Moda e conformismo in SL

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    La moda di Second Life e in generale dei mondi virtuali è troppo convenzionale? Sul tema interviene Lookatmy Back, utente di Koinup.com, gran viaggiatore tra metaversi e MMO e fotografo virtuale, le cui opere avevano colpito la nostra Luciana Pinazzo che gli ha dedicato una recensione. Dopo aver letto il recente articolo pubblicato su Mondivirtuali.it sul tema, Lookatmy Back ci ha scritto un ampio e interessante commento che vi proponiamo in due puntate. Eccovi la prima, buona lettura.

    Credo che quello pubblicato su Mondivirtuali.it sulla moda virtuale sia un articolo drammaticamente vero! Non solo la moda, ma anche il modo di vivere, l’arte, l’architettura e le modalità di socializzazione in Second Life, talvolta, palesano una natura molto “conformista”. Una brutta parola, me ne rendo conto, ma è un triste dato di fatto che ciascuno di noi può osservare per proprio conto. Molti aspetti della vita sociale di un avatar finiscono per ricalcare pedissequamente modelli più o meno discutibili tratti di peso dalla realtà e dai suoi media, idoli e tabù. Non c’è nulla di male, in fin dei conti, mi direte. Concordo, ma solo in parte.

    LoockatmyBackMi permettete una divagazione? Il mio non è sdegno né un giudizio di merito: non disapprovo e nemmeno approvo. Chi sono per farlo? Non giudico perché non sta a me farlo e non pretendo di poterlo fare. Ho viaggiato per svariati mondi virtuali molti dei quali orientati all’intrattenimento, altri alla socializzazione. Ho sempre apprezzato la loro peculiare capacità di essere “altro da ciò che quotidianamente vediamo e viviamo”. Questo, per me, è l’ingrediente base ed ultimo, ciò che li rende accattivanti, belli da vedere e da vivere o semplicemente stimolanti per la mente e l’anima.

    Second Life, sulla carta, è sempre stato il progetto più visionario ed ambizioso di tutti, non vi pare? Philip Rosedale si affacciò nel web, alzò le mani e disse a tutti noi: “Fate ciò che volete, avete tutti gli strumenti per creare il vostro mondo ideale, i vostri sogni o i vostri incubi, così come ciascuno di voi li immagina!”. Prescinderemo dal fattore dollari, in questo discorso, quindi eviterò di pensare ai guadagni, ai risparmi ed alle spese virtuali: vorrei percorrere un cammino teoretico meno improntato a problemi reali non pertinenti le osservazioni che vorrei condividere. “Second Life è un mondo virtuale tridimensionale creato dai suoi stessi residenti”, ricordate? Talvolta sorrido al pensiero di quanto ci è stato dato dal signor Linden e come, talvolta, abbiamo saputo sprecare tante occasioni. Osservo il mio primo account in Second Life: 2006… Ho avuto modo di vedere qualcosa, diciamo.

    Talvolta mi son chiesto: perché? Perché limitarsi alle regole sociali, fisiche e mediatiche della realtà in un mondo dove tutto può essere diverso, nel modo e nella misura in cui l’editor ci permette di creare contenuti? Quale necessità abbiamo di entrare in un mondo virtuale per riprodurre, spesso nella maniera più effimera, apatica, liturgica ed acritica scenari, situazioni, mode e tendenze così come li abbiamo assorbiti nel quotidiano? Non sto, ovviamente, parlando delle riproduzioni dei monumenti, dei parchi o simili e lodevoli amenità, sia ben chiaro! Parlo di quei limiti sottili che spesso abbracciano la mente senza che neppure se ne abbia la consapevolezza! Perché dovrei provare disagio se fuori è estate ed il mio avatar indossa il cappotto? Egli non ha nessuna necessità di corrispondere alle mie stagioni, non trovate? Perché dovrebbe? (Il seguito alla prossima puntata)