In memoria dei Linden

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    Lindens Memorial Cover

    Lindens graveyardsMentre Codebastard Redgrave ha già creato un memorial dedicato alle decine di Linden licenziati pochi giorni fa in un angolo della sua isola Rouge, la vicenda della riduzione di un terzo dello staff di Linden Lab (la società californiana che ha lanciato e che gestisce Second Life) e della chiusura delle sedi estere in Gran Bretagne e a Singapore assume col passare delle ore contorni più definiti. Secondo quanto riporta Alphaville Herald (già noto come Second Life Herald, una delle più vecchie testate del metaverso) in un suo articolo la decisione, che segue due anni di investimenti culminati nell’acquisizione dei marketplace Buy on Rez e Xstreet e del social network Avatars United, sarebbe stata presa anche per “rendere Second Life più attraente per qualcuno che abbia intenzione e abbastanza cassa per acquistare i server e togliere le spine al mondo virtuale una volta vitale” creato dall’azienda ora amministrata da Mark Kingdom (aka M Linden).

    Al di là dell’ironia dell’Herald, che cita una “prima offerta da 100 dollari” per comprare in blocco baracca e burattini, non si può non notare come, sfumata la possibilità di sbarcare sul listino di Wall Street e dopo l’uscita di scena di un paio di investitori, Linden Lab non sia più stata in grado di raccogliere altri capitali freschi dal marzo 2006 dopo aver raccolto poco più di 28 milioni di dollari nei primi anni di vita.

    Lindens memorialSecondo i dati di Sharepost l’azienda, che era giunta a valere “virtualmente” oltre un miliardo di dollari all’apice della sua gloria nel 2007, potrebbe ora nella migliore delle ipotesi valerne poco meno della metà, ma crediamo che sarà difficile, nell’attuale situazione dei mercati finanziari (nonché visto le persistenti preoccupazioni in campo economico a livello mondiale) trovare qualcuno disposto a pagare molto di più di quanto offerto dagli ultimi finanziatori, che nel 2006 sottoscrissero titoli all’implicita valutazione di 140,9 milioni di dollari. Da allora di acqua ne è passata sotto i ponti ma i mondi virtuali non hanno sfondato come piattaforma sociale “di massa”, superati di slancio dai più semplici social network sul modello di My Space o Facebook o dai siti di microblogging come Twitter, dove non si può fare neppure una frazione di quello che si può creare in SL ma non occorre avere un software e un hardware potente come quello richiesto anche solo per poter effettuare il login in un mondo virtuale immersivo in 3D come Second Life (per non parlare di altri concorrenti come Blue Mars o Entropia, forse più intriganti ma ancora più “pesanti” in termini di risorse da impiegare).

    Lindens memorialLe incerte notizie circa la sorte di Tom Hale (aka T Linden), il cui avatar (una rana verde) è stato visto sostare qualche minuto vicino alla propria tomba proprio al memorial di Codie (dove molti residenti stanno portando fiori e omaggi per ricordare alcuni dei Linden più noti, come Blue, Teagan, Cody, Pathfinder, Zero, Scarlett, Leo, Matthew e molti altri ancora), ci fa sospettare che Mark Kingdom abbia voluto anche imprimere una svolta drastica dopo il flop del progetto Viewer2, un progetto nato sotto una cattiva stella, che ha accumulato ritardi (avrebbe dovuto uscire l’anno scorso) e che non ha portato alcuno dei benefici sperati (il piccolo incremento di utenti attivi registrato nel primo trimestre dell’anno è stato spiegato dalla stessa Linden Lab come merito del film Avatar di James Cameron). Dato che Tom era a capo del progetto Viewer2, non è così improbabile sia stato eliminato (o abbia preferito farsi da parte) per poter dare una chance in più a chi dopo di lui dovrà tentare di far fare a SL quel mezzo passo indietro che nella sua modestia Mondivirtuali.it/SLnn.it aveva suggerito da mesi fosse necessario per riconquistare popolarità presso la “massa bruta” di utenti che delle mirabilie del web2.0 in 3D dei mondi virtuali non sanno letteralmente cosa farsene.

    E non sapendo cosa farsene trovano mille altre cose da fare nell’arco delle 24 ore, relegando quella che è stata forse la più grande utopia tecnologica del primo decennio del XXI secolo ad un ruolo di nicchia, per sua natura incapace di sostenerne indefinitamente lo sviluppo. Speriamo solo che tutto questo serva a ridare vigore al settore e che al di là dei problemi contingenti della società californiana i mondi virtuali come tecnologia e come filosofia d’utilizzo possano ripartire con maggior slancio anche grazie alla diffusione di competenze che, involontariamente, l’uscita da Linden Lab di tanti ingegneri e sviluppatori in tutto il mondo potrebbe persino favorire rafforzando qualche altro concorrente.