tutto) affittati a 1.500 linden significa almeno 350 mila linden di incasso, cui si sommano i proventi dei cartelloni (almeno altri 100 mila linden) e la contribuzione degli sponsor (tre per sim, pagavano se non sbaglio 15 mila linden l’uno, quindi almeno altri 100 mila linden complessivi).

    L’incasso complessivo dovrebbe pertanto essere stato tra i 550 e i 600 mila linden in meno di un mese (circa 2.200-2.300 dollari Usa) a fronte dell’affitto di tre sim (che immagino fossero Homestead, dunque a 125 dollari Usa l’una per complessivi 375 dollari, pari a scarsi 95-100 mila linden, se fossero state full sim sarebbero costate 295 dollari Usa l’una per complessivi 885 dollari, pari a circa 220-225 mila linden) e della remunerazione dello staff. Per essere un “gioco” mi pare che Second Life sia ancora in grado di dare soddisfazioni a chi sa giocarlo al meglio.