La scomparsa di Arteer Oliva

La scomparsa di Arteer Oliva

Arteer OlivaNon importa se li chiamiamo mondi virtuali, su piattaforme “social” come Second Life si incontrano autentici artisti, veri creatori, utenti reali, nonostante l’utilizzo di avatar e lo sfruttamento di un ambiente virtuale in grafica 3D che consente a molti di rilassarsi, giocare, chiacchierare, ascoltare musica o, appunto, esplorare nuovi approcci artistici. Ma la realtà resta sempre presente con i suoi lati positivi e negativi. Così non è infrequente venire a sapere di qualche utente che non frequenta più la piattaforma non per propria scelta, ma perché la sua vita ha avuto una svolta poco felice o è semplicemente terminata.

E’ il caso di Arteer Oliva, un’artista visuale come lei stessa si definiva, sbarcata in Second Life nel dicembre 2006 e da allora messasi più volte in luce (espose ad esempio a New Babbage, a Cannery Rezzable, sim dedicata alle esposizioni artistiche realizzata all’epoca da Rezzable nel periodo in cui l’azienda inglese era massicciamente presente in Second Life, piuttosto che in occasione di vari SL birthday o Burning Man), la notizia della cui morte, causata da un cancro alle ovaie, è stata diffusa dalla sua amica September McKinney sul proprio album su Flickr oltre che da Ravenelle Zugzwang su Koinup. September ha anche aperto un gruppo (http://www.flickr.com/groups/1891670@N20/) in cui chiunque può inserire immagini relative ai lavori di Arteer, che nel proprio profilo di Second Life scriveva di essere: “un’idealista senza fine, una builder, un’insegnante e un’amica. Bellezza, onestà, intelligenza, inventiva, immaginazione, stupidità, cura, amore, poeti, e la torta sono le cose che apprezzo” e che nel corso della sua esperienza su Second Life si è occupata di building, di insegnamento artistico, di creazione di texture e di shape, di giornalismo e di fotografia virtuale.

Arteer OlivaCome sempre in questi casi al cordoglio di chi ha avuto modo di conoscere personalmente l’artista scomparsa si unisce la tristezza nel constatare quanto sia fragile l’arte che si sviluppa in ambienti virtuali e sul web, quanto facile sia, col passare del tempo, perderne quasi completamente traccia (alcune restano per ora qui). L’arte in Second Life è sovente impermanente (una nostra amica sostenne anni addietro che proprio l’impermanenza potesse essere un tratto caratteristico di questa forma espressiva) ed anche il tentativo di preservarla attraverso racconti, testimonianze, immagini e filmati sul web è a sua volta soggetto al rischio di veder svanire da un giorno all’altro le testimonianze raccolte (o che le stesse non siano comunque più accessibili, come nel caso dell’album su Flickr della stessa Arteer).

Quando una persona muore è la sua memoria che ci consente di sentirla ancora tra noi, occorrerebbe fare qualcosa per non disperdere il frutto del lavoro di tanta gente di genio che in questi anni ha utilizzato la piattaforma della Linden Lab, non credete? Peccato che Linden Lab stessa appaia molto poco sensibile al riguardo e demandi ogni forma di tutela e conservazione agli utenti stessi, salvo poi lamentarsi del loro disinnamoramento.

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