La leggenda del Linden copybot

La leggenda del Linden copybot

Sarà stato vero o falso? Fatto sta che in rete se ne è parlato per giorni. Di chi? Del Linden il cui nome sembrava comparire tra i proprietari di skins copiate illegalmente tramite copybot. La vicenda era stata riportata per la prima volta sul blog di Vain Inc il 17 novembre 2009 creando un certo allarme in un mondo, quello dei creatori di contenuti, già duramente attaccato da personaggi che, privi di proprie idee originali, non trovano di meglio da fare che rubare il frutto dell’altrui ingegno.

Vain IncIn realtà non c’è voluto molto per capire che il Linden in questione non c’entrava per nulla, che era esso stesso opera del pirata copiatore, il quale per confondere le sue tracce aveva “attaccato” alle skin illegalmente copiate trmite copybot il nome del Linden, sfruttando un vecchio trucco di simili miserabili, quello di adoperare  la texture delle skins copiate su una skin modificabile tra quelle inserite di default nell’inventario di ogni nuovo iscritto in Second Life.

In questo modo, trasferendo la skin, essa sembrerebbe provenire dalla stessa Linden Lab  nonostante sia di fatto una copia pirata. La vicenda appariva del resto improbabile visto che la Linden Lab ha i poteri di admin su ogni contenuto introdotto dagli utenti nel proprio metaverso, contenuti che in questo caso un certo Gostoso Bernard avrebbe passato per una somma minima ad un conoscente di una delle redattrici di Vain Inc. in un folder all’interno del quale erano contenuti skin e vestiti di marchi quali Redgrave, Armidi, Abyss Skins, Cake, Aitui, Naughty, *Agrace*, Truth e altri ancora.

Se l’impatto materiale sull’economia del metaverso di questo genere di frodi ancora è percepibile dalle statistiche economiche e appare comunque molto limitato, che il problema della tutela del diritto d’autore stia divenendo sempre più impellente in Second Life (la quale infatti in questi mesi va rafforzando la propria policy al riguardo), è evidente da tempo, se non altro per via della class action promossa lo scorso 15 settembre dalla Eros Llc di Stroker Serpentine (aka Kevin Alderman, owner dei marchi Strokerz Toyz  e SexGen) e Munchflower Zaius (aka Shannon Grei, owner del marchio Nomine), contro l’azienda californiana accusata di aver consentito che altri negozianti vendessero copie contraffatte dei loro celebri contenuti.

Stroker SerpentineNon si pensi che si tratti di noccioline come molti continuano a credere: quella di Alderman (in origine un utente della comunità online di Seducity col nickname “Str<->ker”, poi entrato in Second Life nel novembre 2003) è ormai a tutti gli effetti un’azienda RL che ha registrato finora un giro d’affari di oltre un milione di dollari, mentre lo stesso Alderman dopo aver creato (e venduto all’asta su eBay nel 2007 per 50 mila dollari a 3dutch.com, vedasi qui) la sim “Amsterdam”, un tempo una delle sim più trafficate in SL ha unito le forze con Robert Flesch di Prototerra (già sviluppatore di Red Light Center per conto di Utherverse) e altri come Randall Crockett di CardBiller per sviluppare un proprio metaverso “libertino“, il cui lancio commerciale è previsto per il febbraio del 2010.

Linden Lab, secondo i promotori della causa, avrebbe non solo causato loro un danno per colpa di una propria negligenza, ma avrebbe indirettamente guadagnato dalla situazione di illegalità, consentendo ai contraffatori di vendere le copie piratate tramite copybot sul marketplace XStreetSL.com (su cui si pagano commissione del 3,5% sulle vendite) senza  curarsi di mettere al bando i pirati, come invece fa con chi viene scoperto ad utilizzare i copybot “in world”.

Se anche questa causa verrà ritirata come quella che aveva provato a intentare Taser contro Linden Lab alcuni mesi fa (salvo farla cadere volontariamente prima di arrivare in giudizio) o proseguirà (e in quel caso come finirà) lo si vedrà solo tra diversi mesi, ma già si stanno creando opposte fazioni di utenti di Second Life a favore o contrari alla causa stessa.

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