Ars in Ara: cosa si è detto

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    Ars in Ara

    Raccontare un convegno di due giorni su arte e comunicazione in Second Life è allo stesso tempo facile eppure difficile: facile perché basta dire che i partecipanti hanno annusato l’aria, capito dove sta pulsando il cuore della comunità italiana presente nel metaverso della Linden Lab, grazie alla qualità degli interventi, alla curiosità del pubblico, alla tensione tra i relatori e persino alla delusione di chi per esigenze di copione si è visto ridurre per esigenze di tempo considerazioni che forse avrebbero meritato più spazio. Difficile perché vanno riassunte esperienze e punti di vista molto diversi tra loro, presentati in un giorno e mezzo di convegno all’Auditorium dell’Ara Pacis in Roma da Marina Bellini (aka Mexi Lane) e Paolo Valente (aka Arco Rosca).

    Non proverò dunque a fare il cronista ed eviterò di dare troppo l’analista (il mio lavoro in RL con 6 In Rete Consulting), per limitarmi a segnalarvi ciò che mi ha colpito. Il primo giorno ha visto Giuseppe Granieri (autore, per chi non lo sapesse, di Blog Generation per Laterza) parlare della “solitudine” e dello “scherno” cui si abitua rapidamente a sottostare chi “vive sulla frontiera”, che sia il far west, internet o i mondi virtuali, un qualcosa che fa sentire subito “parte della tribù” chi ha notato sguardi di compassione nei propri interlocutori quando si prova a parlare di Second Life e dei mondi virtuali.

    Ars in Ara speakersAffascinante è stato anche vedere cosa una tecnologia relativamente “giovane” come quella dei machimina sia in grado di produrre se applicata in Second Life (e qui sospetto che Roberta Cirillo, aka Loren Merlin, avrebbe potuto dire molto sul rapporto qualità prezzo e sulle possibilità che il futuro prospetta se avesse avuto più tempo a disposizione). In questo senso l’intervento di Luca Lisci (aka Vive Voom), già direttore artistico di Style Magazine Island in Second Life per conto di Rcs MediaGroup e “macchinimista” per Peter Greeneway per lo spettacolo Blue Planet presentato all’Expo di Saragoza del 2008 (ne vedete qualche secondo qui) è stato di quelli che non si scordano, non tanto per la bellezza del filmato quanto per gli spunti e le “provocazioni” che lanciato sul tema dei nuovi linguaggi che vanno emergendo di pari passo con questa nuova tecnologia (tipo “la fine del finale” o “la fine della scenografia” in questa never ending story che si svolge in Second Life, in cui siamo al tempo stesso spettatori e autori in un continuo intrecciarsi di molteplici narrazioni).

    Ars in Ara speakersDivertente (ma serio) anche l’intervento di Fabio Fornasari (aka Asian Lednev) che ha “rezzato” pressoché in diretta la Torre di Asian per poi passare a LucaniaLab e giungere alla presentazione delle buste di Second Life “ vacu-formed” in grado di riportare alla realtà la fiction. Provocazioni intelligenti per dimostrare che “la fiction è morta, ma i suoi strumenti sono usati per raccontare la realtà”. E poi ancora… tanti altri interventi e chiacchiere nella pause, cene e pranzi che hanno completato la due giorni alla quale hanno partecipato le “persone dietro gli avatar” di Dep1050 Plasma, Mind Clarity, Biancaluce Robbiani, Patrizia Blessed, Imparafacile Runo, Micalita Writer o Redmoon Balut, solo per citarne alcuni di quelli incontrati.

    Dovendo tirare le conclusioni Ars in Ara mi è parso rappresentare bene l’attuale stato dell’italianità presente in Second Life: ricca, pulsante, forse ancora priva di un coordinamento che forse sarebbe auspicabile, ma assolutamente vitale e in grado di stupirci ogni giorno. A patto di non prendere il tutto “solo” come un gioco. E di credere fino in fondo nelle proprie capacità, trovando possibilmente una sponda anche in amministrazioni pubbliche (o in aziende private) che iniziano a mostrare una certa sensibilità allo sviluppo di nuovi linguaggi artistici e di comunicazione.