Solidarietà non virtuale

Solidarietà non virtuale

Il terremoto e il successivo tsunami dell’11 marzo 2011 ha causato in Giappone 10.102 vittime accertate e 17.053 dispersi, per un totale che potrebbe superare le 25 mila vittime secondo le autorità. Mentre hanno ormai preso il via le prime sepolture di massa, molti giapponesi non sono ancora ora in grado di sapere se i propri cari siano vivi o morti e in questo caso se i loro resti siano già stati recuperati e sepolti.

Terremoto Giappone orsetto solidarietàTragedie simili, come accaduto in un passato recente anche per l’Abruzzo, non possono lasciare indifferente nessuno e così anche piattaforme utilizzate solitamente per svago come Second Life (dove la Linden Lab ha promosso ufficialmente la vendita di “orsacchiotti” a fini di beneficienza) o social game come Cityville (attraverso il quale Zynga, con la collaborazione di Facebook, ha aperto una sottoscrizione: http://www.zynga.org/about/blog.php#japan) in questi giorni hanno attivato campagne per cercare di portare aiuto alle popolazioni colpite, che oltre alla distruzione da terra e dal mare hanno dovuto combattere una serie di incendi prima, il rischio di un disastro nucleare poi e il freddo intenso dell’inverno.

Letteralmente innumerevoli poi le iniziative benefiche portate avanti da singoli privati: si va dalle serate con aste di beneficienza alle vendite che prevedono il versamento di una parte dell’incasso ad organismi internazionali come la Croce Rossa (come riporta, ad esempio, questo post).

Ovviamente non tutti ritengono questo tipo di azioni corrette o  comunque sufficientemente affidabili: sui forum di IMVU (piattaforma i cui utenti hanno già attivato un gruppo per coloro che sono interessati a prestare soccorso) si discute (qui) dell’opportunità o meno di indicare un numero selezionato di istituzioni cui donare somme da impiegare in aiuti o anche dell’opportunità che siano singole aziende o utenti privati piuttosto che IMVU stessa a raccogliere tali somme, anziché trovare il modo di inviare direttamente aiuti privati a residenti giapponesi.

Imvu solidarietàDubbi legittimi che personalmente riteniamo vadano fugati con una massima trasparenza (quante volte in passato abbiamo visto raccolte benefiche fatte con grande slancio restare prive dei più basilari riscontri circa il versamento delle somme alle istituzioni nel cui nome erano state organizzate e quante volte abbiamo sentito di aiuti che pur giunti a queste organizzazioni si sono poi “persi lungo la via” e non sono mai arrivati a chi ne aveva bisogno), ma che non modificano una situazione drammatica in cui chi può dovrebbe cercare di dare una mano, sia personalmente sia attraverso canali e istituzioni che sa essere affidabili. Altrimenti rischiamo solo di fare filosofia mentre migliaia di persone rischiano di morire per i postumi di un cataclisma che ha già provocato un numero di vittime tra i più alti della storia umana.

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