Copywight, creativi insoddisfatti

Copywight, creativi insoddisfatti

IMVU luke 2011Cosa manca ai mondi virtuali per essere pienamente delle piattaforme in grado di valorizzare, anche economicamente, il lavoro di centinaia di creatori di contenuti? Nonostante il passare degli anni il problema principale non sembra la tecnologia, più o meno complessa o tale da richiedere agli utenti investimenti in hardware e software più o meno elevati, e forse neppure la motivazione d’uso, che pure viene continuamente citata come il motivo principale della “mancata crescita” di quella nicchia di web2.0 rappresentata dai mondi virtuali (che qualcuno inizia a chiamare, giustamente, mondi sociali).

Il problema principale resta quello della tutela del diritto d’autore (il cosidetto copywight), un male comune a tutto il web ma rispetto al quale le società che gestiscono le principali piattaforme non sembrano mostrare particolare attenzione, finendo con lo scoraggiare e allontanare gli utenti più creativi, cosa che finisce con l’impoverire i contenuti delle piattaforme stesse quando si tratti come Second Life o IMVU di ambienti in larga parte caratterizzati da “user generated contents”. Una riprova è venuta in questi giorni dallo sfogo, su Facebook, di una utente di IMVU che aveva scoperto alcuni suoi arredi e texture copiati spudoratamente da un’altra utente della stessa piattaforma.

IMVU luke 2011L’episodio non sarebbe isolato ed anzi i numerosi commenti ricevuti da decine di utenti dimostra anche nel caso del mondo virtuale creato e gestito da IMVU Inc. non ci sia per ora alcun rispetto per il lavoro altrui né da parte di questi “astuti” ladri (che puntualmente rispondono con tono seccato che il loro non è un furto perché “IMVU è solo un gioco”… forse qualche utente di Second Life troverà la risposta familiare) né del gestore della piattaforma, che come anche Linden Lab nel caso di Second Life pare curarsi solo in parte di tutto ciò che non si traduce in ricavi immediati per loro, con una politica che appare decisamente miope.

Ma forse il problema a monte è un altro: molti sono convinti di non dover mai pagare per nulla dopo decenni di presunto “internet free” in cui tutto è sembrato essere offerto gratuitamente, anche se non è mai stato così: abbiamo sempre pagato o attraverso le nostre connessioni o fornendo i nostri dati personali poi venduti ad aziende e agenzie di marketing, come sanno bene Google e Facebook (e quindi brava la redazione della trasmissione Report che nonostante quel che pensano alcuni “guru” italiani del web bene ha fatto a mettere il dito sulla piaga nella puntata del 10 aprile scorso che potete vedere qui).

Il risultato è che poi, spesso, chiunque si sente autorizzato a utilizzare il lavoro e i contenuti altrui non solo per goderne privatamente (cosa che può essere lecita in una visione di “copyleft“), ma anche per specularci sopra rivendendolo senza aggiungervi alcun valore con cui giustificare almeno in parte questa infrazione del copywight del creativo che il contenuto originale ha creato. Un male comune che non procura nessun gaudio.

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2 Comments

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    Kerubina McMillan , Apr 13, 2011 @ 8:26

    c’è sempre un prezzo

    Purtroppo caro Lukemary hai toccato un punto molto molto dolente delle "realtà" virtuali.

    Purtroppo sembra che non solo tutto debba essere "gratis" quindi c'è chi si prende il diritto di "non pagare" equamente, ma se provi a chiedere il compenso per il tuo lavoro ti va bene se ti ridono in faccia e beffeggiano, la gente è abituata a comprare il pane, a pagare la cena in un ristorante, a comprare vestiti REALI ma non è abituata a comprare cose virtuali… questo funziona non solo per i mondi virtuali ma anche per la pirateria multimediale dal cinema alla musica, senza che nessuno faccia nulla…

    Il lavoro di un creativo a quanto pare non fa parte ancora della cultura della nostra società, all'estero forse va un pò meglio, ma che tu sia uno scrittore o un disegnatore non cambia molto, in realtà non fai un "vero" lavoro perchè ancora oggi il sogno di fare un lavoro che ci piace come quello di poter scrivere o disegnare o fare musica è ancora bloccato nella mentalità del "i nostri hobby"

    Un giornalista può avere come hobby la scrittura di avventure ma il suo lavoro è scrivere di cronaca quindi è giusto che i suoi articoli di cronaca vengano pagati!!!

    Un fumettista deve essere pagato per i suoi fumetti ma magari il suo hobby è quello di fare fotomanipolazione di fiori…

    Cioè lavorare con le nostre passionni ha un prezzo molto alto per i creativi e artisti e la gente "comune" non concepisce che anche l'arte e la creatività possono essere una fonte di guadagno e non c'è cosa più bella che riuscre a mantenersi con quello che ci piace fare!!!

    Sembra che il lavoro sia un qualcosa che non debba piacerci … quindi se ti piace allora è solo un semplice passatempo e quindi chi se ne frega copiamo le texture e danneggiamo le persone, perchè non solo hanno magari dei danni economici ma li hanno anche psicologici è triste ricevere questo tipo di ben servito.

     

    Passo e chiudo

    Keru

    p.s. salutami la Pinazzo ^_^

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    Lukemary Slade , Apr 13, 2011 @ 9:27

    E’ esattamente così

    Il problema è culturale: decenni di incultura sul web hanno male abituato tutti. A vantaggio di poche grandi corporations che col "free" ci campano assai bene (vedi ad esempio The Huffington Post che non paga i 6 mila blogger che scrivono per loro, "perchè gli diamo visibilità", ma poi si vende ad Aol per oltre 300 milioni di dollari…).

    Nel caso italiano che ne parliamo a fare, da noi si considera "lavoro" solo quello manuale, quello intellettuale è già guardato con sospetto. Se poi dici che fai il lavoro che ti piace al 90% dei casi generi invidia, non stima. Siamo un popolino di pettegoli arroganti e invidiosi, facciamocene una ragione. E continuiamo a cercare di fare il nostro lavoro con passione, facendoci pagare il giusto anche e soprattutto da quei soggetti che poi buttano i loro soldi in suonerie, sigarette, pasticche, alcolici e stronzate varie senza problemi. Tutte cose che fanno loro molto più male dei nostri articoli, o abiti virtuali, o file musicali…

    Lukemary Slade

    P.S. La Pinazzo è tornata a scrivere su Graphic Dreams, non perdertela!

    P.S. 2: Pare che dopo il casotto riportato nell'articolo IMVU abbia sospeso l'account della utente "copiatrice". Un po' come fa la Linden Lab in SL. Sempre e solo "dopo" e sempre e solo con misure parziali (dato che nulla impedisce che la tizia si rifaccia un nuovo account e torni a copiare il lavoro altrui), giusto per salvarsi la faccia…. così va il mondo, per ora.

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