Le emozioni di Aliza Karu

Le emozioni di Aliza Karu

Aliza Karu Al rientro da qualche giorno di ferie in agosto abbiamo fatto due chiacchiere con Annalisa Cameli, alias Aliza Karu, designer e owner di AngelsDemons AD Creations (qui il suo gruppo su Flickr), che ci ha spiegato come si può aver successo proponendo creazioni fashion gotiche nei mondi virtuali. Ma non perdiamo altro tempo e sentiamo cosa ci ha raccontato Aliza.

Lukemary Slade: Quando hai pensati di iniziare a disegnare abiti su Secondlife e perchè?

Aliza Karu: Ho iniziato quasi da subito, mi sono iscritta a SL a fine maggio 2008 e già ad ottobre ero in produzione. All’inizio facevo tantissimi reggiseni e mutande! Venivo già dall’esperienza di The Sims, dove anche lì realizzavo vestiti per il mio personaggio. Il sistema è simile, anche se c’è un template unico. Così, entrata in SL, non riuscendo a trovare ciò che realmente mi piaceva fra i freebie (o comunque fra i vestiti che non costassero tantissimo, non ero molto brava come ballerina e non guadagnavo molto) ho iniziato a realizzare qualcosa per me, qualcosa di gotico, che si adattasse al mio stile da demone. Poi le persone che incontravo hanno iniziato a chiedermi dove avessi preso quei vestiti, che avrebbero voluto comprarli anche loro, e così abbiamo aggiunto un piccolo negozietto alla nostra land.

L.S.: Hai mai pensato di produrre contenuti (abiti o altro) per altri mondi virtuali?

A.K.: A parte The Sims, a cui non gioco più da una vita, no. Anche perchè attualmente è quasi diventato un part time e non avrei tempo da dedicare ad altri mondi. Anche se ho frequentato per un po’ anche  Opensim e anche se ad esempio su altre grid c’è la possibilità di importare il proprio inventario. Ma diventerebbe ingestibile per me, non riuscirei a seguire bene due mondi, quindi, almeno per ora, ho deciso di rimanere solo su SL, il primo amore.

L.S.: L’attività su SL è in qualche modo collegata alle tue skill reali o ad interessi e attività che coltivi nella tua vita quotidiana?

Aliza KaruA.K.: Sì e no… nel senso che in RL sono giornalista e mi occupo di ufficio stampa, ma ho la passione per l’arte – tanto che gestisco Whipart, giornale di arte e cultura – e fin da piccola realizzavo vestiti per le Barbie o il Cicciobello. Il mio sogno era quello di diventare stilista, gotico/punk ovviamente, ma per una serie di cause alla fine sono diventata insegnante ed ho scelto invece la “carriera” (se si può considerare un lavoro in Italia) di giornalista. Ho coltivato comunque la mia passione RL, anche ora quando ho tempo realizzo vestiti, borse o collane e bracciali, esclusivamente per me. Ma non è detto che prima o poi non riesca a portare la mia linea SL in RL. Dalla mia avevo anche di base la passione per il disegno, mia madre è pittrice e ho fatto qualche mostra anche io, e per la costruzione “di fino“, mio padre è muratore e spesso d’estate lavoravo con lui (impara l’arte e mettila da parte si dice no?).

Quanto alla grafica, mio marito è web designer e grafico, io rimanevo incantata a guardare le magie che riusciva a fare con il computer ed ho imparato così ad usare Photoshop e Blender (per gli sculpt e le mesh, che ormai realizzo tutte da sola). E poi il marketing: la promozione degli eventi in RL mi ha permesso di avere già una base conoscitiva da cui partire per promuovere la mia linea SL. Diciamo quindi che di certo la RL influenza SL, magari visito una mostra RL e mi salta in testa l’idea per un vestito, o leggo un libro o vado a uno spettacolo teatrale e viene fuori un cappello. Come per tutto, occorre mantenere viva la creatività, che tutti abbiamo più o meno sopita, ed ascoltare le proprie emozioni.

L.S.: I tuoi sono outfit molto particolari, perchè questa scelta e commercialmente ha pagato?

Aliza KaruA.K.: La scelta è stata personale al 100%, adoro il gotico, la particolarità, rendere unico un accessorio o una gonna. Magari compro una maglia – in RL – e appena torno a casa la modifico, lol! Nella “Real Life” spesso ci troviamo a dover vestire non come realmente ci piace ma per i luoghi che dobbiamo frequentare, quindi spesso non posso indossare una mega gonna di pizzo nero, vaporosa, ma sono costretta in un tailleur a tubino. Mentre in SL il bello è che puoi indossare capelli con panna e fragole, o una teiera con biscotti, o ancora quelli che sarebbero 50 chilogrammi di roba, senza nessuno sforzo, contro la gravità e sopratutto senza che nessuno – o quasi – possa giudicarti. Poi fortunatamente queste pazzie commercialmente hanno pagato, perchè tutti, che sia RL o SL, cercano qualcosa che le renda uniche, che le faccia spiccare nella massa, che sia lo spunto per un complimento. Di base – e questa è una cosa che personalmente capisco ma non condivido – su SL la maggior parte delle persone veste come in RL, fa fatica a staccarsi dal concetto di sè, indossa skin scure d’estate perchè si abbronzano, o cappotti d’inverno perchè fa freddo. Sono un po’ legate, dentro i “naturali” schemi sociali. Poi c’è il completo opposto, le persone che indossano esclusivamente panni animali. Quindi proporre un vestito che come struttura ha ossa umane… è magari azzardato, anche commercialmente, ma lavorandoci è possibile farsi strada fra quella percentuale di persone che rimane, aperta a nuove esperienze. Poi, come è ovvio, occorre essere sempre presenti, farsi pubblicità, aprire un blog, far circolare il nome. Perchè è inutile fare un vestito meraviglioso, tecnicamente perfetto, e tenerselo in una land con traffico zero senza che nessuno lo sappia.

L.S.: Che consiglieresti a chi volesse seguire il tuo esempio e provare a creare abiti per “le bambole di SL“?

A.K.: Assolutamente di provare! Le cose fondamentali sono due: la tecnica, quindi di non fermarsi davanti agli ostacoli che tecnicamente presenta SL ed utilizzare inizialmente programmi free per non provare la frustrazione di aver investito soldi per qualcosa che non sembra funzionare (pacchetto base per chi vuole iniziare con vestiti e skin: template gratuiti, Gimp per la grafica e un programmino che si chiama slcp.exe che permette di vedere in locale e in 3D ciò che abbiamo prodotto senza doverlo per forza caricare. E Blender per gli sculpt e mesh). E secondo, di capire cosa realmente ci piace a livello personale prima di fare qualsiasi cosa, di metterci la passione. Perchè le persone la sentono, anche attraverso i vestiti. Il mio motto è “Express yourself wearing emotions“, perchè quando creo sono naturalmente “condizionata” dal mio stato d’animo e spesso le persone mi scrivono per dirmi che sì è vero, lo sentono. Fare un vestito solo con lo scopo di venderlo e fare soldi può portare un guadagno – se fatto bene – all’inizio, ma poi le persone si annoiano, vogliono sentire, provare qualcosa.

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