Le professioni in Second Life

Le professioni in Second Life

le professioni in Second LifeCome trasformare i limiti di Second Life in un’occasione per riflettere su quanto ha rappresentato in questi anni? Con sangue freddo e decisione. Antefatto: in queste settimane Baby Pooley, aka Ivonne Citarella (ricercatrice del Cnr che ho avuto modo di conoscere di persona al Vesuviocamp) sta presentando in SL il libro frutto delle sue ricerche, “Second Life tra opportunità professionali, gioco e formazione” per il quale ho avuto il piacere di scrivere uno dei brani contenuti nel terzo capitolo (dove sono riportati i contributi di alcuni “residenti” italiani di lungo corso del mondo virtuale della Linden Lab come Imparafacile Runo, Colpo Wrexler o Jaja Nishi, con gli anni divenuti tutti amici “reali”).

Ma quali sono le professioni in Second Life? Invitato a dire la mia nel corso di una serata presso Du Demon Park, sono arrivato per scoprire che il mio voice non funzionava e non mi consentiva di parlare e neppure di ascoltare quanto gli altri dicevano. Ho dovuto quindi preparare in tutta fretta un riassunto di quello che è stata, più che il mio contributo al libro di Ivonne, la mia esperienza in questi anni in SL, cercando di essere sintetico ma anche completo nella mia trattazione, per annoiare il pubblico che mi poteva seguire solo tramite chat testuale. Vi ripropongo il testo del mio intervento su quali possano essere le professioni in Second Life e come e chi ci si possa maggiormente “divertire” sperando di stimolare ulteriori contributi e discussioni.

Buona sera, scusate se debbo scrivere ma il mio voice ha dato forfait. Come forse sapreste in RL sono un analista finanziario e giornalista, dunque vengo pagato sostanzialmente per pensare e per scrivere. In SL ho provato a fare tante cose, dal gioco di ruolo agli avatar multipli, dall’uso di SL per creare immagini digitali come hobby ad un utilizzo professionale del mezzo, occupandomi di cose attinenti o meno alla mia professione RL.

Bene: quando ho provato a fare il giornalista “in world” mi sono sempre annoiato a morte: ero pagato pochissimo in termini reali (un linden vale meno di un trecentesimo di euro) in proporzione al tempo impegnato, se avessi voluto far crescere quel tipo di attività avrei dovuto impegnare ancora più tempo e capitali per un mercato (gli utenti di SL) troppo piccolo rispetto agli investimenti che avrei dovuto predisporre. Lo stesso ragionamento è stato probabilmente fatto da molte aziende RL che pure erano entrate sull’onda dell’entusiasmo nel 2006-2007 (Gabetti, Fiat, Enel…) ma ne sono poi uscite: risultati troppo modesti rispetto all’impegno di soldi e di tempo richiesto (e per una certa difficoltà ad avere statistiche affidabili sui riscontri di ciascuna iniziativa).

In compenso quando mi sono messo a fare cose diverse, in parte estendendo la mia professione RL (ad esempio occupandomi di comunicazione e pr), in parte “inventandomi” un nuovo mestiere (parlare di artisti, promuoverne la conoscenza da dentro SL verso il web con www.mondivirtuali.it e più in generale verso RL) ho scoperto che a fronte di basse barriere all’ingresso e requisiti iniziali non così impegnativi avevo spazio per sviluppare potenzialità latenti o che non avevo in RL tempo e modo di portare avanti. Tutto questo è abbastanza noto: in SL potete sviluppare voi stessi e i vostri interessi e se scoprite che sapete fare bene qualcosa, probabilmente ottenete risultati eccellenti (per un piccolo numero di persone al mondo anche in termini economici). Ma SL consente anche altro in alcuni campi specifici: SL è uno strumento, un ambiente, sociale, con un elevato impatto grafico.

Dunque sono gli artisti, i grafici, i social manager (ma anche chi si occupa di disabilità e/o disagi relazionali) a potersi “divertire” maggiormente perché esiste un mercato dell’arte SL, esiste uno spazio per fare charity, esiste la possibilità di creare eventi con una buona eco per tematiche culturali, esiste la possibilità di confrontarsi in un ambiente con minori barriere rispetto alla realtà fisica quotidiana. Non è un caso se artisti come Bryn Oh grazie al crowdfunding riescono a raccogliere in pochi giorni 6 mila dollari per proseguire con la propria sperimentazione in SL, non è un caso se eventi benefici come Relay for Life riescono a raccogliere alcune centinaia di migliaia di dollari all’anno per la lotta al cancro.

SL può servire e serve ad ampliare la realtà e a dare vita a progetti in grado di auto sostenersi in termini reali, per chi sappia sfruttarne al meglio i punti di forza che non sono pochi. Certo il “sogno” di diventare tutti novelli Rockfeller, anzi novelli Anshe Chung è appunto un “sogno” e come tale difficile da realizzare (se non, ripeto, per un numero esiguo di individui), eppure l’economia interna di SL regge anche a distanza di anni dall’hype mediatico e se Linden Lab riuscirà come spero a rilanciare sia la piattaforma (arricchendone gli aspetti sociali/interrelazionali e non solo l’aspetto “ludico”) sia a far crescere la platea di ulteriori mondi virtuali (cui potrebbe vendere servizi come il sistema monetario), un futuro di nicchia ma di nicchia “ricca” e interessante potrebbe concretizzarsi in tempi relativamente rapidi per questo tipo di piattaforme.

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