Facebook a caccia di avatar

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    FB caccia avatar

    FacebookNuova puntata nella “guerra di scortesie” tra social media. In questi giorni su Facebook si è aperta l’ennesima caccia alle streghe, anzi agli avatar di Second Life e con la scusa di eliminare utenti “fasulli” (ossia che hanno fornito finte generalità) la società di Marck Zuckerberg, in attesa di sfruttare la bolla speculativa che ormai preoccupa economisti del calibro di Lawrence Summers (che dopo essere stato Segretario al Tesoro sotto Clinton è tornato a insegnare ad Harvard), ha “eliminato” migliaia di utenti che si erano registrati col nickname del proprio avatar di Second Life dal suo database, il vero e più prezioso asset di un social network come Facebook che secondo Google ha circa 590 milioni di utenti attivi al mese (oltre 677 milioni secondo Facebook stessa) e che di fatto è il profilatore e indicizzatore di traffico più apprezzato da aziende e agenzia pubblicitarie di tutto il mondo.

    Second LifeAnche se non fosse, come molti sospettano, una mossa diretta ai danni di Linden Lab (che in passato ha provato, inutilmente, a gestire un social network “per avatar” con Avatars United, prima acquistato e poi semplicemente chiuso), Facebook dimostra nuovamente di avere un concetto molto personale delle tutele del diritto alla privacy dei propri utenti. Ma dovete capire il signor Zuckerberg: ha appena visto i “cugini” di LinkedIn, un social network per professionisti con “solo” 100 milioni di utenti registrati quotarsi a Wall Street e passare in poche ore da una valutazione torica di scarsi 4 miliardi di dollari ad una di 8,8 miliardi e spera di poter fare un “colpaccio” ancora migliore l’anno prossimo. Se la bolla continuerà a crescere Facebook potrebbe valere dai 50 agli 80 miliardi di dollari e trovare investitori pronti a sottoscriverne i titoli, nonostante multipli sull’Arpu a dir poco scandalosi (l’Arpu è il ricavo medio per utente).

    Per essere chiari: al momento T-Mobile Usa, pagata da AT&T 39 miliardi di dollari a fronte di 34 milioni di clienti con un’Arpu di 500 dollari l’anno è stata pagata a Deutsche Telekom, l’ex proprietario, circa 2 volte l’Arpu. Skype, rilevata da Microsoft per 8,5 miliardi di dollari, ha 124 milioni di utenti e un’Arpu di 6 dollari ed è stata dunque pagata 11 volte l’Arpu. LinkedIn (Arpu pari a 2 dollari l’anno) trova investitori che l’acquistano a 44 volte l’Arpu. Facebook realizza mediamente 3 dollari l’anno dai suoi 600 milioni di utenti: se fosse valutata anche “solo” 36 volte l’Arpu (una via di mezzo tra Skype e LinkedIn) potrebbe valere 67 miliardi di dollari, se arrivasse alle valutazioni “folli” di LinkedIn in questi giorni sfiorerebbe gli 80 miliardi di dollari, pensate che non valga la pena per Facebook di andare incontro alla protesta di qualche migliaia di utenti pur di “garantire” un database affidabile ai propri clienti e dunque ai futuri investitori?