Ghost in the Shell

Ghost in the Shell

ghost in the shell mangaLo ammetto: amo tutte le arti grafiche, così quando Rai4 ha trasmesso in prima serata “Ghost in the Shell”, il film d’animazione (“anime”) realizzato nel 1995 dalla Production I.G. per la regia di Mamoru Oshii tratto dall’omonimo manga  giapponese (pubblicato per la prima volta nel 1989) di Masamune Shirow, e il suo seguito, “Ghost in the Shell 2: Innocence” (diretto nel 2004 ancora da Oshii, tratto dal racconto di due anni prima di Shirow ma con un budget di 30 milioni di dollari, triplo rispetto al primo film), non me li sono persi.

Tralasciando la trama dei due lungometraggi (potete trovarla facilmente su wikipedia e in molti altri blog), mi interessa notare che Ghost in the Shell, da cui è stata tratta anche due serie televisive di 26 episodi ciascuna, “Ghost in the Shell: Stand Alone Complex” e “Ghost in the Shell: S.A.C. 2nd GIG”, oltre a un film per la tv, “Ghost in the Shell: Stand Alone Complex – Solid State Society”, tutti diretti da Kenji Kamiyama, è stato in grado di influenzare sia il cinema, sia numerose land in stile cyberpunk presenti in Second Life.

Quanto al primo, pensate alla filmografia fantascientifica, a partire dalla trilogia di Matrix dei fratelli Wachowski (realizzata tra il 1999 e il 2003) sino ad arrivare al prossimo film “dal vivo” che la DreamWorks di Steven Spielberg si appresterebbe a realizzare (dopo aver acquisito i diritti dell’opera nel 2008) per distribuirlo nel 2011 (la data è poi slittata al 2017 e Dreamworks è stata affiancata da Paramount Pictures, ndr).

Ghost in the Shell Quanto alla seconda, se confrontate le sequenze di Ghost in the Shell alle texture e ai colori vividi di sim come Sick della builder giapponese Mk Curtiz o Insilico, creata dalla tedesca Skills Hak, l’ispirazione “stilistica” di molti edifici o insegne al neon che si riverberano negli oscuri vicoli e nelle sporche “main street” appare evidente, nonostante la storia del manga sia ambientata in un futuro decisamente più prossimo (dal 2029 al 2034) di quello di Insilico (2478) e qualche decennio prima di quella di Sick (2054).

Meno diretta l’influenza su land come Midiam City, dato che la sim di John C. Falgate aka Baal Zobel e Paola Cerioli aka Kora Zenovka, builder anche di altre sim come Golgothica, Kingdom of Sand, Bladerunner City o Wicked City si ispira più al Blade Runner di Ridley Scott.

I personaggi del manga hanno comunque ispirato numerosi designer del metaverso della Linden Lab, tanto che Golden Medallion ha distribuito proprio in occasione dell’Halloween 2009 un outfit chiamato “Ghost Shell” che riproduce abbastanza fedelmente la copertina del primo volume della serie di Shirow.

La contaminazione di generi e culture resa possibile dallo sviluppo degli MMORGP è probabilmente solo agli inizi e in futuro vedremo ulteriori esempi, ma Ghost in the Shell resta a mio parere un capostipite la cui importanza difficilmente verrà dimenticata.

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3 Comments

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