Il papa e le identità fittizie

Il papa e le identità fittizie

IBenedetto XVIl web come mezzo di comunicazione e di diffusione della cultura, le nuove tecnologie come i social network che favoriscono “un nuovo modo di pensare, con inedite opportunità di stabilire relazioni e di costruire comunione”. A sottolineare il potenziale di tali strumenti non è la usuale ricerca di qualche università americana ma papa Benedetto XVI, presentando la 45esima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che però esorta a non mascherarsi, a non creare identità fittizie, a non vivere una vita ed esperienze diverse da quelle di tutti i giorni.

Nella ricerca di condivisione, di amicizie, – spiega il papa a quasi 10 anni dalla prima promulgazione tramite web di una esortazione apostolica, la “Ecclesia in Oceania” che Karol Wojtyla, papa Giovanni Paolo II , fece partire dal suo pc portatile il 22 novembre 2001 – ci si trova di fronte alla sfida dell’essere autentici, fedeli a se stessi, senza cedere all’illusione di costruire artificialmente il proprio profilo pubblico”.

La Chiesa, dunque, prova a dire la sua su un tema delicato come la possibilità di usare le nuove tecnologie per vivere esperienze diverse da quelle di tutti i giorni immedesimandosi in personaggi e maschere così come fanno gli attori a teatro (non sarà un caso se per secoli agli attori non venivano concessi funerali religiosi, ritenendoli privi di un’anima propria dal momento che impersonavano continuamente nuovi personaggi). Tecnologie che però, specie nei social network e nei mondi virtuali, possono anche portare a creare identità fasulle per truffe, o per illudersi di vivere una “seconda vita” così affascinante da finire col farci apprezzare sempre meno la “prima” (e unica) vita che viviamo quotidianamente.

Formato FamigliaIl rischio, sembra dire il papa (di cui su Facebook appaiono alcune decine di profili fittizi), è che una storia ben narrata abbia successo indipendentemente dal fatto che sia vera o falsa, semplicemente perché plausibile. “Dobbiamo essere consapevoli che la verità che cerchiamo di condividere non trae il suo valore dalla popolarità” conclude Benedetto XVI e a noi torna in mente una recente trasmissione (vedi: http://lucianapinazzo.blogspot.com/2010/11/formato-famiglia.html) di TV2000 (il canale digitale terrestre dei vescovi italiani), “Formato Famiglia”, in cui due popolari figure della comunità italiana come Biancaluce Robbiani (aka Anita Carloni,presente in studio) e la nostra Luciana Pinazzo (apparsa in video in carne e in avatar dal suo studio) sono state invitate a parlare delle opportunità ma anche dei rischi del “vivere in rete”.

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