Mondi virtuali ispirano la moda

Mondi virtuali ispirano la moda

modavia fashion week 2011I mondi virtuali sembrano sempre più essere fonte d’ispirazione per la moda: molti utenti di Second Life, Opensim, Imvu o altre piattaforme di realtà virtuali lo sospettavano ma ora la conferma arriva da una “fonte autorevole”, ossia il Los Angeles Times, che parlando della settimana della moda di New York, tenutasi dal 9 al 16 settembre quasi in contemporanea con l’altrettanto celebre (almeno tra gli appassionati di mondi virtuali) Modavia Fashion Week, che quest’anno  ha visto sfilare, dall’8 al 15 settembre, oltre 60 marchi fashion virtuali, tra cui Gizza, marchio turco che al momento è forse il più noto in tutta Second Life (ma anche nomi noti al pubblico italiano come Sartoria, Casa del Shai, Anubis Style, Meb, Jador, Orage Creations, Donna Flora e Baiastice) ha sottolineato come lo stilista preferito di Lady Gaga, Nicola Formichetti, abbia mostrato uno show virtuale nel suo “pop-up store” (negozi temporanei molto in voga di recente tra i marchi di moda), mentre ModaOperandi.com abbia deciso di mettere in vendita la nuova collezione senza farla sfilare dal vivo ed infine Norma Kamali abbia realizzato un film in 3D che può essere visto sul suo sito web.

Più in generale secondo il Los Angeles Times dalle passerelle newyorkesi sembra emergere una crescente contaminazione tra virtuale e reale, mentre anche la stampa pare essersi accorta che vi è un “immenso mercato per il fashion virtuale” come spiega nell’articolo Yohei Ishii, senior director di CCP Games che ha sviluppato per alcuni fashion designer (reali ma ancora poco noti al grande pubblico) avatar “alla moda” in serie limitata venduti a 70 dollari l’uno agli appassionati di moda di tutto il mondo. Secondo lo stesso Ishii, che nota come già si spendano ogni anno sui mondi virtuali e social network alcuni miliardi di dollari Usa per acquistare “beni digitali” tra cui anche avatar e accessori virtuali, “tutti questi mondi virtuali sono fonti d’ispirazione” dato che un designer può in essi creare abiti che nella realtà non potrebbe creare a causa di leggi fisiche o economiche. Per poi, forse, decidere se e come provare a ricreare uno o più outfit anche nella realtà. Fisica permettendo.

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