Parliamo di Avatar

Parliamo di Avatar

Giuro, non lo volevo fare (un articolo dedicato unicamente ad Avatar, film di James Cameron, già regista di blockbuster come Terminator, Aliens, The Abyss, True Lies e Titanic) ma è inutile ogni resistenza. Dopo il diluvio di parole spese negli Stati Uniti e nel resto del mondo la poderosa macchina da guerra della stampa si è messa in moto anche in Italia con gli esiti prevedibili e ampiamente previsti (anche da noi di Mondivirtuali.it/SLnn.it) di questi casi. Si va da chi come Natalia Aspesi su La Repubblica parlando di Avatar (230 milioni di costi, promozione esclusa, 1.602 milioni incassati finora, secondo solo ai 1.843 di Titanic proprio grazie al successo mondiale, visto che nei soli Usa gli incassi sono finora inferiori anche a The Dark Night) si domanda “quante volte abbiamo visto un film tale e quale, con il cattivo invasore che perde e il buon selvaggio che vince, e il giovane straniero che s’innamora riamato della bella indigena?” a Michele Anselmi, che sul Secolo XIX si diverte a riprendere “la disputa ideologica tutta americana, con la destra conservatrice schierata contro Avatar, insieme a centinaia di blog neocon pronti a scandire la parola d’ordine, un po’ ridicola, del boicottaggio”.

Avatar movie gameBoicottaggio ridicolo visto che a produrre il film è la 20th Century Fox del gruppo NewsCorp di Rupert Murdoch (non propriamente un “liberal”) e che non funziona, ovviamente, visto che il film è affidato a un regista da sempre perfettamente integrato col sistema hollywoodiano ed in grado di garantire incassi stratosferici coi suoi prodotti. In compenso la disputa che “sembrava tutta americana” funziona almeno come chiave per provare ad acchiappare lettori pure da noi, con Maurizio Cabona che su Il Giornale parla del film come di un “esiguo riconoscimento morale” tributato dagli Stati Uniti alle vittime delle loro guerre coloniali e neocoloniali. Mentre Anselma Dell’Olio su Liberal parla di “tifo anti-occidentale” che candida Avatar “a film culto di Al Qaeda”.

Addirittura? Meglio allora l’analisi di Rosario Di Girolamo (aka Dep1050 Plasma) nello speciale su Nextopeninnovation. Rosario-Dep, in risposta a quanto si chiede Paolo Mereghetti sul Corriere della Sera (Avatar capace di stupire ma storia debole), ossia se i film entrerà nella storia del cinema, risponde: “Mereghetti sbaglia, Avatar è già nella storia del cinema” anche solo a vedere dal numero di sale (430 delle 900 in cui il film è stato fatto uscire il 15 gennaio, in contemporanea con Cina, Giappone, Argentina, Polonia, Georgia e in ritardo di 40 giorni rispetto al resto del mondo) attrezzata col 3D (criticato da più parti per le attuali limitazioni tecnologiche ma intanto protagonista di tutta la stagione cinematografica invernale).

Avatars in Imvu and Second LifeInsomma, un film culto per quanto riguarda gli effetti speciali, la grafica, la distribuzione e la produzione. Che potrà o meno entrare nella “leggenda” come Guerre Stellari ma che già oggi sta generando giochi di ruolo, “che potrebbe evolvere in un mmorpg, o in un virtual world” perché come dice Rosario “se non si fa un virtual world per gli avatar, per chi altri”? Tutto vero e, aggiungiamo noi, tutto perfettamente funzionale anche alla rincorsa alle keyword e ai tweet (peraltro già in calo a livello planetario per quanto attiene al termine “avatar”, proprio in quanto il film è in realtà già “vecchio” di oltre un mese). Tanto che anche Second Life e Imvu come ha ricordato Amlet Au aka Wagner James su New World Notes hanno sfruttato l’occasione con tanto di banner “ufficiali” ricchi di avatar azzurri, gli stessi che sono ormai divenuti uno dei soggetti favoriti di molti artisti che propongono i propri lavori su Flickr o Koinup. Ma che c’entra tutto questo col cinema ed alla fine anche con gli avatar, almeno per come siamo stati finora abituati a pensarli sul web e in mondi virtuali come Second Life?

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