Intel crede nel virtuale

Intel crede nel virtuale

Negli scorsi giorni ho intervistato Dario Bucci, country manager per l’Italia e la Svizzera di Intel, per conto del mio cliente Affaritaliani.it e non ho saputo resistere alla tentazione di chiedergli la sua opinione sull’evoluzione della tecnologia 3D e sulla realtà virtuale. Ecco cosa mi ha risposto.

Luca Spoldi (aka Lukemary Slade): Cosa ne pensa dei mondi virtuali e della crescita del 3D sul web e nel cinema: sarà una tecnologia utile solo per l’intrattenimento e il mercato consumer o può avere anche potenzialità per il settore business?

Dario Bucci: No, il 3D e mondi virtuali non resteranno confinati all’intrattenimento. Certo oggi assistiamo ad un’esplosione nell’utilizzo del 3D nel cinema, peraltro ancora con alcuni limiti dovuti all’utilizzo degli occhiali polarizzati. Ma in pochi anni la tecnologia potrebbe evolvere considerevolmente, dando spazio ad utilizzi aziendali.

L.S.: Intel dunque crede nella realtà virtuale?

D.B.: Per capirci le dico solo una cosa. Quest’anno, non le nascondo anche per una motivazione di costi, si è deciso che anziché organizzare la consueta convention annuale per i circa 5 mila manager del gruppo a livello mondiale, l’evento sarà virtualizzato. Organizzeremo showcase, seminari, sessioni di chatting tra responsabili di aree e settori da tutto il mondo, il tutto in un nostro ambiente virtuale cui ogni manager avrà accesso direttamente dalla propria scrivania. Senza dover spostare migliaia di persone e ospitarle per tre giorni in qualche maxi-albergo di Las Vegas come di solito avviene in questi casi.

L.S.: E in altri ambiti, ad esempio quello sanitario, Intel pensa che vi sia spazio per questo tipo di applicazioni?

D.B.: Il settore della salute personale è da anni uno dei più promettenti per noi sia in termini di prodotti dedicati, ad esempio per i dispositivi mobili per monitorare i dati dei degenti, sia per lo sviluppo di nuovi servizi di monitoraggio a distanza per ridurre la frequenza dei ricoveri in ospedale nel caso delle malattie croniche. Anche in questo caso penso che forme di realtà virtuale e di interazione a distanza avranno sempre più spazio.

L.S.: Fa piacere sentirlo da un manager italiano, visto che di solito siamo accusati di pensare al 3D e alla realtà virtuale unicamente in termini di videogiochi, come sanno bene i lettori di SLnn.it che in questi mesi hanno seguito le discussioni sorte attorno a Second Life sulla stampa italiana e sul web.

D.B.: Guardi, io ogni giorno mi trovo a combattere questo luogo comune per cui gli italiani sarebbero anti tecnologici (tech-adverse). Non è assolutamente vero, anzi: semplicemente gli utenti italiani pretendono di avere dei dispositivi di facile utilizzo e dotati di certe caratteristiche di personalizzazione ed eleganza. Pensi solo ai cellulari, di cui ormai ognuno di noi ha in media 1,5 esemplari in tasca.

L.S.: Quindi la semplicità e la personalizzazione dell’esperienza di ciascuno sarà la chiave del successo della tecnologia che ruota attorno al concetto di realtà virtuale, non necessariamente di mondi come Second Life ma anche nella vita di tutti i giorni?

D.B.: Assolutamente sì. Pensi a quando potremmo realizzare prodotti in grado di consentire, ad esempio, la ricostruzione di un’esperienza d’acquisto personalizzata come poteva essere nella bottega sotto casa ai tempi dei nostri nonni anche in un grande centro commerciale. Qualcosa di simile a quello che il cinema ha proposto in un film visionario come Minority Report, in cui tramite la scansione dell’iride ogni volta che una persona passava vicino ad un cartello pubblicitario, questo cambiava così da segnalargli la presenza in quel negozio di un prodotto che poteva interessarlo. Non è la stessa cosa del “vecchio” negoziante di fiducia che si ricorda i gusti di ciascun suo cliente ma in futuro potrebbe essere, in quel contesto, un buon sostituto.

Related Articles