Esplorando l’io

Esplorando l’io

Mondivirtuali.it ha chiesto a Luciana Pinazzo di intervistare Senban Babii, vincitrice del contest di Koinup.com Virtual Diversity” (leggete qui). Ecco cosa ha risposto Senban, buona lettura!

Senban Babii Second LifeLuciana Pinazzo: Senban Babii, quando sei nata in Second Life e perchè?
Senban Babii: Sono “rezzata” per la prima volta in Second Life nel luglio del 2007: un mio collega entrò in ufficio per rubarmi un caffè e mi raccontò di un nuovo progetto in cui saremmo stati tutti coinvolti, per utilizzare i mondi virtuali come modo sperimentale per distribuire contenuti. Io lavoro per un’università per cui i contenuti distribuiti sarebbero stati in parte educativi ma anche legati alla creazione di uno spazio sociale per studenti. Per essere sinceri, nessuno di noi all’epoca aveva alcuna idea di come avremmo potuto realmente utilizzare tale strumento. Creai un account, mi collegai e semplicemente iniziai a esplorarlo. Col tempo abbiamo stabilito che Second Life non avrebbe fatto al caso nostro, anche se qualche tempo dopo abbiamo per qualche tempo riconsiderato l’idea, ma quando tutti lasciarono (la piattaforma) io rimasi. Trovavo l’intera idea così trascinante e coinvolgente che sapevo che avrei dovuto vedere di più. Sentivo che aveva del potenziale come strumento per comprendere l’io, ma non capivo realmente come o perchè in quel momento. Col tempo ho imparato a utilizzare la piattaforma in modo maggiormente creativo. Il mio primo contatto con l’essere creativi attraverso SL è stato quando mi aggregai a La Performance, una compagnia di danza virtuale. Ho imparato molto dal mio tempo trascorso con loro; Jie Loon mi ha insegnato tanto riguardo la creatività e me stessa. Col tempo sono entrata in contatto con Vaneeesa Blaylock e a sua compagnia di performance artistiche, all’inizio come performer ed infine come stage manager. VeeBee è stata un’insegnante incredibile, mi spingeve continuamente a superare i miei limiti, consentendomi di guardare all’identità in un modo nuovo e interessante, che non avevo mai considerato.
L.P.: E perchè te ne andasti, scegliendo Eve Online per i tuoi lavori?
S.B.: Perchè ho lasciato SL? La verità è che io adoro SL! E’ uno strumento assolutamente potente, che contiene il potenziale per così tanta auto-esplorazione e auto-espressione se siamo aperti alla possibilità. La semplice verità è che resto lontana da SL ora a causa delle politiche di Linden Lab e del modo in cui consentono a veari individui e gruppi di raccogliere informazioni e controllare le esperienze di altri residenti. Per cui in un certo senso non ho lasciato SL, mi sono solo fermata durante questo difficile periodo. Il problema è che non vedo la fine di questo periodo difficile. Forse un giorno tornerò a casa, non so. Perchè ho scelto Eve? Beh, in realtà è colpa di un mio amico che era molto coinolto in Eve e un giorno ci siamo incontrati a pranzo e abbiamio iniziato a comparare SL e Eve. Mi ha persuasa a provare Eve e dopo alcune false partenze ho deciso di restare. Non sono per nulla coinvolta con gli aspetti legati al gioco di combattimento, mio piace solo l’idea di una simulazione di attività e credo che sotto questo punto di vista sia solo un hobby, ma gradualmente mentre nuovi avatar venivano incorporati, ho iniziato a vedere le ose sotto una luce differente. Ma questo mi porta a parlare dell’ultima parte della tua domanda, perchè ora utilizzo Eve per i miei lavori. La verità è che semplicemente io non ritengo le mie creazioni dei “lavori“. Non sono un’artista sotto alcun significato della parola, non ho un background in arte e a parte il mio coinvolgimento con La Performane e più tardi con Vaneeesa Blaylock, non ho quasi avuto contatti con gli artisti.
L.P.: Che cosa significa per te “virtual diversity“? Un modo di esprimere te stessa, solo una divertente opzione di settaggio, o… cosa?
Senban Babii Eve OnlineS.B.: Questo penso sia il punto importante e forse quello che mi ha guidata in tutto ciò che ho fatto nello spazio virtuale: la domanda di cosa sia “l’io”? Senban Babii in effetti è un oggetto attraverso cui pensare, attraverso cui esploro il significato dell’essere me, per esplorare la mia auto espressione e la mia auto esplorazione. Considera come è apparsa Senban Babii in Second Life. Qui Senban è il riflesso perfetto di come ero in quel periodo della mia vita, tra il 2007 e il 2010. Ribelle, una testa dura, maliziosa e francamente una che creava un po’ di problemi, anche un po’ arrabbiata con la vita a quel tempo. Tempo dopo, ho iniziato a capire che questa espressione non mi andava più bene in qualche modo, che alcune cose erano stato perse, che alcune altre erano cambiate. Mi ci è voluto un po’ per capire cosa fosse. Quando i nuovi avatar di Eve vennero rivelati, sapevo che era tempo di creare una nuova espressione di mes tessa, una che riflettesse meglio il mio corrente momento di vita. Ho tentato di mantenere quanto più del vecchio quanto ho potuto nel nuovo e i (due) avatar sono sostanzialmente la stessa persona, solo in un differente momento della (propria) vita. Insomma, per riassumere, Senban Babii è il modo in cui esprimo me stessa e rifletto il mio io interno, un modo di prendere il “me” che vive dietro i miei occhi e portarla alla luce, così da (far) vedere chi sono. Da un certo punto di vista sono abbastanza timida riguardo l’immagine che ho utilizzata per questa competizione perchè non è solo un’immagine, è me in ogni senso. Io vedo le cicatrici degli ultimi anni, un senso di tristezza per le cose perse e ancora un senso anche di qualcuna che sta finalmente maturando in una persona più completa. Così mentre per lo più mi nescondo dietro un certo ammontare di anonimato, in verità mi sono forse esposta maggiormente attraverso questa immagine di quanto le persone non capiscano.
L.P.: Crei immagini utilizzando solamente Eve Online?
S.B.: Mi piace creare immagini utilizzando qualsiasi strumento ma inmodo molto amatoriaele: non ho le capacità per utilizzare Photoshop o niente di simile. Solitamente mi limito a prendere un’immagine e a volte ritagliarla per sottolineare un particolare aspetto. Non sono un’artista, non ho un addestramento. Ho iniziato un nuovo saggio fotografico nel 2010, chiamato Dystopia Project che trovate ancora sul mio blog. Iniziava a lambire la poesia ma era sempre troppo vicino a casa per i miei gusti così ho smesso di lavorare su di essa e la maggior parte rimase inedita. La sola altra piattaforma con cui ho realmente tentato di creare immagini è stato il gioco Fallout 3. Desidero ancora fare di più con questa piattaforma, dato che è un ambiente molto ricco ma non è solo per creare un gruppo di immagini, chiunque può farlo. La domanda per me è come tutto questo è collegato alla mia auto-esplorazione e  autoespressione? Se sono solo fotografie per il gusto di farle, allora è un contenuto che semplicemente non è adatto ai miei obiettivi personali. Quindi vorrei ancora fare qualcosa con Fallout 3, ma solo se riuscirò a trovare la giusta angolatura d’approccio.
Entrambi i miei genitori sono stati i fotografi professionisti e a mia madre in particolare piaceva prendere una singola immagine che in qualche modo raccontasse tutta una storia. Questa idea mi ha sempre colpita, l’iidea l’idea di un documentario o di una trama ridotta ad una singola immagine o parola. Porto sempre una videocamere in giro con me, cercando per momenti come quelli da catturare, ma sono certa di perdermi più di quel che noto. Questo è uno dei benefici dei mondi virtuali, naturalmente, che hai sempre una videocamera a portata di mano. Ma la videocamera non è altro che un oggetto fisico che ti ricorda di attraversare la vita alla ricerca di questi fantastici momenti. Le foto in se stesse sono quasi prive di importanza.
L.P.: L’arte elettronica è solo un gioco grafico o potrebbe essere l’arte del XXI secolo?
S.B.: Che cos’è un gioco? Hai mai giocato coi Lego? I Lego sono un gioco? O i Lego sono semplicemente uno strumento polimorfo che ti consente di costruire una multitudine di cose assieme a cui giocare, in base al gioco che vuoi giocare oggi? Qualcuno potrebbe certemante passare del tempo buildando e costruendo contenuti in Second Life ma se tutto quello che facessero fosse mettere assieme dei pezzi, allora non sarebbe arte, è una mera funzione, un semplice contenuto, un giocare con uno strumento polimorfo. Il che è grandioso, ovviamente! Non credo che Second Life in se stessa sia arte, ma credo che possa essere una tecnologia che consente di fare arte. L’importante, ceredo, è distinguere tra creatività e arte perchè non mi pare che siano per nulla la stessa cosa. Second Life consente la creatività, proprio come i Lego. Per me l’arte deve costringere l’artista a confrontarsi con se stesso e mettere in mostra il confronto. Puoi trovare arte nella vernice, nei pixels, nel marmo, nella plastica, negli avatars, nel purè di patate, in qualsiasi cosa. Ci sono ovviamente altre definizioni di arte e, naturalmente, ognuno avrà i propri pensieri al riguardo.
L.P.: Dai un consiglio a un giovane artista che voglia creare immagini utilizzando piattaforme online.
S.B.: Basta essere te stessi, far venir fuori se stessi attraverso gli strumenti a vostra disposizione. Essere consapevoli dei limiti di questi strumenti e quindi trovare un modo interessante per superare questi limiti in ogni caso.

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