Google+ successo o fiasco?

Google+ successo o fiasco?

Google+ Luca Spoldi

Google+ ha ormai superato i 40 milioni di utenti, secondo quanto annunciato dal colosso dei motori di ricerca sul web nella sua ultima trimestrale, eppure non tutti anche all’interno di Google sono convinti del suo successo. Anzi, in una mail che avrebbe dovuto rimanere interna all’azienda e invece è stata (per errore?) resa pubblica, un ingegnere del software, Steve Yegge, sostiene che Google+ è “una reazione istintiva, uno studio pensato a breve termine, basata sulla nozione errata che Facebook abbia successo perché hanno costruito un grande prodotto. Ma non è per questo che (Facebook) ha successo. Facebook ha successo perché hanno costruito un’intera costellazione di prodotti, permettendo ad altre persone di fare il lavoro. In questo modo Facebook è diversa per ognuno. Alcune persone trascorrono tutto il loro tempo (giocando) a Mafia Wars. Altri trascorrono tutto il loro tempo su Farmville. Ci sono centinaia o forse migliaia di differenti passatempi di elevata qualità a disposizione, quindi c’è qualcosa per tutti”.

Mentre l’errore fatto dal team di Google+ sarebbe consistito, per Yegge, nel pensare in questo modo: “Accidenti, sembra che abbiamo bisogno di alcuni giochi. Prendiamo qualcuno sotto contratto per, um, scrivere alcuni giochi per noi”. “Iniziate a vedere – conclude Yegge nella mail ai colleghi – come incredibilmente sbagliato sia ora questo modo di pensare? Il problema è che stiamo cercando di prevedere quello che la gente vuole e di consegnarlo a loro”, anziché lasciare che siano gli utenti stessi e le terze parti a fare il lavoro di sviluppo. Ma ehi, aggiungiamo noi di Mondivirtuali: non era esattamente questo quello che ha cercato di fare Linden Lab quando ha sviluppato la sua piattaforma online 3D immersiva nota come Second Life? Al netto degli errori di management e di marketing e nonostante una crisi economica che ha tolto a molti la voglia e la possibilità di pensare a qualcosa di diverso dalla prima vita, Second Life resta di gran lunga il mondo virtuale di maggior successo tra quelli lanciati finora e ci sarà un motivo.

Mondivirtuali fanpage FacebookSe poi paragoniamo Second Life, come a volte è stato fatto dalla stessa Linden Lab, a dei videogame online (magari un MMORPG), la differenza salta ancora più all’occhio visto che gli utenti attivi in Second Life resistono in media alcuni anni mentre nei MMORPG il raggiungimento dei livelli più elevati toglie ogni motivazione ai giocatori più attivi nell’arco di 6-18 mesi al massimo. Il segreto è probabilmente proprio in quella felice intuizione di Philip Rosedale, creare un ambiente che possa essere il mondo che l’immaginazione dei suoi utenti (“residenti” per usare un termine caduto in disuso) è in grado di creare. Peccato che l’abbiano capito molto meglio di Linden Lab gli uomini di Facebook e persino gli ingegneri di Google, anche se ogni paragone tra queste due piattaforme sociali e SL resta fuorviante in termini tecnici, vista la maggiore complessità e ricchezza della seconda rispetto all’usabilità ma anche “piattezza” delle prime.

Ma le centinaia di milioni di utenti dei social network, evidentemente, questo chiedono: una piattaforma leggera, facilmente accessibile, adatta ad essere utilizzata per decine di scopi differenti e con centinaia di svaghi. Facebook l’ha capito, Google ci sta provando: ora spetta a Linden Lab dimostrare di saper capire i suoi utenti attuali e potenziali, che evidentemente non saranno mai gli stessi che si rivolgono a questi social network. Non è detto che sia un male, se Second Life saprà rimanere un prodotto destinato a una nicchia “alta” e “ricca” del mercato, adottando più il modello di Apple che di Microsoft come già abbiamo avuto modo di sostenere.

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