A SL serve una svolta grafica

A SL serve una svolta grafica

Abbiamo conosciuto nei nostri viaggi in questi mesi in lungo e in largo in Second Life tanti giocatori interessanti, da chi si interessa di giochi di ruolo goreani, come la nostra amica e collaboratrice Zeta Bellow, a Morris Merriman, in RL regista e attore teatrale e nel metamondo “scopritore” del perduto continente di Atlantide, dalla stilista Ziamela Loon al giornalista RL e qualche volta nostro amico di scorribande in SL, Hunk Sands. Tanti giovani e meno giovani, pieni di entusiasmo, qualche professionista della comunicazione in cerca di spunti, alcuni imprenditori del settore informatico/internet o anche gente comune che nella vita reale ha un lavoro “ordinario” ma che qui sfodera grinta e doti imprenditoriali sorprendenti.

Bianca FoulonMa dietro un avatar spesso si nascondono anche nomi affermati in RL che qui provano a vincere una sfida, quella di usare tutti i mezzi che Second Life mette a disposizione dei suoi “residenti” per innovare questo mondo e lasciare un segno, forse, anche in RL.  Con piacere vi proponiamo una chiacchierata fatta pochi giorni fa con una designer SL che fa questo lavoro anche nella propria vita reale, dove è già famosa per la sua visione internazionale: Bianca Foulon (aka Diana Eugeni), i cui capi, insieme a quelli di Digit Darkes, sono stati presentati in una bella sfilata organizzata a Itland da Redmoon Balut.

Bianca Foulon: ciao Luke
Lukemary Slade: ciao cara, iniziamo con una domanda a bruciapelo: cosa pensi serva a Second Life?
B.F.: Io credo che Second Life abbia bisogno di una svolta grafica e questo è quello a cui contribuisco. Sai, dal ‘99 sono dietro agli avatar e SL può diventare una piattaforma sperimentale interessante. Ma dipende da tutti noi, nessuno escluso.
L.S.: Pienamente d’accordo, in più credo il bello di questo ambiente sia anche questo: possiamo “contaminarci” a vicenda, senza troppi pregiudizi o barriere ideologiche/sociali/di status etc
B.F.: Pensi? Non lo so ancora, atteggiamenti “mafiosi” esistono qui come fuori di qui. Io ho avuto problemi seri qui, persecuzioni e robe del genere, ora grazie ad alcuni amici ne sono venuta fuori.
L.S.: Vero, ma pensi che in RL sarebbe stato più semplice?
B.F.: No, forse no. Posso farti io una domanda, che te ne è parso del nostro show a Itland?
L.S.: Allora… mi è piaciuto tutto, forse la scelta di fare skin e shape uguali non è stata il massimo ma è un gusto strettamente personale, esaltava gli abiti ma rendeva le modelle un poco simili a dei manichini… visto che sono già avatar non è il massimo in termini di gioco per loro credo, no? Ma di nuovo è un parere soggettivo; quanto alla sfilata in sè era originale come modo di presentarla e come abiti portati in passerella, poi i giudizi estetici li lasciamo ai lettori, come sempre.
B.F.: Ma non pensi che proprio quello era l’ironia dello show? Almeno così lo avevamo coordinato e pensato. Hai visto il video del background? (un piacevole video del background ha accompagnato tutta la sfilata LMS) Io e Digit abbiamo fatto quel video di fondo in cui per prime eravamo dei manichini. E’ l’amplificazione della moda, il design e la grafica, non della portabilità. Qua è tutto possibile e inventi lavorazioni.
L.S.: Su questo ti do ragione, anche io odio le “collezioni” in cui fanno la scansione di un modellino visto su Vogue…
B.F.: Esatto, ma peggio sono quei “portpourri” carnevaleschi in cui c’è anche la pretesa di piegare il gusto e la ricerca ad una “photoshoppata”.
L.S.: Beh, allora non parliamo poi della moda maschile. Forse perché ho 40 anni, io sono uno che veste ancora all’inglese in RL e qui spesso mi vien da piangere…
B.F.: Esatto, il mio punto di vista è capire in termini di ricerca. Rei Kawakubo di Comme des Garconne fece Six, la prima rivista che fondeva la grafica con la moda, io qui ho provato a lanciare Essensual: ho scritto tutto lì. Tornando ai manichini, molte volte le modelle di SL non hanno abbastanza Ram per sfilare e credono fermamente in skin oliate e tette da urlo. O almeno il 90% delle italiane sono così.
L.S.: Dai, non tutte sono con skin che io definirei da “bella di notte”.
Diana EugeniB.F.: Vero, non tutte ma molte sono così, mentre la femminilità in SL e in RL non è un ruolo, ma un attitudine. E la figura della “bella di notte” è una proiezione, allora il senso: è la donna è un nucleo da rispettare e la moda un bel gioco. Le interpretazioni sono date dai vestiti che in quanto espressione aiutano a prendere solo un atteggiamento ma non un identità, da qui la presentazione con trucco uniforme e shape uniformi. Ascolta, ti piace Vanessa Beecroft?
L.S.: Non ho presente il suo lavoro.
B.F.: Ok, ma ascolta, sei mai andato ad uno show in RL? Dovevi guardare i vestiti, non era Miss Italia. Qui eravamo io e Digit a presentare il nostro lavoro, non le modelle le loro skin, quindi forse confondi l’obiettivo.
L.S.: Certo, solo penso che avere una modella che te lo presenta dia più soddisfazione a entrambe…
B.F.: No, assolutamente e ti dico il perché: la modella in SL (non in RL) sceglie di farlo spesso per ego, ossia vuole essere ammirata. Il senso di appagamento la riempie e le dà forza. Ora questo non funziona se io faccio un artwork (vestito) e le chiedo di interpretarlo, perché lo fa solo in funzione del suo ego e non del mio artwork. Quindi l’unico modo per presentare l’artwork in modo semplice è coordinare anche l’aspetto visivo, dove le modelle usano l’idea di donna o femminile della designer. Perchè una sfilata, alla fine, non è finalizzata alla esaltazione della modella, ma a far vedere gli artwork.
L.S.: Ma la scelta dei due makeup a cosa è stata dovuta?
B.F: Allora: annientamento dello sguardo con pigmento colorato, esaltazione del solo occhio con i prims e la bocca è sottolineata solo nel labbro inferiore, con una riga scura. Puro senso grafico, è tutto.
L.S.: Perfetto, direi che hai risposto a ogni mia domanda, dimmi allora un’ultima cosa, la tua impressione di questo metaverso.
B.F.: SL è una sfida.

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