Samira (non) è solo un gioco

Samira (non) è solo un gioco

E’ solo un gioco”, mi disse un amico quando mi incavolai perchè una città decise di dare il nome di Samira a una fortezza. “Siamo e ci sentiamo Samiriani”, mi disse con orgoglio. Forse aveva ragione, peccato che nessuno di loro in tutti questi anni mai si fosse chiesto chi è Samira, se non la carezza calda di un’anima a una ragazza dolcissima, decisa, intelligente e così irruente da spezzare le dita all’uomo che importunò la giovane che amava. Per lei, che non c’è più nella realtà, l’amica più cara ha costruito e le ha dedicato i più bei mondi immaginari di Second Life. Una ragazza così forte e piena di valori che, se solo avesse messo piede a Gor, lo avrebbe stravolto. Peccato che non abbia fatto in tempo a giocare con noi. Samira è nel nostro cuore, è quella luce che tutti, chi più, chi meno, vede lontano e cerca con fatica di avvicinarsi.

samiraMa di luci così, qui dentro, ne ho viste molte. Luci che hanno i nomi di ragazze, ventenni come lei, che hanno insegnato a noi vecchie e vecchi quarantenni, cosa sia la generosità, l’altruismo, l’intelligenza, il mettersi in gioco per dare al gioco, il mio e il vostro, quella densità che altrimenti non avrebbe. Noi vecchie e vecchi vediamo solo quel piccolo perimetro che ci siamo costruiti. Già, ma cosa ci siamo costruiti?  Ci siamo costruiti sim dove ognuno di noi ha minimo cinque alter (avatar alternativi a quello principale, LmS) che, a secondo dell’umore o dello sfizio, indossiamo per fare ora la mercenaria, ora la pantera, ora la kajira (termine goreano per schiava, LmS), ora il master, ora lo scopino dei cassetti oscuri. Alter che servono a spiare, sussurrare, denigrare, darci l’illusione di essere chissà che cosa. Grazie a queste sim, gente in gamba come scriba intelligenti, guerrieri orgogliosi e saggi, kajirae sensibili, mercenarie in gamba ora ballano, fanno shopping, costruiscono case o provano Gdr differenti in sim lontane da noi.

Abbiamo costruito sim dove c’è spazio per tutti, anche per chi non ha rispetto di nulla e di nessuno, dove tutti ce ne sbattiamo di “ruolare” (macché: due o tre righe “ecchisenefrega”, si fa “OOC” , Out Of Carachter, ossia “fuori ruolo”, a tutto gas e magari con bestemmia inclusa) e l’unica cosa che sappiamo fare è arrabbiarci, piagnucolare e immare (inviare messaggi privati, IM appunto, agli altri giocatori online, LmS) furiosamente tutto e tutti, perché pensiamo di essere alla consolle di una Playstation e non dentro un gioco di ruolo. Fantastichiamo di aprirci agli americani, agli australiani, agli ambìti stranieri, ma se possiamo restare tranquilli nel nostro pollaio di casa, dio come stiamo meglio!

Rezzo ZabelinAbbiamo costruito sim che sembrano dei bordelli: sì, lo ripeto, sembrano dei B O R D E L L I, dove guardiamo ballare le nostre kajiare pregustando la “mega festa” finale. Abbiamo anche costruito sim che sono davvero stupende, dove abbiamo fatto i nostri comodi, ritagliandoci nel cielo le nostre belle casette, ci siamo innamorati e poi lasciati, guardando dall’alto il nostro gruppo indaffararsi per giocare. Poi quando le storie in cui credevamo sono svanite, siamo scesi da lassù e senza badare al fatto che nel frattempo erano passati mesi e mesi, abbiamo deciso di tornare nel nostro ruolo, imponendo le nostre regole. E a chi ha eccepito il nostro ritorno, chi ci ha chiesto di guardare la strada percorsa fino ad allora? Beh le persone che stanno dietro a tanti avatar sono influenzabili. Basta prenderli uno a uno, solleticare i loro sogni, stuzzicare le loro ambizioni.

E chi, mentre eravamo sulla luna, pardon sulle tre lune, si è dato da fare per costruire il nostro sogno? Già, che ne facciamo di loro? Beh, basta dire che sono invidiosi, che tramano nel silenzio, che vogliono il nostro posto, tanti i polli ci cascano.  Abbiamo costruito l’inferno delle nostre vite reali nel paradiso della virtualità. E con la scusa del gioco, abbiamo diviso gruppi, demoralizzato ragazzi e ragazze, deluso gente che credeva in noi, fatto male a chi aveva dei valori, avvizzito le idee e la fantasia, trasformato la gioia irruente della giovinezza nello specchio dell’invidia. Abbiamo azzannato alla gola le nostre figlie e i nostri figli. Non siamo stati, né siamo, giusti. Ma sì, “machissenefrega”, tanto è solo un gioco.

Rezzo Zabelin – 46 anni

P.S.: le foto che vedete in questo articolo sono dell’autore e di una land che Samira ha costruito e dedicato a Samira. Rezzo vi ha girato anche un video, una danza della felicità. Un tango che trovate qui:  http://www.youtube.com/watch?v=cDGV01hebHw

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