Linden Lab e Pixar così simili così diverse

Linden Lab e Pixar così simili così diverse

Pixar PACSe anche non avete visto la mostra sui 25 anni di vita della Pixar, vi sarà capitato di vedere durante le feste un documentario trasmesso da Rai1 (di cui parla anche l’ottimo Luca Boschi su Nova100), Pixar Story, dedicato alla storia di una delle aziende più talentuose e di successo di questi ultimi decenni, non solo in America. Visto che sempre di animazione in 3D si tratta (sia pure di un 3D statico animato fotogramma per fotogramma dalla Pixar nella tranquillità dei propri studi nell’arco di mesi di paziente lavoro al computer) mi è venuta spontanea la tentazione di fare un paragone con Linden Lab (che peraltro come mi faceva notare qualche giorno fa l’amica Anita Carloni aka Biancaluce Robbiani aka Catlady usa un 3D realmente dinamico all’interno di una piattaforma interattiva in tempo reale aperta a tutto il mondo).

Insomma, lasciate stare per un momento le differenze tecnologiche, vi siete mai chiesti perché un’azienda abbia successo in un campo (l’animazione in 3D nello specifico, ovvero l’intrattenimento “artistico” nel senso più ampio del termine) e un’altra non ci riesca, nonostante tutte e due impieghino notevoli risorse e uomini di genio?

Gene YooUna traccia me l’ha fornita un post pubblicato sul blog di Gene Yoo,aka Ginsu Linden, vice presidente del Corporate Development di Linden Lab tra il 2005 e il 2009 e autore del “tao aziendale”, secondo cui il fallimento vissuto da Linden Lab nel suo tentativo di far diventare Second Life un fenomeno di massa ha riguardato l’aver “fallito come persone, come team. Il nostro fallimento è stato intensamente personale, riguarda in particolare ciascuna delle persone coinvolte e ha finito col rovinare il team nel suo complesso”, un’accusa che Gene, ora passato a Google, muove anzitutto a se medesimo (“Io ho lasciato le persone fallire, andarsene, nascondersi dietro la propria illusione”) e che ha poi ulteriormente spiegato su New World Notes (il blog di un altro ex-Linden Lab, Wagner Au).

Il problema potrebbe però essere più sottile: secondo John Lasseter, attuale direttore creativo di Pixar e Walt Disney nonché “deux ex machina” degli aspetti più propriamente artistici di Pixar, il successo della casa di produzione è stato dovuto al fatto di aver riunito dei veri e propri “geni del computer” (anzi, dei brillanti scienziati), peraltro tra i maggiori fan del suo lavoro di animatore ex Disney, con artisti di grande talento (per non parlare del genio finanziario e visionario insieme di Steve Jobs che la Pixar finanziò rilevando nel 1979 il Graphics Group guidato da Lasseter, fino ad allora parte della Computer Division della Lucasfilm di George Lucas, non abbastanza interessato a sviluppare ulteriormente tali attività).

john lasseterMa ancora di più è dovuto al fatto di essere riusciti a coordinarne gli sforzi consentendo a ciascun componente del team di crescere e di dare il massimo a favore dell’azienda e delle sue produzioni, tanto che dopo Lasseter due altri animatori come Brad Bird e Pete Docter divennero registi di successo, il primo avendo tra l’altro realizzato Gli Incredibili e Ratatouille oltre al meno fortunato ma a detta di molti critici fantastico sotto il profilo grafico-artistico Il Gigante di ferro, il secondo dirigendo Monster Inc. e Up oltre ad aver contribuito alla scrittura di gran parte del materiale per Toy Story, Toy Story 2 e A Bug’s Life. In Linden Lab dietro ai “visionari” fondatori Philip Rosedale e Cory Ondrejka sono probabilmente mancati dei successori all’altezza, ma secondo quanto suggeriscono le parole di Gionsum forse ancor più grave è stata la mancata focalizzazione degli sforzi di tutti in direzione di un ulteriore sviluppo di Linden Lab (e di ulteriori piattaforme dopo Second Life, come sembra voler provare ora a fare Rod Humble) e forse anche l’incapacità di trovare soluzioni tecnologiche che divenissero realmente degli standard di settore (come invece è capitato alla Pixar grazie allo sviluppo del software proprietario RenderMan utilizzato per realizzare scene altrimenti impossibili da girare in gran parte dei blockbuster di Hollywood degli ultimi 20 anni da Titanic ai “prequel” di Star Wars sino alla trilogia del Signore degli Anelli).

Insomma, il talento non basta per aver successo, occorre anche indirizzare il talento nella giusta direzione, saperlo coordinare più persone talentuose in modo da ottenere un successo dopo l’altro rinnovando così l’attenzione mediatica anno dopo anno, trovare soci finanziatori in grado non solo di apportare capitali ma anche relazioni di alto livello e una visione strategica dello sviluppo della società e, ultimo ma non meno importante, trovare il coraggio dopo aver centrato un successo di rimettere tutto in discussione e ripartire da capo cercando ogni volta di superare il limite. Cosa che in ultima analisi Linden Lab non ha ancora dimostrato di essere in grado di fare, in questo rimanendo distante da modelli come Apple e Pixar che pure sono partiti da prodotti destinati a un pubblico “di nicchia” ma sono poi stati in grado di ottenere un successo mondiale dopo l’altro identificando correttamente il proprio mercato e gestendo il proprio talento.  Non è che per caso qualcuno di voi sappia come convincere John Lasseter a guidare qualche esperimento destinato al grande pubblico anche in Second Life?

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