Pathfinder se ne va

Pathfinder se ne va

Lukemary Slade

Pathfider LindenUn pezzo per volta Linden Lab sta cambiando, trasformandosi in un’azienda molto diversa da quel nucleo di ingegneri visionari che diedero vita a Second Life. Come si legge in una mail inviata da John Lester (aka Pathfinder Linden) agli iscritti a SLED (la mailing list degli educatori che utilizzano Second Life), “a causa di una recente riorganizzazione” la figura di “Evangelist, Market Developer” finora ricoperta da Lester “ha cessato di esistere” e lo stesso Lester ha preferito farsi da parte e annunciare pacatamente la sua uscita dal gruppo californiano.

L’elenco dei “veterani” allontanati è ormai piuttosto corposo: andando a ritroso nel maggio 2009 era uscito Prospero Linden (aka Rob Knop per circa due anni membro del server team ed attualmente consulente specializzato nel settore astrofisico, nelle simulazioni al computer e negli utilizzi dei mondi virtuali in campo astrofisico), nell’aprile 2009 era uscito Gene Yoon (aka Ginsu Linden, vice president del Corporate Development), nel febbraio 2009 se ne era andata Robin Linden (aka Robin Harper, vice president marketing and community development in Linden Lab, in cui era entrata sin dagli inizi, poi consulente per Metaplace e dal marzo scorso partner e Coo di First 30 Services oltre che membro dell’advisory board di Frenzoo), nel dicembre 2008 era stato Sidewinder Linden (aka Joel Foner, dal luglio 2007 program manager responsabile dello sviluppo del motore di simulazione fisica Havok4 e dal gennaio all’agosto 2009 direttore di Metanomics).

Prima ancora avevano lasciato Linden Lab Cory Ondrejka (aka Cory Linden, CTO dell’azienda e considerato assieme a Rosedale il vero “papà” di Second Life) nel dicembre 2007 e Wagner James, (aka Hamlet Linden, poi Hamlet Au, giornalista e autore del blog New World Notes), nel febbraio 2006. Tutto sommato nulla di nuovo, quindi, anche se in molti blog si parla dell’uscita di Pathfinder come dell’ennesima dimostrazione che Mark Kingdom (aka M Linden) è più interessato a rafforzare la propria presa sull’azienda che a curare le relazioni coi suoi utenti. Il che mi pare più che improbabile molto stupido nel caso fosse vero, ma avendo conosciuto in RL molti “manager” italiani e non che pensavano unicamente alla propria carriera più che all’azienda (e tantomeno alle necessità della clientela), “mai dire mai”…

N.B.: a distanza di oltre un anno abbiamo avuto modo di parlare nuovamente di John in questo articolo.

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