Creature fashion

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    Creatures Ardigraf

    zigzag fashion

    Mentre i creativi di Second Life sono già al lavoro per capire se e come si potranno sfruttare al meglio le mesh che da qualche settimana hanno fatto la loro comparsa in Second Life (col rilascio del Viewer 3 di Linden Lab) ma che ancora sembrano presentare alcuni inconvenienti (non pare possibile, ad esempio, adattare a una shape differente da quella sulla cui base è stato “disegnato” un abito attraverso un programma esterno come Blender e poi importato in formato collada, il che potrebbe limitarne l’impiego a scarpe e accessori più che a interi outfit), anche nell’attuale offerta di abiti e accessori, quando non di interi avatar, attraverso i quali personalizzare la propria esperienze di utente della piattaforma californiana, non mancano le proposte interessanti, quasi a sfatare che la moda virtuale sia una mera riproduzione di quella reale.

    Girovagando per SL mi è capitato di imbattermi in ZigZag, una land per lo shopping ricca di freebie e dollarbies ideata da Merlino Mayo in cui ho rivisto, tra gli altri, alcuni “vecchi” completi di una nostra amica, Patrizia Blessed (aka Patrizia Nofi, titolare di Ardigraf). Incuriosito ho guardato meglio e che ho scoperto? Una delle più interessanti collezioni viste in questi ultimi anni, quella delle tre “creature” di Patrizia: Gmork, Yturi e Direction alle quelli si affiancano, nel “negozio” (in effetti un bosco in riva al mare a Utopia Isles) oltre che nello shop di Patrizia su Marketplace anche Fairy Forest, Celsey, Kendhal e MoonLight.

    Patrizia, in questi mesi impegnata accanto a Maxi Lane (aka Marina Bellini ) anche in un’attività di supporto alle iniziative dei Musei in Comune Roma 2.0 che si svolgono presso l’isola di MiC, contattata da Mondivirtuali.it, ha confermato che “le “creature” sono nate all’inizio di quest’anno e sono in vendita a 1500 linden tutto compreso, con anche la skin, gli occhi e per alcune di esse anche piedi sculpt” ed hanno riscosso un discreto successo, anche se, almeno su marketplace, il “best seller” della stilista sembra sia un più “classico” abito spagnoleggiante, Flamenco (che costa un poco di più delle “creature”, 2000 linden).

    Insomma, non sempre la moda virtuale è la mera riproduzione di cose già viste nella realtà, eppure sembrerebbe che molti utenti, soprattutto ma non solo italiani, fatichino ad apprezzare outfit particolarmente “estrosi” e preferiscano acquistare più rassicuranti riproduzioni di costumi e vestiti già visti nel mondo reale, non riuscendo forse a sfruttare pienamente quello spirito di “your world, your immagination” che aveva portato alla nascita di molte speranze nel 2006-2007, al momento dell’hype mediatico di Second Life e dei mondi virtuali. Fatti i quali restano forse ancora da fare i relativi utenti, anche nel settore fashion.