Il Pentagono studia su Opensim

Il Pentagono studia su Opensim

Mentre il mondo si interroga sulla morte di Osama Bin Laden e sul perché gli Stati Uniti non abbiano mostrato delle immagini della salma o della cerimonia funebre (il cadavere sarebbe stato sepolto in mare per evitare che la sepoltura divenisse un luogo di venerazione) del leader di Al Qaeda considerato il mandante di alcuni tra i più sanguinosi attentati terroristici della storia come quello alle Torri Gemelle del World Trade Center di New York dell’11 settembre 2001, Amlet Au ha scoperto che il Pentagono utilizza da tempo la tecnologia dei mondi virtuali, in particolare Opensim, per ricreare modelli di alcuni teatri di battaglia come la provincia di Nuristan, nell’Afghanistan orientale, dove nel 2009 ebbe luogo una battaglia tra 300 talebani e i militari Usa dell’American Combat Outpost (COP) Keating terminata con otto soldati morti e 22 feriti e la quasi completa distruzione della base.

La riproduzione è stata creata, come ha riferito Amlet, da Douglas Maxwell (aka Maccus McCullough in Second Life), science and technology manager specializzato in modellazione e la tecnologia di simulazione presso lo US Army Simulation & Training Technology Center di Orlando, in Florida. Moses compoundIl che non significa ovviamente che il Pentagono abbia utilizzato Opensim o Second Life per addestrare in anticipo le truppe a operazioni militari come quella che ha portato all’assalto del bunker di Osama ad Abbottabad, ma che che l’uso di OpenSimulator  viene sponsorizzato dall’esercito americano per ricreare scontri a fuoco recenti per il Moses (Military Open Simulator Enterprise Strategy), un mondo virtuale ospitato su server privati del Pentagono ma aperto al pubblico (sono al momento visitabili le prime 64 regioni), utilizzato per scopi addestrativi.

Guarda caso il Moses era stato sviluppato inizialmente in Second Life Enterprise ma quando Linden Lab ha gettato la spugna, chiudendo SL Enterprise nell’agosto del 2010, chi vi aveva investito, come il Pentagono, ha dovuto trovare un’alternativa per non rischiare di perdere gli investimenti effettuati sino a quel momento. Il che testimonia, come commenta un utente sul blog di Amlet, che per riuscire a fare quadrare i conti a breve termine Linden Lab, con un pessimo “timing” ha preferito buttare al vento gli investimenti di clienti importanti come il Dipartimento della Difesa Usa (e, aggiungiamo noi, di decine di altri gruppi impegnati in attività “educational” anche nella grid “standard” di Second Life). Clienti che di sicuro non torneranno indietro.

Related Articles